| Titolo originale | La Chêne |
| Titolo internazionale | Heart of Oak |
| Anno | 2022 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 80 minuti |
| Regia di | Laurent Charbonnier, Michel Seydoux |
| Uscita | giovedì 25 gennaio 2024 |
| Tag | Da vedere 2022 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | 3,36 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 26 febbraio 2024
Un documentario che ritrae la natura della nostra Terra, partendo dai segreti di una quercia. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, In Italia al Box Office La quercia e i suoi abitanti ha incassato 161 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Quanta vita può pulsare attorno a un solo albero? Rispettando alla lettera la promessa del titolo, il film di Laurent Charbonnier e Michel Seydoux si insinua, con un drone che plana dall'alto, sotto le chiome e nel silenzio di un bosco, fino a raggiungere le radici di una farnia, o quercia peduncolata (quercus robur) risalente al 1810. Già dai primi minuti la "regina degli alberi", dai tempi antichi interpretata come simbolo di forza e resistenza, è molto più che osservata: è scandagliata, sezionata dalla macchina da presa, che la esalta come una casa fortificata e accogliente.
La quercia infatti offre rami, foglie, cavità e radici ai suoi numerosi abitanti: una colonia di piccoli topi selvatici, una coppia di ghiandaie, uno scoiattolo rosso, un balanino delle ghiande (insetto che depone le uova nei frutti dell'albero, protagonista di sequenze sorprendenti) e ancora: un astore, un picchio rosso, un tasso, un barbagianni, e più lontano, ma non troppo, caprioli, nutrie e cinghiali. È un ecosistema multiforme e complesso, basato sulla coesistenza non pacifica di tante specie.
L'albero è come l'arbitro della vita, un condominio naturale, pulsante di attività e ricerca di cibo, un universo a sé che cambia aspetto e si rigenera di continuo, in un tempo lungo e rassicurante.
A volte è anche teatro di drammi, minacce o pericoli, come gli effetti di un temporale improvviso o gli assalti degli animali più grandi a quelli più piccoli, meno forti ma spesso più veloci.
Come la lente di un microscopio, supportate da un meticoloso studio dell'ambiente e da ultrarealistici effetti digitali, le microcamere di Charbonnier e Michel Seydoux (rispettivamente un direttore della fotografia, già autore di Animals In Love, e un maturo produttore, nonché direttore di Gaumont, alla sua prima regia) si addentrano e amplificano il piccolissimo, i dettagli impossibili da cogliere.
La loro è una sfida, un costoso divertissement, una messa in scena estremamente artificiosa ma che attinge al reale, alla quotidianità degli "abitanti". Le azioni di riproduzione, convivenza e sopravvivenza dei protagonisti di La quercia e i suoi abitanti sono pensate, riprese e montate con la precisione di un sofisticato film d'animazione, come se un ferreo storyboard guidasse sottotraccia gli animali, filmati nel loro habitat e non ricreati al computer. Il film è un trionfo della drammatizzazione, dell'umanizzazione (piuttosto che dell'antropomorfismo) degli animali; rinuncia alla voce narrante in opposizione alla convenzione del genere documentario naturalistico, che da National Geographic a Sir Richard Attenborough si è contraddistinto per uno stile fatto anche di ralenti, voce esplicativa e osservazione prolungata.
La regia qui al contrario lavora prima sul silenzio, poi sulla direzione degli sguardi tra animali - come le inconsuete soggettive di un insetto o di un cinghiale - e sull'accelerazione dei loro movimenti, pensieri, reazioni.
È l'apoteosi di un voyeurismo che mette lo spettatore a distanza ravvicinatissima dall'oggetto osservato e lo seduce con un découpage così laborioso e smaccato da risultare quasi invisibile. In alcuni momenti (Sway di Dean Martin, lo standard boogie woogie di In the Mood) la musica irrompe in funzione sdrammatizzante e accattivante, o trasforma un appostamento in una sequenza da spy story, o un inseguimento nel più vorticoso degli action movies. Su tutto il film aleggia la nostalgia di un'ecologia da idillio, pre Antropocene, evocata e costruita millimetricamente attorno al più durevole e affidabile dei vegetali. Un esercizio straniante di notevole fattura tecnica, un'esperienza sensoriale inedita e ipermanipolata, che penetra la natura e trasforma in fiction la sua osservazione.
Si vede un grandissimo lavoro dietro a questo film fatto di cura, attenzione ai dettagli e sensibilità. L'immersione nell'ambiente è davvero suggestiva e assolutamente affascianante. Lo spettatore viene accompagnato con una colonna sonora notevole, per mano nella stagionalità di questa quercia, seguendo la vita di tutti gli organismi ad essa connessi.
Un'enorme quercia di 210 anni e la fauna che la popola. I topolini e gli scoiattoli, il tasso e il cinghiale e il capriolo, le nutrie e gli insetti, il barbagianni, il picchio rosso, la ghiandola, la cinciallegra. La quercia: un ecosistema. Mentre il sole si alterna alla pioggia, il giorno alla notte, il caldo al freddo. E la cinepresa osserva e mostra, e alcune riprese son puro virtuosismo.