| Titolo internazionale | So Far So Good |
| Anno | 2014 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 80 minuti |
| Regia di | Roan Johnson |
| Attori | Alessio Vassallo, Paolo Cioni, Silvia D'Amico, Guglielmo Favilla, Melissa Anna Bartolini Isabella Ragonese. |
| Uscita | giovedì 19 marzo 2015 |
| Tag | Da vedere 2014 |
| Distribuzione | Microcinema |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,10 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 5 marzo 2019
Pisa, oggi. Ultimi giorni di cinque studenti nell'appartamento che hanno condiviso durante gli studi. Il film ha ottenuto 1 candidatura ai Nastri d'Argento, Il film è stato premiato a Roma Film Festival, a Sabaudia, In Italia al Box Office Fino a qui tutto bene ha incassato 316 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Pisa, oggi. Ultimi giorni di cinque studenti nell'appartamento che hanno condiviso durante gli studi. Sono Cioni, l'elemento più stralunato e naif del gruppo, che si avvia a rientrare a casa dai genitori; Ilaria, una sessualità disinibita che le porta una gravidanza non voluta e un probabile ritorno nella provincia laziale; Vincenzo, laureato in vulcanologia, destinato a raccogliere l'offerta di una cattedra da professore associato in Islanda; la sua fidanzata Francesca, che non condividerà con lui la scelta, ma continuerà a sperare in una carriera teatrale nel gruppo "I poveri illusi", insieme ad Andrea, frustrato dalla mancanza di occasioni e dalla separazione da Marta, che invece "ce l'ha fatta". Su tutto aleggia la presenza discreta di Michele, loro amico ed ex inquilino morto in un incidente che cela un suicidio per loro ancora indecifrabile quanto il futuro che li attende.
In Fino a qui tutto bene, secondo lungo di Roan Johnson dopo il buon I primi della lista (2011, anche quello con Paolo Cioni) c'è una forte adesione al reale quanto agli aspetti pratici della convivenza studentesca: la "pasta al nulla", le muffe nel frigo, gli alcolici al risparmio, la piscina per bambini sul tetto della città a dare l'illusione di festa infinita, i calcoli di divisione delle bollette telefoniche. Tutto vero e ben reso, grazie anche al robusto carattere dialettale e anarchico del copione e alle origini del progetto: il film parte da un'idea di documentario sulla vita nell'ateneo commissionato al regista dall'Università di Pisa. Poi si è trasformato in un'opera "dal basso", che prevede la divisione di diritti sul film ma non compensi. Lo ricordano i credits alla Amore e altre catastrofi (1996): è una creazione corale, lontano dall'idea industriale e dall'idea di cast tipica della commedia italiana attuale.
Il titolo riprende il mantra della caduta in L'odio di Kassovitz, ma in senso antifrastico. Non raccoglie nulla della durezza di quel cult, semmai lo gira in direzione contraria e positiva (il mantra è: «ma che facciamo, ci arrendiamo?»). C'è il disorientamento felice e anche un po' incosciente, come se un limbo avesse protetto i cinque fino ad allora da tutto, manca la profondità drammatica: nella riflessione sulla morte dell'amico, nella condivisione della gravidanza di Ilaria, nella fine della storia tra Vincenzo e Francesca. Si avverte sofferenza vera solo nel confronto tra Marta e Andrea. Molto più spazio è dato a un risibile furto (con restituzione) di argenteria, a momenti di puro cazzeggio autoreferenziale - tutti nella doccia, corse tra i girasoli al tramonto - o a gag sovversive e spensierate come cercare la rissa pacifista con un parà o sodomizzare un'anguria per scommessa. Talvolta la leggerezza come principio stilistico rischia di passare per superficialità e attaccamento a quegli anni di limbo di cui molto pubblico può sentire la nostalgia.
Certo, forse in 80 minuti è davvero difficile approfondire le psicologie di cinque caratteri (più la "guest star" Ragonese). Forse per la natura della committenza la regia ha prediletto le situazioni più accattivanti e cameratesche, in una ricorsa ravvicinata del passaggio al mondo del lavoro. Come istantanea, Polaroid dai colori accesi, infatti, Fino a qui tutto bene funziona. Avremmo voluto un po' meno goliardia e un po' più di visione, stratificazione. Fino a qui tutto bene pare più un pilot per una serie tv. E non è inteso come un demerito. In tal caso, i produttori più accorti dovrebbero farsi avanti. Gli interpreti sono tutti sicuri e a parte qualche correzione dialettale ("menga" a Milano non si sente più da decenni...) sono pronti per diventare i nostri Friends. C'è pure una colonna sonora spiritosa e ben sintonizzata al contesto, a cura dei pisani I Gatti Mézzi.
Nella scena finale il gruppo rimane in balia del mare, dentro una barca con il motore spento perchè la benzina è finita. Perfetta metafora che riassumo la vicenda narrata. La storia non riesce a dare un futuro concreto ai cinque amici i quali alla fine della loro esperienza universitaria rimangono appesi all'incertezza, prede delle loro insicurezze.
Passano gli anni, cambiano i festival, ruotano i direttori, ma la scoperta dell'anno sta sempre in qualche sezione collaterale. Non lamentiamoci però: anche se confinato in Prospettive Italia, Fino a qui tutto bene, opera seconda dell'anglo-materano-pisano Roan Johnson (soprattutto pisano, almeno quanto a umorismo), già autore del notevole I primi della lista, è uno di quei film che salva un festival [...] Vai alla recensione »