| Anno | 2020 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 88 minuti |
| Regia di | Luca Zambianchi |
| Attori | Luca Zambianchi, Michele Petrini, Alessandra Rontini, Matteo Celli, Enrico Zambianchi Licia Navarrini. |
| Uscita | giovedì 26 maggio 2022 |
| Distribuzione | Trent Film |
| MYmonetro | 2,99 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento giovedì 26 maggio 2022
Giovanni e Michele sono alla ricerca del terzo coinquilino per il proprio appartamento da studenti. Tra esami rimandati, discussioni ambiziose incurabili malinconie e troppi caffé, i protagonisti incedono verso un futuro incerto, In Italia al Box Office Quel che conta è il pensiero ha incassato 3,6 mila euro .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Giovanni è uno studente di medicina che rimanda spesso gli esami da dare e preferisce occuparsi della messa in scena amatoriale del proprio spettacolo teatrale "Lavanderia da Sigmund" dove sono protagonisti i più importanti filosofi della storia. Ride poco, è spesso malinconico e si è da poco lasciato con la sua ragazza. Convive con Michele, che sta sempre con una ragazza diversa ed è alla ricerca di un terzo inquilino. Un giorno si presenta al loro appartamento Asia, una studentessa che si sta per laureare in economia che riesce ad entrare gradualmente in confidenza con Michele.
Non c'è l'entusiasmo dei 'giovani, carini e disoccupati' di Ben Stiller. Lo sguardo generazionale di Quel che conta è il pensiero è invece pieno di dubbi, più rassegnato che arrabbiato, dove le giornate trascorrono tra caffè nel tavolino della cucina, i panni da stendere, il water da pulire, lunghe chiacchierate sulle scale su Tarkovskij, Murnau e l'allestimento di uno spettacolo teatrale con una lavanderia gestita da Sigmund Freud e che vede tra i clienti Nietzsche, Hegel, Kant e Schopenhauer.
La genesi del primo lungometraggio diretto da Luca Zambianchi, che ha già alle spalle cinque corti, è partita durante gli anni dell'università. Il regista, che è anche, sceneggiatore, produttore, direttore della fotografia, montatore e protagonista nel ruolo di Giovanni, esibisce il look artigianale di un film low-budget che si rifugia in un citazionismo che finisce per ingolfare la scrittura, tra il poster dell'album di Giorgio Gaber "Un'idiozia conquistata a fatica", Woody Allen, László Nemes e la lettura di "Il Vangelo secondo Gesù Cristo" di Josè Saramago.
Alla fine, non è un problema di povertà di mezzi ma essenzialmente di mancanza di idee nuove. Quel che conta è il pensiero ruota essenzialmente al suo protagonista e al suo malessere esistenziale, tra meteoropatia e sensi di colpa. La figura di Giovanni è anche centrata ma ciò che resta fuori è tutto il resto, dal personaggio della madre alla figura di Asia, che potenzialmente aveva tutte le carte in regola per essere una figura più complessa.
Inoltre il film di Zambianchi fatica ad avere il respiro di un lungometraggio. Possono funzionare situazioni singole soprattutto legati all'inquietudine di Michele o nel dialogo con Asia dopo lo spettacolo teatrale, ma anche in quei casi si avverte il peso di una recitazione non spontanea e soprattutto di quella vitalità contagiosa degli studenti universitari di Fino a qui tutto bene.
In più, Quel che conta è il pensiero è un omaggio insistito a Nanni Moretti ma venuto male. Non c'è l'alba di Ecce bombo ma sono riprodotte le giornate che si consumano stancamente, i volti spenti e i tentativi di un'autoironia che cercano la carica di Io sono un autarchico ma poi mancano il bersaglio. In una scena Giovanni dice a una studentessa: "Ti prego, non piangere" proprio come Don Giulio alla madre in La messa è finita. Poi, nel momento in cui il protagonista getta una radio nel cestino, c'è un'imitazione così forzata di Michele Apicella che rischia il plagio. A Zambianchi non manca la ricerca di uno sguardo personale e critico sulla realtà generazionale che lo circonda. Il suo film però non ha mai avuto la forza di camminare con le gambe sue.
A parte che il regista, che era presente al cinema, è proprio un personaggio, mi ha colpito molto il film: artigianale ma divertente, molto appassionato, pensato, amato. Se i filmetti italiani che passano al cinema di solito avessero un briciolo di questa forza e carisma secondo me la gente se li guarderebbe più volentieri. La vita vera è così!I limiti del film si vedono, ma la storia fa simpatia, [...] Vai alla recensione »
Disagio giovanile contemporaneo in chiave di commedia nell'opera prima del trentenne Luca Zambianchi. Ancora fresco dell'esperienza fatta sui corti Solitudine on demand e Lo spettatore del 2016, Il ballo del 2018, American Tales del 2019, il cineasta emiliano racconta, nel suo primo lungometraggio, un mondo esistenzialmente confuso, attraverso la vita di due giovani laureandi.