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Marine Vacth: «Il rapporto a tre? Un archetipo antico come il mondo»

Ospite al Rendez-vous Festival, l'attrice parla di Doppio amore, film di François Ozon che la vede protagonista insieme a (un doppio) Jérémie Renier. Presentato al Festival di Cannes e dal 19 aprile al cinema.
di Paola Casella

Marine Vacth (27 anni) 9 aprile 1991, Parigi (Francia) - Ariete. Interpreta Chloé Fortin nel film di François Ozon Doppio amore. Al cinema da giovedì 19 aprile 2018.
venerdì 6 aprile 2018 - Incontri

Una giovane donna contesa da due fratelli gemelli e divorata internamente da un dolore segreto che ha a che fare con la sua natura femminile. Dopo il ruolo del titolo in Giovane e bella, Marine Vacth, a Roma in occasione del festival del nuovo cinema francese Rendez-Vous, torna a recitare per Francois Ozon in Doppio amore - dal 19 aprile al cinema - che rivela fin dal titolo la sua attenzione per uno degli argomenti più frequentati della storia del cinema.

"L'universo freddo e incerto di Doppio amore è scaldato dall'intensità del desiderio della coppia formata da Marine Vacth e Jérémie Renier. Lei che in Giovane e bella era superficie fredda, opaca, anaffettiva, rivela la sua intimità fino alla vertigine. Lui, bionda e fatale proiezione, raddoppia provocando uno choc psichico. Incarnando la dicotomia di un autore diabolico".

Come ha affrontato il tema del doppio Ozon nel suo film?
In maniera esplicita attraverso le figure dei due gemelli, ma anche in maniera più sottile, permettendo agli spettatori di aprire uno dopo l'altro tanti piccoli cassetti che contengono altrettante piccole rivelazioni.

Come descriverebbe Chloé, la protagonista di Doppio amore?
Come una ragazza che ha grande difficoltà ad accettarsi. Sente che qualcosa in lei non va e intraprende una vera e proprio indagine alla scoperta di ciò che la disturba. E nel fare questo arriva a scoprire molte cose di sé.


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Marine Vacht in una scena del film Doppio amore.
Marine Vacht in una scena del film Doppio amore.
Marine Vacht in una scena del film Doppio amore.

Che cosa l'ha colpita in lei?
La capacità di misurarsi con il doppio senza essere mai ambigua, di condurre una doppia vita senza però essere colpevole di doppiezza, ma al contrario rimanendo sempre trasparente.

Si dice che Ozon capisca molto bene l'animo femminile. Lei si è sentita capita dal suo regista, come donna e come attrice?
Più che sentirmi capita, direi che ci siamo compresi a vicenda, anche se c'è voluto del tempo. François ha un modo di lavorare sottile e delicato che ha permesso una conoscenza reciproca graduale. Alla fine delle riprese eravamo in totale sintonia.

Spesso il cinema francese ha messo in scena un triangolo amoroso fra due uomini e una donna. Come per dire che a una donna un uomo solo non basta.
Questo perché i film a cui fa riferimento sono stati girati da uomini: forse hanno paura di non essere abbastanza per le proprie compagne! (Ride)

E se invece fossero girati da registe?
Forse racconterebbero che per una donna di uomini ce ne vogliono molti più di due! (Ride) Scherzi a parte, la fantasia del triangolo è comune a entrambi i sessi, perché è un archetipo antico come il mondo. Non dimentichiamo che Doppio amore è liberamente tratto da un racconto di Joyce Carol Oates, una scrittrice che ha dimostrato una grande conoscenza della psiche della sua protagonista.


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