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Il buco, Frammartino: «sono colpito dal coraggio di chi ha creduto nel mio film»

Al Lucca Film Festival per presentare il suo ultimo lavoro, il regista milanese (ma di origini orgogliosamente calabresi) racconta a MYmovies cosa significhi per lui aver potuto contare su una vetrina importante come la Mostra di Venezia, dice la sua sul caso Mimmo Lucano e si esprime con cauto ottimismo sul futuro prossimo della sala.
di Ilaria Ravarino

Il buco

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Michelangelo Frammartino . Regista del film Il buco.
mercoledì 6 ottobre 2021 - Incontri

Oggi al Lucca Film Festival - Europa Cinema per presentare Il Buco, il film sulla spedizione nell’Abisso del Bifurto condotta nel 1961 da un gruppo di giovani speleologi del Nord Italia (opera con cui ha vinto il Premio Speciale della Giuria alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia) il regista 53enne Michelangelo Frammartino - milanese di nascita, origini orgogliosamente calabresi - non ha ancora esaurito la gioia per un premio «per niente scontato. Trovo che Alberto Barbera (il direttore della Mostra, ndr) e il suo staff siano stati molto coraggiosi a prendermi in concorso». 

Era a Cannes in Quinzaine nel 2010, con Le quattro volte. Perché si stupisce?
Perché Il Buco è stato presentato in una sezione meno tutelata di quelle che ho frequentato finora con gli altri film. Ero molto preoccupato. Oggi sono orgoglioso che si sia guadagnato anche il rispetto di chi dal cinema cerca altro.

E adesso? Cambia qualcosa nella sua carriera?
Sarei contento se diventasse più facile fare i film. Anche se devo ammettere che per Il Buco ho trovato una disponibilità che non mi aspettavo. Dicevo: guardate che facciamo un film senza attori, senza musiche e praticamente al buio. Eppure i produttori non hanno avuto timore. Mi auguro che anche i miei progetti futuri possano non soffrire, come è successo per Il Buco. Resto volentieri sul terreno dell’esplorazione, meglio se con più agio.

Le piattaforme hanno già bussato?
Al tempo del mio primo lungo (Il dono, del 2003, ndr), mi arrivarono parecchie proposte indecenti, di cinema e non, che tuttavia non considerai perché non mi sentivo adatto. E quando dici no venti volte, poi smettono di chiedertelo. Al momento le piattaforme non mi hanno contattato. Ma io non ho preclusioni: per esempio lavoro anche in realtà virtuale e aumentata. Non ho paura di cambiare dispositivo. Quello che mi preme è conservare la mia libertà. 

Che fa in realtà virtuale?
Ci lavoro con gli studenti (è docente universitario, ndr), rende le lezioni meno fredde e li aiuta a ragionare dentro l’immagine. Per adesso la uso a livello didattico, ma non escludo altre sperimentazioni. 

Un film ogni dieci anni. E in mezzo che fa?
Il lavoro su Il Buco è iniziato nel 2016, è stato un viaggio di quasi cinque anni. Ma in mezzo, tra Le Quattro Volte e Il Buco, c’è stato un film che ha richiesto anni di lavoro e che poi non si è più fatto. Doveva chiamarsi Tarda Primavera. Ci ho rinunciato definitivamente nel 2015.

Perché?
La squadra non funzionava bene, anzi era talmente poco efficace che a un certo punto è stato meglio lasciar perdere. Ero sottoterra. Il lato positivo è che Il Buco non esisterebbe se non ci fosse stato quel problema. Non avrei mai avuto, altrimenti, il coraggio di lanciare il sasso tanto in profondità.


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