| Titolo originale | Le Jeune Ahmed |
| Titolo internazionale | Young Ahmed |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Belgio |
| Durata | 84 minuti |
| Regia di | Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne |
| Attori | Idir Ben Addi, Olivier Bonnaud, Myriem Akheddiou, Victoria Bluck, Claire Bodson Othmane Moumen, Amine Hamidou, Madeleine Baudot, Marc Zinga, Yassine Tarsimi, Cyra Lassman, Karim Chihab, Nadège Ouedraogo, Frank Onana, Laurent Caron, Annette Closset, Bazil Jall, Eva Zingaro, Philippe Toussaint, Anthony Foladore, Benoît Stiz, Baptiste Sornin, Marion Lory, Mohammad Boujdid, Amel Benaïssa, Ben Hamidou, Samir Talbi, Mélanie Hezumuryango, Timur Magomedgadzhiev, Monia Douieb, Gianni La Rocca, Vincent Sornaga, Nadia Gangji, Franck Laisné, Bogdan Zamfir, Salem Abdo, Ebrahim Mohamed, Saif Mohsen, Salim Talbi. |
| Uscita | giovedì 31 ottobre 2019 |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,09 su 37 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 29 ottobre 2019
Un adolescente belga progetta di uccidere la sua insegnante dopo aver aderito ad un'interpretazione estremista del Corano. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha ottenuto 1 candidatura a Cesar, ha ottenuto 1 candidatura a Lumiere Awards, In Italia al Box Office L'età giovane ha incassato 170 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Ahmed ha 13 anni ed è entrato nella spirale dell'integralismo musulmano grazie all'indottrinamento di un imam che, tra le altre cose, gli ripete che la sua insegnante di lingua araba, anch'essa musulmana, è un'apostata. Ahmed che venera un cugino martire dell'Islam, decide allora di procedere autonomamente e di passare all'azione nei suoi confronti.
Considerato il clima politico-sociale italiano sul tema dell'immigrazione e della presenza dei musulmani una premessa diventa necessaria affinché il film non venga letto come un facile j'accuse ai seguaci di Maometto. Nei titoli di coda si può leggere il ringraziamento al Ministro per la gioventù e lo sport belga che si chiama Rachid Madrane. Dal nome non è difficile comprendere che si tratta di un belga di origini marocchine. Situazione che da noi solleverebbe l'indignazione di una parte consistente dell'elettorato e che nell'attualmente meno rissoso Belgio (dove non sono mancati, non dimentichiamolo, sanguinosi attentati) permette invece a quel ministro di sostenere un film che è anti-integralista ma non per questo antimusulmano.
Se in Rosetta i Dardenne seguivano da vicino la disperazione di una ragazza bisognosa di un lavoro che non riusciva a trovare, in Le jeune Ahmed la disperazione sembra avere trovato ospitalità nel loro sguardo.
La radicalizzazione del ragazzino è a un livello tale da manifestarsi compulsivamente anche nella gestualità e da rendere praticamente fallimentari i tentativi di tutti coloro che lo circondano. Che reagisca insultando in famiglia o che rifiuti il benché minimo contatto con l'altro sesso o con gli animali (questi sono solo due esempi della sua rigidità di fatto onnicomprensiva) nulla sembra riuscire a scalfire la corazza che gli è stata costruita addosso su misura e che ora ne limita qualsiasi movimento intellettuale o affettivo.
I Dardenne, che, come è noto, sono attentissimi alla scrittura dei loro film dopo un terzo della vicenda si permettono di spiazzare gli spettatori suggerendo una possibilità di ripensamento. Si tratta di un'iniziale inversione di marcia che non trova apparenti giustificazioni alla quale però sia chi è in sala sia educatori e psicologi che accompagnano Ahmed in un tentativo di recupero vogliono poter credere. Perché i due registi belgi non hanno mai smesso di sperare nelle persone che mettono in scena senza per questo voler ricercare accomodanti happy end.
Vorrebbero poterlo fare anche questa volta (la scena dei tovaglioli di carta porti alla madre che piange per la sua intransigente caparbietà è molto significativa in tal senso) ma tutto sembra andare nel verso opposto. Nel 1996 il pubblico di tutta Europa (e non solo) cominciava a conoscerli con un film in cui un immigrato clandestino cadeva da un impalcatura e moriva venendo seppellito in forma anonima. Sono trascorsi 23 anni e questi acuti e partecipi osservatori della realtà, non hanno smesso di interrogarsi anche su questo tema mutando però la prospettiva.
