Il buco

Film 2021 | Drammatico, +13 93 min.

Anno2021
GenereDrammatico,
ProduzioneItalia, Germania, Francia
Durata93 minuti
Al cinema4 sale cinematografiche
Regia diMichelangelo Frammartino
AttoriLeonardo Larocca, Claudia Candusso, Mila Costi, Carlos José Crespo, Antonio Lanza Nicola Lanza.
Uscitagiovedì 23 settembre 2021
TagDa vedere 2021
DistribuzioneLucky Red
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,89 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Michelangelo Frammartino. Un film Da vedere 2021 con Leonardo Larocca, Claudia Candusso, Mila Costi, Carlos José Crespo, Antonio Lanza. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, Germania, Francia, 2021, durata 93 minuti. Uscita cinema giovedì 23 settembre 2021 distribuito da Lucky Red. Oggi tra i film al cinema in 4 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,89 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Nell'agosto del 1961, i giovani membri del Gruppo Speleologico Piemontese, già esploratori di tutte le cavità del Nord Italia, cambiano rotta e puntano al Sud. Il film è stato premiato al Festival di Venezia, In Italia al Box Office Il buco ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 99 mila euro e 59,1 mila euro nel primo weekend.

Consigliato assolutamente sì!
3,89/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,71
PUBBLICO N.D.
ASSOLUTAMENTE SÌ
Frammartino estrae dall'oscurità dell'Abisso di Bifurto un'impresa eroica dimenticata dal tempo.
Recensione di Paola Casella
sabato 4 settembre 2021
Recensione di Paola Casella
sabato 4 settembre 2021

Nel 1961 un gruppo di speleologi si è addentrato all'interno dell'Abisso di Bifurto, un buco lungo 683 metri nel Parco del Pollino. L'anno prima, al Nord, si completava la costruzione avveniristica del grattacielo Pirelli di Milano, vista dagli abitanti del sud raggruppati davanti allo schermo dell'unico televisore del paese. A quel movimento verticale e ambizioso verso l'alto, poi simbolo del boom economico anni Sessanta, è corrisposto il movimento speculare e contrario verso le viscere della terra compiuto dal gruppo degli speleologi, la cui impresa ha avuto un'eco anch'essa speculare e contraria a quella dei costruttori milanesi: ovvero quasi nulla.

Un decennio dopo Le quattro volte, Michelangelo Frammartino estrae dall'oscurità quell'evento, effettuando un'operazione a lui familiare: quella di far emergere dal buio le immagini.

Fin dalla prima inquadratura de Il buco figure umane e animali si fanno strada conquistando la luce, ovvero il diritto ad esistere cinematograficamente. Per Frammartino l'entrata in scena di uomini e cose è un momento di fondamentale importanza (basti ricordare il parto della capra ne Le quattro volte, che introduceva un personaggio nell'inquadratura senza alcuna intromissione registica), e le anse dell'Abisso si rivelano a noi a poco a poco, lasciando e ritrovando le tenebre.

La profondità cava e il suo vuoto vertiginoso sono evidenziati dall'eco di un richiamo o dalla luce di un foglio che brucia, altrimenti negate alla nostra vista. La cinepresa di Frammartino, che si intrufola all'interno del buco e ci mostra la grana di ogni parete, e il Dolby Atmos, che ci fa percepire ogni respiro degli speleologi in discesa, ci regalano un'esperienza immersiva rendendoci tutt'uno con l'eroica impresa.

Ma non c'è solo l'interno del buco: ci sono anche i grandi spazi esterni, filmati senza alcuna tentazione da National Geographic. Non è infatti l'estetica fine a se stessa a interessare Frammartino, ma la relazione autentica fra gli spazi e gli esseri viventi. Nel pascolo aperto un mandriano governa le sue mucche con richiami che fanno il paio con quelli degli speleologi verso la profondità, e il racconto che lo riguarda è anch'esso speculare (e per certi versi contrario) a quello degli speleologi: sono penetrazioni (e per certi versi profanazioni) reciproche, quella degli speleologi nel territorio del mandriano, quella delle mucche e dei cavalli nel campeggio della spedizione scientifica.

