La sposa promessa

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Un film di Rama Burshtein. Con Hadas Yaron, Yiftach Klein, Irit Sheleg, Chayim Sharir, Razia Israeli.
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Titolo originale Lemale Et Ha'Chalal. Drammatico, durata 90 min. - Israele 2012. - Lucky Red uscita giovedì 15 novembre 2012. MYMONETRO La sposa promessa * * * - - valutazione media: 3,38 su 35 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   
ennas lunedì 19 novembre 2012
riti e promesse Valutazione 3 stelle su cinque
97%
No
3%

Il film ci rivela un mondo sconosciuto, una comunità ermetica scandita da una liturgia onnipresente con riti codificati e pervasivi. In essa la giovane Shira , guidata dalla madre, vede per la prima volta, a debita distanza, il giovane promesso, pregustando con eccitazione i brividi di un matrimonio che verrà,  predisposto dalla sua famiglia.

Già in questo primo passaggio del film, vediamo quanto, all’interno di una comunità chiusa,  i comportamenti ma anche i sentimenti siano marcati da un’appartenenza che modella le persone. [+]

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peer gynt lunedì 3 settembre 2012
dal dovere all'amore Valutazione 3 stelle su cinque
89%
No
11%

La diciottenne Shira, ansiosa di sposarsi, è promessa dai suoi genitori (ebrei osservanti della corrente chassidica, caratterizzata da un rigore dottrinario e rituale estremo) ad un coetaneo. Ma quando sua sorella muore dando alla luce un bambino, ed è evidente che il vedovo dovrà a breve risposarsi per dare una madre all'orfano, a Shira si chiede di sacrificarsi per la famiglia e sposare lei il cognato. Ritratto psicologicamente profondo di una giovane donna e della sua progressiva presa di coscienza della differenza fra dovere e amore. Il passaggio fra il subire un destino imposto dall'alto e l'accettarlo con sincera partecipazione comporta una lenta e sofferta introspezione, che il personaggio di Shira affronta con serena maturità. [+]

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renato volpone domenica 18 novembre 2012
il chiuso pensiero della religione Valutazione 3 stelle su cinque
61%
No
39%

Un mondo piccolo dove uomini e donne, in nome di Dio, giocano con i sentimenti degli altri. Shira non può scegliere, non può vivere la propria libertà di donna, ma deve subire le responsabilità e le sofferenze degli altri. Il suo desiderio di amore e la sua speranza di una giovinezza felice vengono infranti dalla sorella che morendo mette alla luce un bambino. Così la madre chiede a Shira di sposare il cognato per non veder allontanare il bambino. Ma tutto, perfetto come i canti delle preghiere, consuma l'imperfezione di una esistenza dove uomini e donne non sono padroni di se stessi e del proprio destino. Una realtà straziante in questo terzo millennio dove la ragione e il progredire sono ancora sopraffatti da  antichissimi retaggi religiosi. [+]

[+] non sono d'accordo (di fiat lux)
[+] antireligioso? (di perthick)
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ninoraffa lunedì 4 settembre 2017
questione di sentire Valutazione 3 stelle su cinque
100%
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 I buoni film, forse, più che indicarci qualcosa di nuovo, servono a riflettere su quello che già sappiamo. Così la Sposa Promessa ci dice qualcosa sugli Ebrei Ortodossi, i loro costumi e gli scrupolosi riti che ne scandiscono il quotidiano, ma è soprattutto occasione di tornare su di noi, da loro così distanti.
Tel Aviv. La diciottenne Shira, figlia minore di un rabbino chassidico, è in età di matrimonio; la famiglia sta quindi provvedendo a trovarle marito e anche un supermercato casher può essere un buon posto per un primo contatto, naturalmente accompagnata dalla madre, a debita distanza e senza una parola. Nel tranquillo svolgersi della combinazione tra rabbini, la morte di parto della sorella Esther, sovvertirà ogni piano: la madre di Shira, temendo di perdere il nipotino nato da poco, propone alla figlia di sposare lo stesso Yochai, al quale intanto sono state offerte nuove nozze all’estero. [+]

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56mad domenica 18 novembre 2012
nuovo e notevole Valutazione 4 stelle su cinque
100%
No
0%

il primo pensiero da occidentale è di fastidio e repulsione :è possibile che queste donne abbiano in mente solo il matrimonio? non potrebbero svegliarsi,studiare e andare a trovarsi un lavoro bello e soddisfacente?ma la regista è bravissima a farci entrare con dolcezza ed incisività nel suo particolarissimo mondo. non é un film sull'amore,è un discorso che riguarda la capacità di fidarsi e di affidarsi,a Dio,alla propria tradizione culturale e alla propria comunità.è questa capacità di accudimento e tenerezza reciproca(avreste mai immaginato un gesto di profondo rispetto ed accoglienza come quello del rabbino che accompagna la vecchia donna sola nella propria cucina per aiutarla a scegliere un nuovo forno?)che salva dal dolore che accompagna ogni vita. [+]

