Tre piani

Film 2021 | Drammatico, +13 119 min.

Regia di Nanni Moretti. Un film con Margherita Buy, Nanni Moretti, Alessandro Sperduti, Riccardo Scamarcio, Elena Lietti. Cast completo Titolo originale: Tre piani. Titolo internazionale: Three Floors. Genere Drammatico, - Italia, 2021, durata 119 minuti. Uscita cinema giovedì 23 settembre 2021 distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,86 su 40 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 30 marzo 2023

L'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Eshkol Nevo, uscito nel 2017. Il film ha ottenuto 1 candidatura a David di Donatello, In Italia al Box Office Tre piani ha incassato 2 milioni di euro .

Consigliato sì!
2,86/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,95
PUBBLICO 3,14
CONSIGLIATO SÌ
Un film nero che può lasciare disorientati. Il cinema di Nanni Moretti ha cambiato indirizzo.
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 12 luglio 2021
Recensione di Marzia Gandolfi
lunedì 12 luglio 2021

Tre piani, tre famiglie e la trama del quotidiano che logora la vita, disfa i legami, apre le ferite, consuma il dramma. Al piano terra di un immobile romano vivono Lucio e Sara, carriere avviate, spinning estremo e una figlia che parcheggiano dai vicini, Giovanna e Renato. Al secondo c'è Monica, che ha sposato Giorgio, sempre altrove, ha partorito Beatrice senza padre e 'ha' un corvo nero sul tavolo. All'ultimo dimorano da trent'anni Dora e Vittorio, giudici inflessibili che hanno cresciuto Andrea al banco degli imputati. Un incidente nella notte travolge un passante e schianta il muro dello stabile, rovesciando i destini e mischiando i piani.

Il cambiamento di prospettiva è quello che rende Tre piani interessante e misterioso.

Nanni Moretti mette in scena per la prima volta la storia di un altro, affrontando la profusione narrativa delle serie, coi loro intrighi incrociati, i colpi di scena, la partitura corale. Ma è di letteratura che si tratta. Adattamento del romanzo omonimo di Eshkol Nevo, ambientato a Tel Aviv, Tre piani trasloca a Roma padri tossici, mariti infedeli o assenti, donne che amano troppo, bambine incustodite e fantasmi borghesi.
Il film fa un'irruzione fracassante nelle loro vite: una macchina finisce in un appartamento nella prima scena e l'incidente avrà conseguenze immediate, indirette o lontane nel tempo. Gli inquieti condomini di Prati sono assediati dal regista, scossi dalle fondamenta e costretti nell'epilogo a lasciare con le loro stanze, la zona di confort.

Piantato all'ultimo piano dell'immobile, Nanni Moretti incarna il ruolo di un magistrato in conflitto (morale) col figlio, che ha provocato un incidente mortale. Dieci anni, tre tempi e due ellissi servono un racconto dove le disillusioni ideologiche sono diventate individuali, l'umorismo irreperibile.

Tre piani è un film nero che punta la durezza di un mondo in cui gli uomini non si capiscono più. Impensabile anche solo fare corpo "con una minoranza" di persone. L'intransigenza, la sfiducia e l'egoismo dettano i comportamenti dei personaggi guidati sovente dalla paura e dal senso di colpa.

Moretti osserva tre famiglie alle prese col dolore, il lutto, la responsabilità e moltiplica i punti di vista e i personaggi. Sovrappone piuttosto che collegare i destini dei suoi protagonisti, le cui azioni avranno esiti impilati uno sull'altro, come i piani del suo condominio. Nell'impresa, l'autore perde il controllo e la leggerezza. Lo spettatore è spiazzato, disorientato, ha sbagliato senz'altro indirizzo e vaga come il Renato di Paolo Graziosi in un quartiere familiare eppure estraneo. Ma Moretti lo ritrova, riattivando col film una vecchia segreteria analogica.