L'Italia dei grattacieli e quella rurale del Sud viaggiano a velocità e in direzioni opposte, ma anche gli scienziati del Nord e i contadini calabresi vivono realtà sfalsate: gli speleologi dormono accanto alla statua di Cristo accostandosi a quel mondo arcaico e credente con pari rispetto ed estraneità, e mentre si addentrano nel mistero della roccia il mandriano li guarda da lontano, lui che è naturalmente capace di mimetizzarsi con il bosco.

Frammartino restituisce tridimensionalità allo schermo scavandolo con la luce, lascia che sia la natura stessa a rivelarsi secondo i suoi ritmi, e che siano i suoi suoni e non i dialoghi a parlare. La "civiltà" ha il volto di un giornalista che si inerpica lungo il Pirellone, o di Kennedy e la Loren che sorridono dalle pagine dei rotocalchi, destinate a bruciare per rendere visibile l'invisibile, o evidenziare il rimosso: che è ciò che fa il cinema, nella sua accezione migliore. Infine Frammartino ci lascia con un quadro bianco, e il mondo termina inghiottito dalla nebbia, prima che dalle luci della sala.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 8 ottobre 2021
goldy

Lo sguardo del regista mi sembra assimilabile allo stupore  che può provare un bimbo  di fronte a  certe cose che vede  per la prima volta. Più ptoblematico pensare che lo stesso incanto colpisca un adulto  abituato, da almeno un ventennio. a documentari che sorretti da una tecnologia  straordinaria hanno svelato fenomeni della natura iinimmaginabili  [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 ottobre 2021
MAURIDAL

   IL BUCO film di Michelangelo Sammartino 2021 Lo spettatore di cinema  comune,  conoscendo poco  del trascorso cinematografico del regista ma, colpito dal premio speciale della giuria alla 78^ mostra  di Venezia, si appresta  dalle poche voci  sul film, all’incontro tra ecologia e natura , studio e salvaguardia ambientale tutti temi attuali , tanto che [...] Vai alla recensione »

giovedì 7 ottobre 2021
Marco_film

Un film più che coinvolgente!

FOCUS
INCONTRI
mercoledì 6 ottobre 2021
Ilaria Ravarino

Oggi al Lucca Film Festival - Europa Cinema per presentare Il Buco, il film sulla spedizione nell’Abisso del Bifurto condotta nel 1961 da un gruppo di giovani speleologi del Nord Italia (opera con cui ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia) il regista 53enne Michelangelo Frammartino - milanese di nascita, origini orgogliosamente calabresi - non ha ancora esaurito la gioia per un premio «per niente scontato. Trovo che Alberto Barbera (il direttore della Mostra, ndr) e il suo staff siano stati molto coraggiosi a prendermi in concorso». 

Era a Cannes in Quinzaine nel 2010, con Le quattro volte. Perché si stupisce?
Perché Il Buco è stato presentato in una sezione meno tutelata di quelle che ho frequentato finora con gli altri film. Ero molto preoccupato. Oggi sono orgoglioso che si sia guadagnato anche il rispetto di chi dal cinema cerca altro.

E adesso? Cambia qualcosa nella sua carriera?
Sarei contento se diventasse più facile fare i film. Anche se devo ammettere che per Il Buco ho trovato una disponibilità che non mi aspettavo. Dicevo: guardate che facciamo un film senza attori, senza musiche e praticamente al buio. Eppure i produttori non hanno avuto timore. Mi auguro che anche i miei progetti futuri possano non soffrire, come è successo per Il Buco. Resto volentieri sul terreno dell’esplorazione, meglio se con più agio.

