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Il confine dell'indipendenza

Presentato a Roma La misura del confine, thriller diretto da Andrea Papini.
di Marianna Cappi

Una scena del film La misura del confine di Andrea Papini.

venerdì 6 maggio 2011 - Incontri

È stato presentato ieri al Cinema Aquila di Roma, dal regista Andrea Papini e da buona parte del cast tecnico e artistico, La misura del confine, un piccolo grande film che MYmovies contribuisce a sostenere, anche con l’anteprima proposta in contemporanea. Ambientato in un rifugio sul Monte Rosa, trasformato per l’occasione in panoramico teatro di posa, il film è piccolo nel budget ma grande nel progetto e nella passione di chi lo ha portato a termine. L’eccezionale ubicazione del rifugio fa sì che si proponga anche come un film-esperienza, non solo perché questo è stato per attori e troupe al momento delle riprese, nell’autunno 2009, ma perché lo spettatore stesso, grazie ai modi accoglienti della messa in scena, viene portato ad alta quota, solleticato dai brividi del mistero nascosto tra i ghiacci e riscaldato dall’entusiasmo e dal convivio.


LA PAROLA AI PROTAGONISTI

Peppino Mazzetta è Peppino, gestore del rifugio:
Catturare la quantità di immagini buone necessarie a montare un film di un'ora e mezza in quelle condizioni con così pochi giorni è un miracolo. Le guide ci hanno detto, alla fine di tutto, che avevano scommesso che non avremmo resistito in quel posto 14 giorni. Il film va guardato anche tenendo in conto quel contesto.

Paolo Bonanni è Mathias, il topografo svizzero:
Questo film è un miracolo vero e proprio. Lo abbiamo realizzato in sole due settimane, con grande forza di volontà e grande impegno. Abbiamo vissuto quei posti straordinari e quei silenzi…

Tommaso Spinelli è il suo assistente:
È stata una bellissima esperienza. È nato un grande torneo di calcio balilla, alla sera: a tremila metri gli svaghi sono abbastanza limitati...

Luigi Iacuzio e Lorenzo Degl’Innocenti sono Osvaldo e Cunaccia:
Iacuzio: Sono contento di essere arrivato fin qui, in una sala, intendo, ma mi voglio lamentare pubblicamente e dire che non si lavora così, senza aiuto alcuno.
Degl'Innocenti: Io e Luigi abbiamo preso dalle guide i grugniti e silenzi della gente di montagna e mi associo a lui nel dire che è stato bello così ma sarebbe bello che non fosse stato così e cioè che il cinema avesse un altro sostegno.

Com'è nata l'idea?
Andrea Papini: Nel 2008 vinsi un premio con il mio primo film, La velocità della luce, che consisteva in due settimane di uso della telecamera Red 4k. Da questa opportunità, con la stessa troupe del primo film, è nata l’idea di farne un secondo, ambientato in montagna.
Io e la sceneggiatrice Monica Rapetti abbiamo lavorato senza interferenze creative di dirigenti Rai o altro, lavorando sulla memoria. Certo col budget di Baarìa avremmo potuto fare 300 film come questo, e forse sarebbe stato bello avere più tempo per lavorare con gli attori ma, a quell'altitudine, forse non sarebbe venuto fuori qualcosa di diverso. Io sono contentissimo così. Voglio ringraziare anche Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, che sono saliti al rifugio con noi, e hanno fatto le musiche seguendo la scena, come nei film degli anni ’30.

Come vi siete regolati con le luci naturali di quei posti?
Papini: Il problema principale era compensare la forte luce che entrava da fuori, perciò le finestre del rifugio sono state sempre tutte gelatinate, per schermare. Abbiamo portato su a braccio, con gli attori, una tonnellata e mezzo di materiale. Avevamo sempre due set allestiti in contemporanea e due telecamere al lavoro.

Cosa intendete dire quando affermate che “non si dovrebbe lavorare così”?
Papini: Nella situazione produttiva di oggi i flussi di denaro sono bloccati, se uno vuole fare qualcosa deve inventarsi un espediente. L'importante è riuscire a guadagnare abbastanza per favorire il lavoro di chi ha questa passione. Per esempio, sono felice per il ragazzo che ha fatto il backstage del film, che è bravissimo, abbia poi vinto un premio con quel backstage. Ma abbiamo lavorato tutti senza gratificazione economica. Il film ha ottenuto un punto in meno al Ministero rispetto al punteggio che serviva per avere una distribuzione: una specie di beffa. Ma la delusione più grande è stata la Film Commission Piemonte, con le sue risposte contraddittorie: “Il film è troppo rischioso, fatelo e poi vediamo”, “Il film è già fatto, cosa possiamo fare?”, “Finanzieremo la distribuzione”, “Non vi abbiamo finanziato”. Diciamo che il budget del film era di 600mila euro ma sono soldi virtuali, siamo tutti coproduttori: attori e tecnici, sono tutti in quota.
Speriamo che si crei un piccolo caso, un passa parola. Si dice che la Rai abbia investito un miliardo di euro per Goodbye Mama, che ne ha incassati 60mila: allora, capite, non è la qualità che contesto, ma la strategia produttiva e commerciale.

Perché proprio la montagna?
Papini: Perché quando vado al cinema da spettatore voglio vedere qualcosa di eccezionale, lontano dalla mia quotidianità. La montagna in questo senso era perfetta, spettacolare, misteriosa. Poi nell'eccezionale si può inserire una storia quotidiana, come abbiamo fatto nel nostro film.

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Una foto dal set di La misura del confine.
Una foto dal set di La misura del confine.
Una foto dal set di La misura del confine.
Una foto dal set di La misura del confine.
Una foto dal set di La misura del confine.
Una foto dal set di La misura del confine.
Una foto dal set di La misura del confine.
Una scena del film La misura del confine.
Una foto dal set di La misura del confine.
Una foto dal set di La misura del confine.
Una foto dal set di La misura del confine.
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