Dentro un primo piano si mette in scena e al centro del mondo come una volta per far esistere 'meglio' il fuori campo: il condominio come l'Italia tutta intera, in crisi politica e morale. Comincia da lì il riscatto luminoso di un film corale che archivia il personaggio Moretti, quello che parlava di lui per parlare degli altri. Come Woody Allen, Moretti è un intellettuale e un creatore (sovente) frustrato in preda ad angosce esistenziali. Dal 1976 occupa ogni piano e ogni scena dei suoi film, insorgendo contro la sparizione progressiva di riferimenti politici e ideologici, biasimando quelli che lo circondano come il pubblico con un radicalismo amaro e tonificante, un'energia fisica e verbale incessante.

Dal 2015 con Mia madre, prova però a cambiare registro, a lasciare andare la vena autofinzionale che irriga dalle origini tutta la sua opera. Senza rinunciare alla sua postura autarchica e irascibile, il critico impietoso dei suoi contemporanei ritorna con Mia madre nella pelle di una donna che ha il volto luminoso di Margherita Buy e che fa la regista come lui. Moretti mette in atto un'implosione interiore e invisibile, si mette 'accanto' al suo personaggio e ci lascia a sbrogliare quella formula enigmatica.

Per tanto tempo, mettere in scena per Nanni Moretti è stato mettersi in scena. Pioniere negli anni Settanta dell'autofiction cinematografica, dopo aver fatto un passo di lato e disegnato un alter ego femminile, un'autrice in preda alle crisi e al dubbio durante le riprese di un film politico, muore nei panni di un giudice intransigente e rigido quanto Michele Apicella. Lo vediamo il tempo di un baleno (e di una scena) tornare alla sorgente del suo cinema e poi sparire. Il fantasma esce di scena. A restare è Margherita Buy, mai così bella e radiosa dentro un abito a fiori che Nanni non avrebbe di sicuro approvato, perché "si è vestito tutta la vita con gli stessi colori". Ma lei adesso è libera di essere, di voltarsi verso gli altri. Chiude la comunicazione, archivia la segreteria telefonica e parte sorridendo di quell'ultimo tango illegal. Alla musica, ancora una volta, Moretti affida il compito di realizzare la comunione e di rimettere al mondo. Di rimettersi al mondo 'cambiando indirizzo'.

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Tre famiglie, tre piani.
Overview di Pino Farinotti
giovedì 13 giugno 2019

Ci sono i primi segnali del nuovo film di Nanni Moretti, Tre piani. Sono piccoli segnali ma vanno presi in considerazione, perché Moretti è una delle poche prove dell'esistenza in vita del cinema italiano, oltre ad essere un intellettuale tout court che di tanto in tanto si esprime , su vari piani, con una sua personale potenza critica. Nel nuovo film dà corpo e volto a un giudice. È quanto è dato sapere. Certo, Moretti magistrato ufficiale, come mostra il fotogramma distribuito, genera molta curiosità, perché l'intera opera dell'autore è tutto un esprimere giudizi, sempre imprevedibili, sempre in chiavi inedite e allarmanti, a volte persino profetiche. Va anche detto che Moretti è personaggio politicamente schierato e divisivo. Ma per la sua qualità, al di là della politica, vale il segnale "prova" delle prime righe.

Moretti fa cinema da 43 anni e ogni titolo ha un suo significato e promette indicazioni umane e sociali trasmesse in una chiave che appartiene a lui e a pochi altri: dire cose importanti divertendo.

Dicevo, indicazioni profetiche allarmanti. Nel 2002, lo ricordiamo, in piazza Navona tenne un vero comizio, organizzato dall'"Ulivo". Dopo una breve premessa, parlando dei leader dell'Ulivo disse, anzi urlò: " .. hanno sbagliato tutto, rispetto al non saper più parlare alla testa, all'anima e al cuore delle persone. Hanno fatto una campagna elettorale tiepidissima, non cercando l'unità. Con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai!" I dirigenti erano Rutelli e Fassino, due metri dietro di lui. Sembrano frasi di questi giorni.

Un'altra indicazione, ancora più impressionante arriva nel 2011, con Habemus papam, uno dei rarissimi capolavori del cinema italiano recente. L'autore racconta del papa neoeletto che rinuncia perché ha perso la fede. Non possiedo gli elementi, nessuno li possiede, per dire che papa Benedetto XVI Ratzinger, annunciando la sua rinuncia al "ministero petrino", nel febbraio del 2013, lo fece per fede perduta o per suggerimento morettiano. Ma lo fece.