Le piattaforme hanno già bussato?
Al tempo del mio primo lungo (Il dono, del 2003, ndr), mi arrivarono parecchie proposte indecenti, di cinema e non, che tuttavia non considerai perché non mi sentivo adatto. E quando dici no venti volte, poi smettono di chiedertelo. Al momento le piattaforme non mi hanno contattato. Ma io non ho preclusioni: per esempio lavoro anche in realtà virtuale e aumentata. Non ho paura di cambiare dispositivo. Quello che mi preme è conservare la mia libertà. 

Che fa in realtà virtuale?
Ci lavoro con gli studenti (è docente universitario, ndr), rende le lezioni meno fredde e li aiuta a ragionare dentro l’immagine. Per adesso la uso a livello didattico, ma non escludo altre sperimentazioni. 

Un film ogni dieci anni. E in mezzo che fa?
Il lavoro su Il Buco è iniziato nel 2016, è stato un viaggio di quasi cinque anni. Ma in mezzo, tra Le Quattro Volte e Il Buco, c’è stato un film che ha richiesto anni di lavoro e che poi non si è più fatto. Doveva chiamarsi Tarda Primavera. Ci ho rinunciato definitivamente nel 2015.

Perché?
La squadra non funzionava bene, anzi era talmente poco efficace che a un certo punto è stato meglio lasciar perdere. Ero sottoterra. Il lato positivo è che Il Buco non esisterebbe se non ci fosse stato quel problema. Non avrei mai avuto, altrimenti, il coraggio di lanciare il sasso tanto in profondità.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
sabato 9 ottobre 2021
Emanuele Bucci
Ciak

Scendere giù nelle cavità della terra mentre tutti, in Italia e nel mondo (è il 1961) puntano a crescere, verticalmente, verso l'alto. Lasciare il Nord industrializzato per visitare un angolo di quel Sud da cui tanti, (non solo) allora, partivano. È un film di "contro-movimenti" Il buco di Michelangelo Frammartino. Che a Venezia ha sfidato altri quattro, competitivi e ben più manistream titoli italiani [...] Vai alla recensione »

sabato 25 settembre 2021
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Undici minuti di applausi alla mostra di Venezia. Di grande entusiasmo, dicono. O forse liberatori, per chi soffre di claustrofobia: il film è girato quasi interamente nell' abisso del Bifurto: 683 metri di profondità, nel Pollino Geopark. Il regista Michelangelo Frammartino si trovava da quelle parti per girare "Le quattro volte" - il suo film precedente, 11 anni fa, ancora ricordiamo il pastore ammalato, [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 settembre 2021
Alessandra De Luca
Avvenire

Lo spettatore scende a 400 metri sotto terra Se nell' aprile 1960 a Milano veniva inaugurato il grattacielo Pirelli, svettante simbolo del boom economico di un' Italia che guardava in alto, e all' Europa, poco più di un anno dopo, all' altra estremità del Paese, un gruppo di giovani speleologi visita l' altopiano calabrese del Pollino e si immerge nel sottosuolo, fino a quasi 700 metri di profondità, [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 settembre 2021
Alessandra Levantesi
La Stampa

Installato su un carrello che sale, un reporter celebra le meraviglie del grattacielo Pirelli appena terminato; poi l' obiettivo si allarga su un gruppetto riunito davanti all' unica tv locale nella cornice notturna di un borgo, e subito Il buco stabilisce il quadro di un' Italia spaccata in due fra Meridione arcaico e Settentrione del boom. Siamo nel 1961, ai tempi dell' esodo migratorio dal Sud al [...] Vai alla recensione »

mercoledì 15 settembre 2021
Giovanni Spagnoletti
Close-up

Inizio anni Sessanta, 1961 più precisamente, nel pieno del boom economico. A Milano si sale sull'alto del Pirellone, all'epoca l'edificio più alto d'Europa, con un sorta di ascensore esterno che seguiamo in bianco&nero in una cronaca televisiva dell'epoca di Giulio Macchi. Al Sud, invece, Cristo continua a fermarsi ad Eboli, mostrando una Italia contadina di una povertà e arretratezza terribile.

