| Titolo originale | Heen'e Anachnu |
| Titolo internazionale | Here We Are |
| Anno | 2020 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Israele, Italia |
| Durata | 94 minuti |
| Regia di | Nir Bergman |
| Attori | Shai Avivi, Noam Imber, Smadi Wolfman, Efrat Ben-Zur, Amir Feldman Sharon Zelikovsky, Natalia Faust, Uri Klauzner, Avraham Shalom Levi, Omri Levi. |
| Uscita | giovedì 5 maggio 2022 |
| Tag | Da vedere 2020 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,10 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 14 ottobre 2025
Un road movie israeliano firmato dal creatore di In Treatment, Nir Bergman. In Italia al Box Office Noi due ha incassato 24,6 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Uri è un ragazzo israeliano affetto da autismo. Vive con il padre Aharon, che si prende cura di lui e di ogni suo bisogno con dedizione totale, al punto da aver messo da parte la carriera per stare a fianco del figlio. La madre di Uri, Tamara, vive lontano e non ha lo stesso rapporto con il ragazzo, ma insiste perché Uri si trasferisca in un istituto specializzato per farlo stare a contatto con persone della sua età. Padre e figlio però hanno una relazione troppo stretta, e Aharon fa di tutto per impedire che Uri gli venga portato via.
Raramente si vedono film incentrati in modo così totale sulle sfumature di un rapporto padre-figlio, specialmente se non sono dominati da un conflitto sui codici tradizionali della mascolinità.
In soccorso viene la nuova opera di Nir Bergman, regista israeliano noto per essere tra i realizzatori di Be'tipul, serie che ha dato origine alle varie versioni internazionali di In treatment. Tale sensibilità per l'asciugatura e il risalto del linguaggio drammatico trova un felice incontro con il lavoro della sceneggiatrice Dana Idisis, a cui va il merito (che affonda nell'esperienza diretta) di un trattamento del tema dell'autismo realistico e complesso, capace di occuparsi anche delle discriminazioni e dello smantellamento dei luoghi comuni in materia.
Pur senza brillare dal punto di vista dell'inventiva e del rigore formale, tra le mani di Bergman il materiale viene trattato con delicatezza e con la capacità di mettere da parte tutto ciò che non è necessario, andando dritto al cuore di una storia essenziale e straziante.
Il rapporto tra Uri e Aharon è denso e sempre tangibile, con particolare attenzione ai gesti quotidiani: lo dimostrano le scene che ritraggono i due in bicicletta, o nudi davanti allo specchio mentre si radono cantando "Gloria" di Umberto Tozzi. Quanto c'è di buono nel loro amore reciproco è subito evidente tra le pieghe delle interpretazioni (bravissimi Shai Avivi e Noam Imber), e altrettanto palesemente lascia poi graduale spazio a un ritratto di padre che ha più bisogno del figlio di quanto egli non ne abbia di lui, e che sa come tenerlo stretto a sé con la semplice preparazione di un piatto di pasta, a spese di una madre che cerca gentilmente di separarli.
Riflesso nelle immagini ricorrenti di Charlie Chaplin ne Il monello, che tanto piace a Uri, il dramma toccante che ne risulta fa presa sullo spettatore mentre un tentativo di "fuga" un po' raffazzonato fa incanalare Noi due verso una conclusione elegante, dolorosa e inevitabile.
“Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore, dalle ossessioni delle tue manie (…) ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale, ed io avrò cura di te, io sì, che avrò cura di te” Franco Battiato – La cura Un padre e un figlio pedalano per le assolate strade di Tel Aviv.
Ci sono frequenze difficili innanzitutto da raggiungere, e poi da mantenere. Una nota più alta e si finirebbe sopra le righe, perdendo di profondità; una più bassa e s'incrocerebbe la retorica. Nir Bergman e Dana Isidis, il regista e la sceneggiatrice di "Noi due", hanno trovato la giusta frequenza, supportati dal lavoro di un cast altrettanto perfetto, anche nelle piccole parti.