| Titolo originale | Snowden |
| Anno | 2016 |
| Genere | Biografico, Drammatico, Thriller, |
| Produzione | USA, Germania |
| Durata | 134 minuti |
| Regia di | Oliver Stone |
| Attori | Joseph Gordon-Levitt, Shailene Woodley, Melissa Leo, Zachary Quinto, Tom Wilkinson Rhys Ifans, Nicolas Cage, Ben Schnetzer, Lakeith Stanfield, Scott Eastwood, Timothy Olyphant, Joely Richardson, Parker Sawyers, Christian Contreras, Jaymes Butler, Marisol Correa, Robert Firth, Demetri Goritsas, Rachel Handshaw, Ken Thomas, Michael Benz, Nicholas Rowe, Erol Sander, Suzanne Gilbert, Anatoly Kucherena, Valentina Kuitko, Bhasker Patel, Olga Koda, Patrick Joseph Byrnes, Christy Meyer, Stephanie Simbeck, Logan Marshall-Green, Eric Kofi-Abrefa, Stanley I. Walker Jr., Ben Chaplin, Mathangi Ray, Ashani Perera, Alan Rusbridger, Edward Snowden. |
| Uscita | giovedì 24 novembre 2016 |
| Tag | Da vedere 2016 |
| Distribuzione | Bim Distribuzione |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,05 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 28 novembre 2016
Joseph Gordon-Levitt interpreta Snowden in un film basato sul libro del giornalista Luke Harding. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Razzie Awards, In Italia al Box Office Snowden ha incassato nelle prime 3 settimane di programmazione 1,6 milioni di euro e 680 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel 2013, barricato in una stanza d'hotel ad Hong Kong, il ventinovenne Edward Snowden, ex tecnico della CIA e consulente informatico della NSA, ha rivelato, dati sensibili alla mano, al quotidiano inglese The Guardian e alla documentarista Laura Poitras, l'esistenza di diversi programmi di sorveglianza di massa, programmi di intelligence secretati, che garantiscono al governo statunitense un livello di sorveglianza estremamente invasiva e contraria ad ogni diritto alla privacy sul proprio territorio e sul resto del mondo, fatta passare con l'alibi della sicurezza.
Il caso Snowden, con i suoi tratti di abusi e di paranoia, sembrava fatto apposta per finire in un film di Oliver Stone e per molti versi si trova effettivamente al posto giusto. Innanzitutto, la biografia è un genere che a Stone riesce bene, soprattutto perché, là dove ci sono una storia vera e una cronologia nota, può sbizzarrirsi nella fase che più lo intriga, e cioè il montaggio. Poi, nella parabola di Snowden c'era, bello e pronto, il discorso dell'addestramento militare volontario, che va di pari passo con la domanda sul patriottismo che fa da sfondo a tanti film del regista di JFK (chi è più fedele allo spirito americano: chi contesta o chi obbedisce?). Infine, il tema della corruzione, della politica ostaggio del denaro (e dunque dell'industria bellica), di un Paese in cui non si cerca la verità ma si tenta di nasconderla. Stone è ossessionato da questo tema, ma non è meno ossessionato Snowden stesso, che si arruola per tener fede al motto delle forze speciali "De oppresso liber", che fa quel che fa perché ciò che ha visto è contrario ad ogni (suo) principio e vuole interrogare il mondo sull'argomento. Ideologia e azione, insomma, sono gli ingredienti di cui sono fatti tanto il caso Snowden che il cinema di Stone ed è questa coincidenza che tiene alto il film nonostante non tutti i momenti stiano allo stesso livello.
Un'altra buona ragione risponde al nome di Joseph Gordon-Levitt. La performance dell'attore previene il regista dal rischio di strafare: la sua interpretazione sposta il discorso ideologico dal piano potenziale della politica a quello della scelta individuale, di coscienza, proiettando improvvisamente il piccolo mago del computer nella schiera degli uomini che hanno fatto la Storia, dei singoli che hanno spostato la montagna. È la lettura del mistero Snowden che fa Stone, una lettura personale, ma la prova di Gordon-Levitt la sostiene senza cedimenti.