In Caro diario (1993), girando in Vespa in una Roma vuote e surreale. Emerge lo sconforto per lo stato della società di questa epoca, deludente, senza identità e senza un destino. In Aprile, del 1998, Moretti ha ragionato, sugli spunti di quel mese, la vittoria delle sinistre, ma la crisi generale della cultura e delle idee: è un tormentone quella sua frase, guardando in televisione D'Alema: "Ma dì qualcosa di sinistra". Soprattutto quell'aprile vede la nascita del figlio, e di conseguenza una "revisione" sul senso e sulle priorità della vita.

Poi c'è quella che Pasolini, amatissimo da Moretti, chiamava l'ideologia della vita. E la vita ti presenta il dolore, che Moretti racconta nella Stanza del figlio. Palma d'oro a Cannes nel 2002, meritatissima. Una famiglia deve affrontare la morte di un figlio. Tutti gli equilibri sono sconvolti. Giovanni-Nanni cerca di ricomporre, attraverso un percorso comune di catarsi. Nell'opera di un autore naturalmente ci sono le scivolate e gli errori. Non sempre la percezione e il talento sono garanzia di qualità. Quando nel 2006 Moretti venne chiamato a contrastare Berlusconi, firmò Il Caimano. Ne risultò un film non all'altezza. Del resto Nanni, artista anarchico e onesto, lo dice, esplicitamente, in una battuta: "Non voglio fare un film su Berlusconi, sto preparando una commedia" Invece, tirato per la giacca, si trova nella condizione, controvoglia, di doverlo fare. Scelta che rimpiangerà.

Dal suo ultimo film, Mia madre, sono passati quattro anni. Moretti è Giovanni, ha una sorella, Margherita, regista, impegnata, autorevole. La loro vita è cadenzata dalla madre, ricoverata per una cardiopatia: non ce la farà. Margherita è l'alter ego del fratello. Significa che i registri dell'autore, le paure, i dubbi, le fobie, sono doppi. È troppo. Forse Nanni voleva un sostegno. È il film meno felice del grande autore. La speranza è che, con Tre piani, riesca a uscire dallo stallo e dalla ripetitività e ritrovi tutta la sua energia.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 24 settembre 2021
thomas

Tre piani, tre famiglie, ognuna composta da tre persone. È la legge del numero tre che determina lo sviluppo del dinamiche del film. Quel numero tre ricorrente rappresenta l'incapacità di "andare oltre", indicando al contempo l'accontentarsi comodo di un universo ristretto, quasi protettivo rispetto al mondo esterno; ma Moretti afferma che quel nucleo così chiuso [...] Vai alla recensione »

FOCUS
FOCUS
venerdì 16 luglio 2021
Pino Farinotti

Da sempre ho definito Nanni Moretti una delle prove dell’esistenza in vita del cinema italiano. Altre “prove” nella mia personale gerarchia sono Mario Martone e Giorgio Diritti. Ammetto che nelle ultime stagioni il nostro cinema ha dato ottimi segnali internazionali, con riconoscimenti importanti. Non accadeva da tanto tempo. Tornando a Moretti, chiudevo la mia recensione sul suo penultimo film Mia madre, sul dizionario “Farinotti” in questo modo: “Moretti medita su se stesso e il suo lavoro. C’è una battuta che Giovanni dice alla sorella regista: ‘Fai qualcosa di unico, di diverso, devi rompere almeno un tuo schema, uno su duecento’. È chiaro che lo dice a se stesso. È stato detto che il personaggio di Margherita (Buy), la regista protagonista del film, sorella di Giovanni (Moretti), ne sarebbe l’alter ego. Sarebbe stato opportuno, per il regista, rinunciare a un doppione. Ne avrebbe guadagnato la leggerezza, che per fortuna arriva grazie a John Turturro con i suoi inserti durante la lavorazione del film. È il film meno felice di un grande autore. La speranza è che riesca a uscire dallo stallo e dalla ripetitività. Visto un Moretti invecchiato, in tutti i sensi.”

