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Ultimo aggiornamento lunedì 20 gennaio 2020
La storia degli ultimi concerti della cantante e attrice Judy Garland a Londra. Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, ha vinto un premio ai Golden Globes, 3 candidature e vinto un premio ai BAFTA, 2 candidature e vinto un premio ai Critics Choice Award, ha vinto un premio ai SAG Awards, ha vinto un premio ai Spirit Awards, In Italia al Box Office Judy ha incassato 852 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nell'ultimo periodo della sua vita, Judy Garland è ancora un nome che suscita ammirazione e il ricordo di un'età dell'oro del cinema americano, ma è anche sola, divorziata quattro volte, senza più la voce di una volta, senza un soldo e senza un contratto, perché ritenuta inaffidabile e dunque non assicurabile. Per amore dei figli più piccoli, è costretta ad accettare una tournée canora a Londra, ma il ritorno sul palco risveglia anche i fantasmi che la perseguitano da sempre.
Il Mago di Oz fu il capolavoro dell'era degli Studios, un film in un certo senso senza regista (ne ebbe quattro), in cui ogni reparto lavorava alacremente sotto la guida di Louis B. Mayer e tutto era fatto ad arte e tutto era artefatto.
La stessa Judy Garland divenne una creatura della MGM, che la portò al successo mondiale, le tolse il sonno, l'appetito e le impose una dieta a base di sonniferi e antidepressivi che non fu mai in grado di abbandonare.
Il biopic di Rupert Goold, già regista di un dramma sul furto d'identità (True Story), e l'interpretazione, straziante, di Renée Zellweger, sono qui per dire che dietro le torte di compleanno di plastica, dietro gli abiti di scena e le regole della finzione, c'era una donna che ha sofferto veramente, che ha amato lo show business come un genitore, cercando il suo applauso prima di ogni cosa, e da esso è stata divorata.
Naturalmente Judy Garland non è stata solo Dorothy Gale, ma la ragazzina del Kansas che cantava il suo sogno appoggiata allo steccato è diventata un'icona immortale e la Zellweger mette i brividi, tirata e ingobbita, per come riesce a replicare il suono della sua voce nel parlato, mentre il copione si muove avanti e indietro tra il '39 e il '69, rinnegando tutto il resto per concentrarsi sull'inizio e la fine, il patto col diavolo e il momento in cui questo ha cominciato a chiedere il conto.
"There's no place like home", sentenziava Dorothy alla fine della sua avventura in technicolor. E Judy ribadisce il concetto, da una prospettiva più drammatica e terminale. L'attrice non ha una casa, né i soldi per pagarla; perciò è costretta a esibirsi per denaro, lontana dai figli, facendo "famiglia" con chi le concede un po' di tempo e di compagnia disinteressata.
Più della figura di Rosalyn Wilder, che si occupò della star durante la tournée londinese al The Talk of the Town e la cui consulenza è stata preziosa in sede di scrittura del film, ma che sullo schermo non ha ruolo che superi più di tanto la sua funzione, convince, in questo senso, l'incontro con la coppia di fan inglesi, l'approdo notturno nella loro cucina e le lacrime al pianoforte: il miglior surrogato di calore domestico che la diva potesse trovare.
Sebbene non aggiunga nulla a quanto già noto, e denunci abbastanza apertamente la sua ispirazione teatrale, Judy è il ritratto riuscito di un dramma esistenziale, che sposa e regge un registro difficile com'è quello del "compassionevole" al cinema, senza cercare a tutti i costi l'equilibrio con la commedia, ma lasciando che essa si affacci solo tra le righe, amarissima, grazie alle straordinarie doti da animale da palcoscenico di Judy Garland e, in questo caso, di Renée Zellweger.
Alla fine dell'arcobaleno la povera Judy Garland non aveva trovato il segreto della felicità come racconta il film Judy, ma cinque matrimoni, depressione, alcolismo e dipendenza. La storia della grandissima artista capace di conquistare il pubblico mondiale nella parte di Dorothy ne Il Mago di Oz ma anche da adulta in È nata una stella (di George Cukor) e soprattutto gli ultimi mesi della sua vita sono al centro del biopic firmato da Rupert Goold.
Judy è l'adattamento dell'opera teatrale End of the Rainbow, dramma musicale scritto da Peter Quilter che ha avuto la sua prima in teatro il 10 agosto 2005. Costellato da diversi numeri musicali riprende le canzoni più celebri dell'attrice da 'Over the Rainbow' a 'For me and my Gal'.
Ancora un biopic di un cantante, dopo quello dedicato a Freddy Mercury, il fortunatissimo Bohemian Rhapsody e il seguente che racconta gli anni del successo di Elton John (Rocketman), ora tocca a Judy Garland, un'altra grandissima star, i cui demoni la condussero ad una fine prematura a 47 anni a Londra per le conseguenze di un eccesso di barbiturici.
Nei panni dell'attrice e cantante troviamo una straordinaria Renée Zellweger che per la critica americana con questa interpretazione torna ad essere seriamente candidata all'Oscar. Dimentichiamoci la tenerona del Diario di Bridget Jones, siamo davanti ad un altro fisico, scolpito, magrissimo e a volte segnato che abbiamo scoperto nella serie What/If. Una Zellweger (premio Oscar nel film Ritorno a Cold Mountain come attrice non protagonista) che risulta perfetta nei panni della Garland tanto da cimentarsi lei stessa nelle canzoni che costellano il film e che rimarcano altrettanti momenti importanti della storia.
Judy racconta gli ultimi mesi della Garland a Londra per una serie di concerti, visto che la sua carriera cinematografica ristagna, nel night club Talk of the Town. Insieme a lei Mickey Deans, il suo nuovo amore (e ultimo marito) che ha il volto di Finn Wittrock. Ogni serata fa segnare il tutto esaurito, ma lei minata nel fisico e preoccupata per la carriera cede alle pressioni e riprende ad esagerare con l'alcool e a fare un uso smodato di pillole con l'inevitabile fine. Nel cast anche Michael Gambon e Rufus Sewell.
Il film narra l’ultimo periodo della vita cantante e showgirl Judy Garland, passato in preda alla dipendenza dall’alcol e dai farmaci. È basato sul dramma teatrale End of the Rainbow di Peter Quilter, del 2005. Per ottenere la custodia dei due figli più piccoli Judy avendo bisogno di molti soldi per potersi comprare una casa e permettersi bravi avvocati, accetta di fare [...] Vai alla recensione »
Baird sulla tournée britannica nel 1953 dei due attori, che erano ormai stanchi. Ora esce Judy di Rupert Goold sulla tournée britannica nel 1968-69 della Garland, che era ormai stanchissima. Quello di raccontare declini è diventato un genere (vi appartiene anche Hammamet). Sono film crepuscolari, non tanto per un pubblico che ha anni e ricordi, quanto per spremere fino all' ultima goccia le personalità [...] Vai alla recensione »