venerdì 10 settembre 2021
Xan Brooks
The Guardian

Con un'andatura lenta e meditativa, Il buco racconta la spedizione di un gruppo di speleologi che nel 1961 esplorarono un sistema di grotte in una remota area sui monti del Pollino. Mentre gli speleologi scendono in profondità, un pastore locale vive gli ultimi mesi della sua vita. In mezzo al caos veneziano è stato piacevole lasciarsi trasportare nel "buco" del titolo, vedere i giovani speleologi [...] Vai alla recensione »

lunedì 6 settembre 2021
Massimo Causo
Duels.it

Delle altezze e delle profondità. Il buco di Michelangelo Frammartino (in Concorso a Venezia 78) è un film di altimetrie opposte, che sviluppa la sua dimensione visiva nel dialogo tra il buio e la luce, tra ciò che sta in superficie e ciò che è occultato nella terra. Il progetto nasce dichiaratamente dall'idea di tornare indietro nel tempo, all'Italia del boom economico, quando un gruppo di speleologi [...] Vai alla recensione »

domenica 5 settembre 2021
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Indovinello. Cosa hanno in comune gli speleologi e i pastori? Non è una barzelletta. Davvero. Ci vuole la giusta curiosità, poi la risposta è nel film di Michelangelo Frammartino, Il buco, secondo italiano in concorso, che ieri ha ricevuto ben 10 minuti di applausi, altro tassello di una cinquina di prove di cinema-diverso nel regime di piattaforme e pay-tv.

domenica 5 settembre 2021
Cristina Piccino
Il Manifesto

Il buco è l' Abisso del Bifurto, scoperto nel 1961 dal Gruppo Speleologico, alcuni giovani speleologi piemontesi che avevano attraversato l' Italia per arrivare sull' altopiano del Pollino, al confine tra la Calabria e la Basilicata, e guidati da Giulio Gècchele si erano inabissati nel cuore della terra in cerca di quella che si rivelerà una delle grotte più profonde al mondo (700 metri).

domenica 5 settembre 2021
Francesco Alò
Il Messaggero

Nell' Italia del 1961 c' è chi scende e chi sale. In su è andato il Pirellone a Milano (finito nel 1958, apre il film), mentre in giù, nelle profondità sconosciute dell' abisso del Bifurto, si dirige gruppo di speleologi ragazzini senza nome, voce e anche faccia (inquadrati sempre da lontano). Non se li fila nessuno in quella Calabria con paesani davanti alla tv del Bar Cinzano se non qualche vacca [...] Vai alla recensione »

domenica 5 settembre 2021
Emiliano Morreale
La Repubblica

1961. Un gruppo di speleologi piemontesi esplora una grotta sul versante calabrese del Pollino, scendendo fino a quasi 700 metri di profondità. La linea narrativa è questa, semplicissima: l' arrivo della spedizione, il calarsi sempre più giù, mentre in parallelo, in una casa rurale, un vecchio sta agonizzando. Il cinema di Frammartino, fatto di inquadrature quasi sempre fisse, senza musiche, con tempi [...] Vai alla recensione »

domenica 5 settembre 2021
Alessandra Levantesi
La Stampa

L' ispirazione può nascere anche da un sasso gettato nel vuoto come nel caso di Il buco di Angelo Frammartino. Film estremo, nel senso che non c' è storia, né attori, né dialoghi, tutto è affidato alle immagini che nel vero cinema esprimono l' indicibile. Siamo nel 1961 e le inquadrature iniziali fotografano un' Italia spaccata in due: l' arcaico Mezzogiorno rispecchiato dall' ancestrale paesaggio [...] Vai alla recensione »