Tutto questo lo scrivevo con una parte di  imbarazzo. Ma... avevo visto giusto. E c’è un segnale davvero potente ad avallare: per la prima volta il nostro regista ha fatto un film da un’idea che non è la sua. Ma trattasi di ottima idea. Deriva dal romanzo di Eshkol Nevo, scrittore nato a Gerusalemme che ha girato il mondo e ha assunto tante culture. Così Moretti decide di evolvere la sua esplorazione, in tutte le chiavi: un nuovo orizzonte e un altro linguaggio registico. E Nevo gli offre un assist di qualità, policulturale, che poi il regista riduce in un contesto italiano senza perdere quelle culture e sentimenti.

Nevo nasce molto bene, presenta molti tratti del predestinato. Suo padre Baruch e sua madre Ofra sono docenti di psicologia dell’Università di Haifa, trasmettono al figlio una cultura laica, dove l’ebraismo è una mistica certo importante, da privilegiare, ma che si affianca ad altre che vanno comunque conosciute e approfondite. Nevo attento, dotato, esegue. Sulle orme famigliari completa gli studi di psicologia, e vive tra Israele e gli Stati Uniti. Coltiva così un’attitudine versatile e poliedrica. É capace di firmare un testo “politico” come "Nostalgia", ambientato in Israele nei giorni del’assassinio dell’ex primo ministro Rabin. Ne "La simmetria dei desideri" del 2007,  affronta il tema dell’amicizia. Altro titolo esemplare può essere "Un canguro alla porta", libro per bambini. Ed ecco "Tre piani", pubblicato nel 2015 e assunto da Moretti che, nell’intenzione di evoluzione del suo percorso decide di assumere un testo all’altezza. Il film narra le vicende di tre nuclei famigliari che vivono su tre piani dello stesso edificio a Tel Aviv. É lo stesso Moretti a raccontare:

“Sono stato felice di aver trovato in quei personaggi il nucleo di quello che sarebbe stato il film. La responsabilità delle nostre scelte, il concetto di giustizia, di colpa, il ruolo di genitori. Questi temi mi hanno portato a una scelta netta: evitare ogni protagonismo soddisfatto di sé....sono i personaggi femminili che cercano di sbloccare le cose, le donne sono più aperte, hanno reazioni più sane. Quelli maschili restano più fermi, bloccati, addirittura incistati nei loro ruoli, tra rigidità, ossessioni, schematismi.”

Tutto questo trasmesso in una chiave che è più di un semplice sviluppo del suo percorso, è un’evoluzione radicale e coraggiosa. Che gli fa onore. E così Moretti “è uscito dallo stallo e dalla ripetitività”. Adesso non resta che attendere la nuova “idea”. Inutile tentare pronostici, con un artista di quella imprevedibilità e inventiva. 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 23 settembre 2021
Emiliano Morreale
La Repubblica

Nanni Moretti, regista riconoscibile e spesso identificato con un universo preciso di temi, ha in realtà cambiato molto, nei decenni, il proprio modo di fare cinema, in un percorso quasi pendolare. Dalla struttura a sketch dei primi film a un recupero di una narrazione più strutturata con Bianca, poi la scelta di un cinema liberissimo da Caro diario e infine un ritorno al classico da La stanza del [...] Vai alla recensione »

NEWS
TRAILER
mercoledì 1 settembre 2021
 

Regia di Nanni Moretti. Un film con Margherita Buy, Nanni Moretti, Alessandro Sperduti, Riccardo Scamarcio, Elena Lietti. Da giovedì 23 settembre al cinema. Guarda il trailer »

GALLERY
lunedì 12 luglio 2021
 

Ovazione per Tre piani. Accolto bene anche Bergman Island di Mia Hansen-Løve. Vai all'articolo »

TRAILER
giovedì 3 giugno 2021
 

Il nuovo film di Nanni Moretti sarà in concorso al prossimo Festival di Cannes e da giovedì 23 settembre al cinema. Guarda il trailer »

NEWS
lunedì 10 maggio 2021
 

L'adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo di Eshkol Nevo, uscito nel 2017. Vai all'articolo »

OVERVIEW
giovedì 13 giugno 2019
Pino Farinotti

Ci sono i primi segnali del nuovo film di Nanni Moretti, Tre piani. Sono piccoli segnali ma vanno presi in considerazione, perché Moretti è una delle poche prove dell'esistenza in vita del cinema italiano, oltre ad essere un intellettuale tout court che [...]

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