Sul piano tecnico, Stone ha raffinato forse più di chiunque altro la pratica della drammatizzazione di eventi reali, gli basta perciò raccogliere il testimone della Poitras, con un passaggio di mano letterale della telecamera, per poi prendersi carico di costruire a piacimento. E qui nasce qualche problema, la supposta innocenza di Edward "Snow White" appare forzata, la storia d'amore di servizio, le metafore della caccia e del drone non sottilissime. Ma il film non ne esce compromesso perché in fondo ciò che funziona è la base, la coincidenza tra la visione del regista e quella del protagonista, che guardano con terrore all'idea che, come una bomba che per colpire un bersaglio uccide tutti quanti i civili innocenti nei paraggi, i danni collaterali della guerra americana per il controllo delle informazioni potrebbero rivelarsi incalcolabili.
Quanto ripreso da "Citizenfour" durant'il giugno 2013 nella stanza del Mira Hotel a Hong Hong fu solo la verità relativ'a quella data e secondo quegli specifici 4 soggetti (Snowden, Poitras, Greenwald e MacAskill). Il nuovo film di Stone ha scarsissimi meriti, fra cui il dilungars'in un profluvio d'aneddoti che reinquadrano l'"affaire" in uno scenario [...] Vai alla recensione »
Edward Snowden, ventinovenne informatico geniale, ex tecnico della Cia e di vari uffici dell'intelligence americana, nel 2013 è rintanato in un albergo di Honk Kong dove riceve Glenn Greenwald, un giornalista del quotidiano inglese The Guardian e Laura Poitras, documentarista. Si appresta a rivelare al mondo l'esistenza di programmi di sorveglianza di massa che permettono agli USA un controllo praticamente assoluto, sulle reti di tutto il mondo. L'alibi sarebbe la sicurezza nazionale a fronte della violazione della privacy degli individui. Il fatto è grosso. Anzi, storicamente sconvolgente. Una rivoluzione che sorpassa confini e guerre, e rapporti fra potenze.
La profanazione di un diritto di noi poveri, normali abitanti della terra sarebbe solo un effetto collaterale dell'immane gioco dei potenti.
Solo che non è collaterale. Detto in altri termini: tutto ciò che noi mettiamo in rete - nel film i marchi si vedono, da Google a Facebook ,You tube, Instagram, Yahoo, Twitter, Whatsapp e via dicendo ... - nella nostra rete privata, può essere assunto da programmi che ormai tutto spiano e catturano. Lettere, dossier, contratti, bilanci, intimità, segreti e peccati, tutto è alla portata di hacker globali.
Questo editoriale che sto scrivendo, magari in questi stessi minuti di tempo reale, sta per essere acquisito in Russia o in Cina, nel Regno Unito, persino in Corea, e nei paesi canaglia del medio oriente. E un giorno potrebbe essere usato contro di me. Lo dico come scherzo e paradosso, perché nelle scacchiere della politica e dei rapporti fra le potenze non sono un soggetto... interessante. Ma l'idea è quella. E soggetti interessanti ci sono, governanti e ministri, generali, eccellenze di tutti i campi. Magari al momento di rapporti, o di accordi, o megacontratti, parlo di finanza e di politica, avere informazioni intime può essere utile, puoi condizionare l'interlocutore del quale conosci segreti che sarebbe meglio non conoscere. In sostanza la parola è: ricatto. E in ultima analisi tutti siamo ricattabili.
Avevamo conosciuto quel ventinovenne pallido, occhialuto e pronto a nascondersi come un ragazzino sotto una coperta per sfuggire ai suoi inseguitori in Citizenfour di Laura Poitras, documentario del 2014 premiato con l'Oscar tutto ambientato in una camera d'albergo di Hong Kong. Quel biondino educato era il nuovo nemico pubblico numero 1 degli Stati Uniti: Edward Snowden.