| Anno | 2021 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 118 minuti |
| Regia di | Doug Liman |
| Attori | Anne Hathaway, Chiwetel Ejiofor, Ben Kingsley, Ben Stiller, Lucy Boynton Jazmyn Simon, Mindy Kaling, Stephen Merchant, Dulé Hill, Mark Gatiss, Bobby Schofield, Sonic, Frances Ruffelle, Tallulah Greive, Dan Ball, Louis Ball. |
| Tag | Da vedere 2021 |
| MYmonetro | 3,02 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 20 aprile 2021
Un film ambientato durante la pandemia da Covid-19.
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CONSIGLIATO SÌ
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Paxton e Linda sono una coppia di Londra in crisi da tempo, costretti a condividere gli spazi della loro abitazione durante il lockdown per la pandemia da COVID-19. A causa di un arresto anni prima, Paxton lavoro come autista ed è convinto che la sua vita sia per sempre rovinata; Linda, invece, intraprendente e in carriera, è la responsabile per l'Inghilterra di una grande marca di moda, ma non sopporta l'idea di licenziare i colleghi per via della contrazione degli affari. Insoddisfatti della loro vita e del loro lavoro, stremati dall'isolamento e dal rapporto logoro, troveranno il modo di riavvicinarsi quando scopriranno la possibilità di rubare un diamante preziosissimo e farla franca.
Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor scatenati protagonisti di una commedia sentimentale - e del film di rapina che inaspettatamente ne nasce - pensata e realizzata in tempi di pandemia e lockdown.
Il cinema della pandemia, più che sulla pandemia, è ormai un genere a sé. Un genere costretto da regole fuori e dentro il set, fuori e dentro la rappresentazione, con la realtà esterna sbirciata dalla finestra, o del tutto eliminata, e quella interiore messa in crisi dal mondo di fronte al quale ci si protegge. Se la Berlinale 2021 è stata vinta da un film, Bad Luck Banging or Loony Porn di Radu Jude, modificato e influenzato dalla coesistenza con il virus, è l'isolamento domestico, non troppo mutato nel corso di questi mesi, a far riflettere registi e sceneggiatori.
Malcolm & Marie, per dire, è un film figlio del COVID, girato in uno spazio e in un tempo definiti per far deflagrare tensioni individuali, estetiche e sociali; Locked Down di Doug Liman, invece, ideato da P.J. van Sandwijk e Michael Lesslie e scritto da Steven Knight, girato a Londra durante i mesi del confinamento duro, riporta ai giorni e alle situazioni di un anno fa per sondarne gli effetti sull'individuo e sulla coppia.
Da una situazione di normalità ormai tristemente acquisita, con i due protagonisti costretti a far implodere la crisi coniugale nella loro abitazione (non esattamente una prigione, va detto, tanto è spaziosa ed elegante...), Liman e Knight, con tre milioni di budget messo a disposizione dalla Warner Bros., diciotto giorni di riprese, due interpreti in stato di grazia e una galleria di comparsate (Ben Kingsley, Ben Stiller, Stephen Merchant), creano una commedia romantica che incrocia il film di rapina e diventa un pamphlet a favore della svolta individuale contro l'oppressione del sistema.
Non esattamente un film militante, vista la provenienza e la confezione comunque tirata a lucido nonostante la povertà digitale delle riprese via Zoom, dei multischermi e delle connessioni bloccate: eppure nello spirito del film c'è una dose di follia, un'eccitazione artificiale che condiziona la recitazione e il ritmo dei dialoghi e alla fine conquistare anche lo spettatore.
La rivolta di Linda e Paxton contro i rispettivi lavori e le rispettive vite, più che una pretestuosa chiamata alle armi contro il capitalismo (da che pulpito...) o un tentativo di rispondere alla domanda se dalla pandemia usciremo migliori (per Knight e Liman sì, anche se è lecito dubitare), è soprattutto un'occasione per i due protagonisti, che al contrario dei fasulli Malcolm e Marie sono vivi, seducenti e bellissimi, di liberarsi dall'oppressione dello spazio e del tempo in epoca di pandemia.
Dalla casa nel quartiere lussuoso di Londra ai magazzini Harrod's, gli ambienti del film si fanno poco alla volta palcoscenico, la piattezza bidimensionale della relazione digitale viene sconfitta dall'ampiezza e dalla profondità, i passaggi obbligati delle vita reclusa - il telelavoro, le videochiamate, la noia delle ore tutte uguali, il pane fatto in casa, la coda al supermercato, le liti per logoramento, il giardino o la strada in prossimità dell'abitazione come unico sfogo - si aprono alla commedia e all'azione. La trama è un puro pretesto, ma col passare dei minuti (decisamente troppi, comunque), la relazione amorosa si riempie di tensione e la commedia nasce spontaneamente; a contare, in Locked Down, è solo il qui e ora delle singole scene, l'interazione a volta eccitata, altre autentica, fra Anne Hathaway e Chiwetel Ejiofor.
La velocità con cui il progetto è stato creato e realizzato si riversa così sui personaggi, che escono con un gesto d'orgoglio dalla loro impasse; sugli interpreti, che sfogano il loro talento; e anche sugli spettatori, che travolti da parole ed eventi non proprio chiari o necessari (anche se la lunga sequenza dentro, sopra e sotto Harrod's è un momento notevole) scorge un briciolo di vitalità nel cinema hollywoodiano.
In Locked Down le similitudini con l’altro film girato in pandemia e mainstream, Malcolm & Marie, sono incidentali: la coppia mista è un atto dovuto e la clausura privilegia l’appartamento con crisi di coppia. È però interessante analizzarne le scritture agli antipodi: Sam Levinson ordisce, con raffinatezza di penna e figurativa, un gioco al massacro cassavetesiano [...] Vai alla recensione »
La prima cosa da sapere su Locked Down (in streaming on demand dal 16 aprile), la rom-com-barra-heist movie di Doug Liman uscita a sorpresa in piena pandemia, è che è un film in costume. Non facciamo in tempo a vedere comparire sullo schermo il logo della Warner Bros. su un sottofondo di rumori metropolitani - strade affollate, colpi di clacson, vociare frenetico - che ci ritroviamo di fronte a un [...] Vai alla recensione »