| Titolo originale | Lemale Et Ha'Chalal |
| Titolo internazionale | Fill the Void |
| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Israele |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Rama Burshtein |
| Attori | Hadas Yaron, Yiftach Klein, Irit Sheleg, Chayim Sharir, Razia Israeli Hila Feldman, Renana Raz, Ido Samuel, Yael Tal, Michael Weigel, Neta Moran, Melech Thal. |
| Uscita | giovedì 15 novembre 2012 |
| Tag | Da vedere 2012 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| MYmonetro | 3,36 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 18 luglio 2016
La giovane Shira deve decidere se sposare il marito di sua sorella Esther, che è morta nel dare alla luce il piccolo Mordechai. Il film è stato premiato a Venezia, ha vinto un premio ai European Film Awards, In Italia al Box Office La sposa promessa ha incassato nelle prime 2 settimane di programmazione 429 mila euro e 153 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Shira ha 18 anni, è figlia di un rabbino della comunità ortodossa di Tel Aviv e sorella minore di Esther, che attende un figlio dal marito Yochai. L'interesse di Shira si rivolge per la prima volta verso un coetaneo, che la famiglia le ha proposto come possibile fidanzato, ma la morte di Esther per parto allontana ogni decisione. Solo con il neonato, di cui si occupano con amore Shira e la sua famiglia, Yochay viene invitato a risposarsi presto. La prospettiva che possa andarsene con il nipotino in Belgio, spinge la moglie del rabbino a proporgli di prendere in moglie proprio Shira. Sta alla ragazza accettare o meno questa difficile proposta.
Opera prima di Rama Burshtein, Fill the void è un esordio a cui tributare un benvenuto sentito e meritato, per la coerenza delle scelte forti di regia e l'emozione che scorre in esso, dapprima sottile come un ruscello poi sempre più simile ad un fiume in piena, che non straripa però dagli argini di una forma stretta, rigida e adottata volontariamente. Esattamente com'è per il sentimento amoroso tra un uomo e una donna nella comunità in cui si ambienta il film, regolata da riti e precetti il cui rispetto formale è inteso in tutto e per tutto come sostanziale, e all'interno dei quali una libertà non lesiva è possibile, ma va ricercata e non è sempre facile.
È di questo spazio ristretto al massimo, di cui gli interni delle case non sono che un riflesso, uno strumento, che tratta il film della Burshtein: la storia di una scelta che viene dall'alto e si trasforma in una scelta del cuore. O, come probabilmente direbbe uno di loro, la scelta di una corrispondenza rinvenuta dove era già presente anche se sembrava impossibile. Dall'esterno, si può comprendere o meno, accettare o meno, ma la forza del film sta proprio nell'evitare di porre un confronto tra il mondo laico e il mondo religioso. Tutto si svolge all'interno di un contesto (non solo materiale) confinato, esotico e probabilmente realmente incomprensibile a chi non gli appartiene, ma dove l'amore, il dubbio, il desiderio, la paura e la felicità sono quelli che invece conosciamo tutti nello stesso modo, e dove non mentire a se stessi è il comandamento universale che non dovrebbe conoscere pareti divisorie.
Pur raccontando dall'interno la comunità chassidica, da una distanza si direbbe nulla e sicuramente non critica, la regista sfrutta narrativamente le convenzioni religiose allo stesso modo in cui il cinema in costume sfrutta le costrizioni sociali per enfatizzare il sentimento attraverso la sua compressione forzata, e non dimentica l'umorismo nel tratteggiare le figure del contorno parentale, perché, anche se prende l'avvio da un lutto, Fill the void film è solo e soltanto un film d'amore.
Il film ci rivela un mondo sconosciuto, una comunità ermetica scandita da una liturgia onnipresente con riti codificati e pervasivi. In essa la giovane Shira , guidata dalla madre, vede per la prima volta, a debita distanza, il giovane promesso, pregustando con eccitazione i brividi di un matrimonio che verrà, predisposto dalla sua famiglia.
Non è frequente imbattersi in un film israeliano al di fuori del recinto protezionistico dei festival, ma «La sposa promessa» non esce nelle nostre sale solo perché la sua protagonista ha vinto la Coppa Volpi per la migliore attrice alla Mostra di Venezia 2012. L'opera prima di Rama Burshtein, in effetti, mette in evidenza uno stile originale e complesso che permette al racconto di travalicare la semplice [...] Vai alla recensione »