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Blade Runner 2049, la domanda è «Chi sono io?»

Nel film di Villeneuve un confine sempre più sottile divide uomini e replicanti, un limite che potrebbe anche sfumare lasciando il posto al caos. Al cinema.
di Marco Castelli, vincitore del Premio Scrivere di Cinema

Blade Runner 2049

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Harrison Ford (76 anni) 13 luglio 1942, Chicago (Illinois - USA) - Cancro. Interpreta Rick Deckard nel film di Denis Villeneuve Blade Runner 2049.
lunedì 9 ottobre 2017 - Scrivere di Cinema

La pioggia scrosciante della Los Angeles del 2019 continua a battere furiosa sulla California anche trent'anni dopo, lasciando solo di tanto in tanto il posto ad una neve che sembra cenere. Le vie affollate da una folla disordinata sembrano essere state in larga misura ripulite e riportate all'ordine mentre gli ultimi replicanti da ritirare si nascondono ormai nelle campagne disabitate, all'ombra di alberi corrosi dalle piogge acide e messi a dura prova dal vento che corre sulle terre brulle. In questo mondo che unisce le tecnologie più evolute ai rimasugli di guerra fredda il regista Denis Villeneuve si muove con decisione, riuscendo nella quasi impensabile impresa di riformulare l'estetica cyber-punk del primo Blade Runner con un tono autoriale, che unisce in un'unica estetica minimalista monumentali statue à la Ozymandias dimenticate nella polvere e schermi touch.

La questione proposta da Ridley Scott, a ribattere alle "magnifiche sorti e progressive" suggerite dall'avanzamento tecnologico, era "Qual è la differenza tra umani e macchine. Ove si pone il confine dell'umano?", mentre solo in subordine a questa si definiva la diatriba sulla natura da replicante o meno del protagonista Deckard.
Marco Castelli, vincitore del Premio Scrivere di Cinema

Villeneuve ripropone le stesse domande, ma mettendo chiaramente l'accento sulla formulazione individualistica dell'identità ("Chi sono io?") e facendo che sia nella ricerca di una risposta a questo dubbio che si indaghi sulla "summa divisio" della Terra del 2049: replicante o umano.

Un confine sempre più sottile divide infatti le due specie, un limite che nei timori dei dominanti potrebbe anche sfumare lasciando il posto al caos, rendendo insufficiente l'identificazione della differenza tra i due nel possesso dell'anima, che sarebbe propria degli esseri nati e non creati artificialmente.


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