Qui non siamo di fronte a servizi sociali assenti o a una famiglia non attenta. La stessa riunione dei genitori della classe ci mostra come gli atteggiamenti degli appartenenti alla stessa fede siano di fatto molto differenti tra loro. Nonostante ciò...Ecco la parola giusta: nonostante. Perché l'indottrinamento del radicalismo trova terreno fertile in questo adolescente di seconda generazione svuotandolo interiormente per riempirlo di precetti coercitivi che lo tengano rigidamente in piedi. Ma se solo chi cade può risorgere (come recitava il titolo di un film di John Cromwell del 1947) i Dardenne sanno che i cattivi maestri possono procurare danni che vanno anche al di là delle proprie aspettative e ce lo ricordano. Senza false reticenze e con la collaborazione di un ministro che si chiama Rachid.
Dopo il deludente ultimo film "La ragazza senza nome", privo di idee originali, e il precedente "Due giorni, una notte" che aveva preoccupato i fan dei due fratelli belgi per una impronta più commerciale rispetto alla solita indole, i Dardenne tornano allo spirito delle origini per affrontare un tema contemporaneo: l'integralismo religioso. Con la consueta capacità di non banalizzare la tematica trattata, [...] Vai alla recensione »
Dopo aver conquistato già due Palme d'Oro (Rosetta, L'Enfant), i fratelli Dardenne hanno fatto ritorno al Festival di Cannes con il loro ultimo film, Le jeune Ahmed, un'opera che denuncia i cattivi maestri, senza false reticenze, senza abbandonare la speranza. Questa è stata l'occasione per parlare con loro della realizzazione del film e di cosa li abbia spinti a narrare la storia di Ahmed, 13 anni, entrato nella spirale dell'integralismo musulmano grazie all'indottrinamento di un imam.
Mentre costruivate la storia avete avuto incontri con appartenenti all'Islam? Mentre scrivevamo la sceneggiatura abbiamo incontrato alcune persone. Nell'ambito giudiziario abbiamo avuto contatti con persone musulmane che si sono occupati di famiglie al cui interno c'erano giovani radicalizzati ma anche giudici minorili ed educatori, psicologi, psichiatri, psicanalisti che hanno lavorato con giovani. Poi, nel corso delle riprese, avevamo sul set un professore di Islam in pensione perché ci sono riti che vanno rispettati al meglio nel momento in cui vengono portati sullo schermo ma anche per realizzare qualche imprecisione di Ahmed che finisce con il non riuscire a rispettare del tutto la 'purezza' imposta dall'imam. Dopo l'attentato della metro di Maalbek a Bruxelles nel 2016 il tema della radicalizzazione è venuto alla ribalta. Qual è stato il vostro pensiero per affrontare questo tema? Siamo partiti dalla considerazione che i massacri perpetrati in Belgio e in Francia erano compiuti da giovani belgi e francesi. Se il nostro cinema è conosciuto come quello che guarda al mondo, cerca di fare luce, di aprire un dibattito su argomenti importanti ci siamo detti che non potevamo chiamarci fuori da questa fase della nostra storia. Ci siamo detti che c'erano già libri, inchieste, analisi e che quindi bisognava raccontare una storia con al centro un personaggio che non 'diventa' fanatico ma lo è già. Con il cinema cercavamo di capire se e come si poteva uscire da questo fanatismo. Volevamo poi focalizzarci su quello che poi, insieme anche a condizioni economiche e sociali ma con un peso fondamentale, è determinante: il fanatismo religioso. Emerge anche una connessione tra frustrazione sessuale e radicalizzazione. Come avete lavorato su questo versante? Abbiamo voluto capire come sono fatte queste persone. Perché il fanatico vuole il vostro bene e per fare il vostro bene tutto è permesso compreso l'uccidere. L'accenno di erotismo che viene dalla ragazza e un segno di vita e ci siamo chiesti come trattarlo. Abbiamo incontrato uno psicanalista arabo che aveva incontrato molti giovani in Francia e che ci ha detto che di solito un radicalizzato cerca di portare dalla sua parte gli amici e anche la madre. Quindi la storia d'amore è molto rara. Ahmed si muove sul versante della morte: suo modello è il cugino morto 'martire'. La ragazza rappresenta un richiamo della vita: gli sorride, lo accompagna gli ricorda che è ancora vivo. Siete nati in una famiglia cattolica. Cosa pensate della religione? Come quasi tutti gli appartenenti alla nostra generazione siamo cresciuti con un'educazione cattolica. Posso solo dire che in Europa occidentale siamo riusciti a vivere in pace anche se abbiamo convinzioni religiose differenti e si tratta di un modello che va preservato. Invece tutti che si tengono stretti alle loro identità pongono domande come: "Chi sei? Perché?"
A tredici anni si è in cerca di certezze. Si ha bisogno di preservare la propria fragile identità dentro una corazza di valori assoluti. Ahmed - il protagonista del nuovo film dei fratelli Dardenne - li trova nell'integralismo. Adolescente belga di religione musulmana, vie-ne sedotto da un imam fanatico e un po' vile, che Io fa precipitare nel più rigido fondamentalismo jihadista.