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adelio martedì 5 febbraio 2013
you can see there's growing, filling the void Valutazione 4 stelle su cinque
100%
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E’ veramente difficile rimanere motivato se non hai uno scopo da perseguire. Lavorare per raggiungere un obiettivo aiuta molto a trovare valore nella tua vita.  L’assenza di un traguardo a cui arrivare può certamente causare problemi di tipo emotivo e farti percepire la sensazione di vuoto interiore.
 Ma la comunita’ Chassidica questo vuoto non lo vuol conoscere perché la vita che scorre nei rapporti tra uomini e donne è fatta di solidarietà e comune senso dell’obiettivo da raggiungere: lo sviluppo della spiritualità interiore e il rispetto degli altri mostrano l’autenticità della cultura ebraica ancorchè esasperata da un’ortodossia integralista mai però irrispettosa dell’uomo sia esso anima o corpo. [+]

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violettaaa domenica 18 novembre 2012
un’incantevole e delicata introspezione all’intern Valutazione 4 stelle su cinque
82%
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18%

La vicenda si svolge a Tel Aviv, all’interno di una comunità ebraica ultra-ortodossa, della corrente chassidica. Siamo ai nostri giorni ma lo spettatore se ne rende conto solo da particolari come i cellulari o le automobili. Per il resto gli usi e costumi di questa comunità sembrano emergere  dal passato. Religione, spiritualità e costumi sociali sono così strettamente interconnessi da fondersi. La comunità è interamente pervasa dall’osservanza di rigidi schemi comportamentali, da una ritualità non solo religiosa ma anche sociale. Il rabbino non rappresenta solo una figura religiosa bensì una figura di riferimento spirituale e materiale, fondamentale in ogni aspetto della vita degli individui (indicativa la scena in cui una vecchietta, senza parenti né amici, chiede ed ottiene la consulenza del rabbino per la scelta di una cucina a gas). [+]

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aloisa clerici sabato 1 dicembre 2012
amare oggi a tel aviv Valutazione 0 stelle su cinque
100%
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Il film d’esordio di Rama Burshtein, La sposa promessa è innanzitutto, un’interessante documento sociale, un lungometraggio che racconta un mondo a noi occidentali quasi sconosciuto, quello della comunità ebraica. Dalla prospettiva proposta dal film, si rileva sin dalle prime immagini la stridente forza di una realtà sociale chiusa e rigida, opprimente e severa, all’interno del quale i matrimoni sono ancora combianti dalle famiglie e la condizione femminile è legata alla presenza/dipendenza della figura di uomo-patriarca. La storia si svolge nella Tel Aviv dei giorni nostri, all’interno della comunità ebraica ortodossa di corrente chassidica, ma la stato di “attualità” è individuabile solamente dalla presenza di oggetti di tecnologia moderna, mentre usi e costumi ricordano atmosfere di mezzo secolo fa. [+]

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piris martedì 12 febbraio 2013
che sorpresa Valutazione 4 stelle su cinque
100%
No
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E' un film di una forza e una bellezza davvero disarmanti. Ti fa entrare dentro una comunità ebrea ortodossa di Tel Aviv, con uno sguardo partecipe e non giudicante, ti fa affezionare ai personaggi, e capire quanto ogni regola antropologica sia poi euqivalente, quando si tratta di amore.
la nascita di un vero amore nel modo più tormentato e originale: il matrimonio combinato.
Un piccolo film capolavoro, un gioiello di fineszza introspettiva e di grande impatto figurativo.

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zoom e controzoom lunedì 19 novembre 2012
non facile da apprezzare e tecnicamente eccentrico Valutazione 3 stelle su cinque
64%
No
36%

Il mio gusto personale, non corrisponde a questo film, ma ciò non toglie che ne abbia potuto valutare gl’indubbi pregi peculiari ed apprezzarli.
E’ un film che persegue quasi fino alla fine, un ritmo notevolmente lento ottenuto non solo con una lunga permanenza sulla scena, ma anche con silenzi o dialoghi lenti e con una dialettica rallentata.
La fotografia si avvale di molti primi piani che pur non riempiendo lo schermo,  anzi, proprio perché posizionati ad una delle estremità e a volte parzialmente eccedendo oltre il campo, creano un senso d’incombenza pesante.
Alcune inquadrature sono eccessivamente ricercate senza avere una logica o un effetto che corrisponde all’economia del racconto, delle emozioni che si vogliono suscitare e che i fatti del racconto perseguono egregiamente, ma molto valide le luci che disegnano i profili o gli scorgi tra i corpi dei personaggi coinvolti nella scena. [+]

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Marianna Cappi
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