domenica 5 settembre 2021
Lorenzo Rossi
Cineforum

Undici anni dopo Le quattro volte Michelangelo Frammartino riparte da quegli stessi luoghi, dalla stessa terra e dalla stessa luce. Con la consueta pazienza, lo studio meticoloso e la costruzione lenta che caratterizzano il suo cinema torna in Calabria per raccontare una storia antica. O almeno che sembra tale. Perché non ha il respiro millenario e ancestrale de Le quattro volte Il buco, ma parla di [...] Vai alla recensione »

sabato 4 settembre 2021
Aldo Spiniello
Sentieri Selvaggi

1961. Dodici speleologi, ragazzi e ragazze, partono da Milano per le montagne del Pollino, in Calabria, per esplorare una grotta carsica conosciuta come Abisso di Bifurto o Fossa del Lupo. Dopo giorni e giorni di discese, misurazioni e rilevamenti, il gruppo arriva al termine dell'inghiottitoio, a 683 metri di profondità. Si trattava, all'epoca, della terza grotta più profonda al mondo.

sabato 4 settembre 2021
Federico Pontiggia
La Rivista del Cinematografo

1961, su: il grattacielo Pirellone a Milano, Lombardia. 1961, giù: l'Abisso del Bifurto sull'altopiano del Pollino, Calabria. Michelangelo Frammartino sceglie il secondo, e ne fa il suo terzo lungometraggio da regista: Il buco, in concorso a Venezia 2021. Il regista sgonfia il Boom economico, ovvero volge lo sguardo altrove, ai ragazzi settentrionali che fecero l'impresa in Meridione: nell'agosto [...] Vai alla recensione »

sabato 4 settembre 2021
Giampiero Raganelli
Quinlan

Ci sono varie ipotesi sull'origine etimologica della parola Calabria. Una di queste fa riferimento alla bellezza della regione, e deriva dal greco antico; secondo un'altra sarebbe invece una derivazione mediterranea preindeuropea: da cal-/cala- o calabra-/galabra-, che significherebbe "roccia", "concrezione calcarea". La bellezza e l'aspetto roccioso, anche nei suoi sprofondamenti carsici, sono due [...] Vai alla recensione »

sabato 4 settembre 2021
Michele Anselmi
Cinemonitor.it

Michelangelo Frammartino, classe 1968, milanese di origini calabresi, gode di meritato prestigio tra i cinefili. Il suo è un cinema fatto di silenzi più che di parole, di paesaggi più che di volti, di immagini più che di drammaturgia. Non faceva film da undici anni, dai tempi di "Le quattro volte"; eccolo quindi in concorso alla Mostra veneziana con "Il buco": titolo piuttosto abusato (tra i tanti [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
venerdì 17 settembre 2021
 

Regia di Michelangelo Frammartino. Un film con Leonardo Larocca, Claudia Candusso, Mila Costi, Carlos José Crespo, Antonio Lanza. Da giovedì 23 settembre al cinema. Guarda il trailer e il poster »

NEWS
giovedì 16 settembre 2021
 

Nell'agosto del 1961, i giovani membri del Gruppo Speleologico Piemontese, già esploratori di tutte le cavità del Nord Italia, cambiano rotta e puntano al Sud. Vai all'articolo »

PREMI
sabato 11 settembre 2021
 

Il film di Michelangelo Frammartino si aggiudica il prestigioso riconoscimento della giuria.  Vai all'articolo »

GALLERY
domenica 5 settembre 2021
 

Ottima accoglienza anche per Official Competition. Sul red carpet brilla il cast di Ultima notte a Soho (Fuori Concorso). Vai all’articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
sabato 4 settembre 2021
Paola Casella

Il regista ci immerge nel suggestivo Abisso di Bifurto. In Concorso a Venezia 78 e prossimamente al cinema. Vai all'articolo »

winner
premio speciale della giuria
Festival di Venezia
2021
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