| Titolo originale | Io sono Li |
| Titolo internazionale | Shun Li and the Poet |
| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia, Italia |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | Andrea Segre |
| Attori | Zhao Tao, Rade Serbedzija, Marco Paolini, Roberto Citran, Giuseppe Battiston Giordano Bacci, Spartaco Mainardi, Zhong Cheng, Wang Yuan, Amleto Voltolina, Andrea Pennacchi, Guo Qiang Xu, Sara Perini, Federico Hu, Hi Zhijian, Ni Jamin, Irma Bellemo, Nicolò Bonaldo, Huang Chengjing, Chen Chunxiao, Rossanna De Bianchi, Mario Doria, Ng Yuin Fong, Fu Genying, Zheng Jinjiang, Zhao Peiqun, Andrea Penzo, Stefano Sambo, Don Vincenzo Tosello. |
| Uscita | venerdì 23 settembre 2011 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | Parthénos |
| MYmonetro | 3,30 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 10 settembre 2020
Tra i tavoli di una piccola osteria di Chioggia, nasce un'amicizia romantica e difficile tra una giovane cinese e un pescatore di origini slave. Il film ha ottenuto 3 candidature ai Nastri d'Argento, 4 candidature e vinto un premio ai David di Donatello, Il film è stato premiato a 8 ½ Cinema Italiano, In Italia al Box Office Shun Li e il poeta ha incassato 484 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Shun Li confeziona quaranta camicie al giorno per pagare il debito e i documenti che le permetteranno di riabbracciare suo figlio. Impiegata presso un laboratorio tessile, viene trasferita dalla periferia di Roma a Chioggia, città lagunare sospesa tra Venezia e Ferrara. Barista dell'osteria 'Paradiso', Shun Li impara l'italiano e gli italiani. Malinconica e piena di grazia trova amicizia e solidarietà in Bepi, un pescatore slavo da trent'anni a bagno nella Laguna. Poeta e gentiluomo, Bepi è profondamente commosso dalla sensibilità della donna di cui avverte lo struggimento per quel figlio e quella sua terra lontana. La loro intesa non sfugge agli sguardi limitati della provincia e delle rispettive comunità, mettendo bruscamente fine alla sentimentale corrispondenza. Separati loro malgrado, troveranno diversi destini ma parleranno per sempre la stessa lingua. Quella dell'amore.
Per quelli che 'fanno il cinema a Roma' e per cui un veneziano vale un triestino, il Veneto è un set popolato da improbabili abitanti che si limita a fare da sfondo a storie italiane altrettanto improbabili. Serviva evidentemente un po' di sangue di quella terra per raccontarne la sorprendente bellezza e per far crescere un film preciso nell'ambientazione e credibile nelle emozioni lambite 'ogni sei ore' dalla Laguna. Partendo da un luogo esistente, 'provocato', smontato e ricomposto attraverso l'osservazione soggettiva di un'immigrata, Andrea Segre lo mostra nelle concrete trasformazioni stagionali e nelle più sottili conversioni sociali. Contro gli stranieri impersonali e posticci di Patierno e le sue 'cose dell'altro mondo', il documentarista veneto ribadisce quelle di questo mondo e di questa Italia in rapporto dialettico, ostile o conciliato, con l'altro da sé. Un altro che è persona e mai personaggio.
Io sono Li è un'architettura delle posizioni relative tra le figure in campo, al cui centro si colloca la protagonista di Zhao Tao, centrata in ogni dove e concentrata su un proponimento che ha il volto di un bambino di otto anni. Come satelliti le gravitano intorno pescatori cauti e imprenditori (cinesi) rapaci che non la spostano da 'Li', che è insieme identità, punto, momento e baricentro. Dopo i documentari (Magari le cose cambiano, Il sangue verde, La Mal'ombra, Come un uomo sulla terra) e congiuntamente alla ricerca sociale, Segre debutta nel cinema a soggetto, sposando sentimenti affettivi e sociali con una limpidezza di esposizione che non riesce sempre a scongiurare l'inciampo didascalico. Di fatto, pur romanzando con sensibilità la realtà, il film non è in grado di rimettere in gioco la finzione con la verità, incorrendo troppe volte in formule da dibattito. Meglio sarebbe stato lasciarsi cullare dalle perifrasi dei sentimenti, così magnificamente comprese nell'interpretazione implosa di Zhao Tao e in quella lirica di Rade Šerbedžija. Portatore sano della condizione umana di straniero lui, portatrice pudica lei del cinema poetico e reale di Zhangke, del cambiamento epocale della Cina e dell'incanto a cui rinuncia per cambiare anima.
Io sono Li ha due significati. Li è una ragazza cinese emigrata in Italia col pensiero fisso rivolto verso suo figlio di otto anni rimasto in Cina. Il lavoro le è necessario per pagare la cosiddetta mafia cinese e consentire, quindi, che venga pagato anche il viaggio del piccolo che è al momento accudito dal nonno nel paese natìo. Io sono lì (questa volta con l’iniziale minuscola e con l’accento) vuol [...] Vai alla recensione »
Miracoli del cinema. L’argomento del primo film di finzione di Andrea Segre, fin qui ottimo so documentarista, sta in poche righe: giovane immigrata cinese vive uno strano, casto e impossibile amore con un anziano pescatore slavo di stanza a Chioggia, pure lui immigrato ma ormai assimilato a quel microcosmo durissimo. Il film dura 96 minuti e li vale tutti.