Parigi

Film 2008 | Commedia 130 min.

Regia di Cédric Klapisch. Un film con Juliette Binoche, Romain Duris, Albert Dupontel, Fabrice Luchini, François Cluzet. Cast completo Titolo originale: Paris. Genere Commedia - Francia, 2008, durata 130 minuti. Uscita cinema venerdì 26 settembre 2008 distribuito da Bim Distribuzione. - MYmonetro 2,68 su 39 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Storia d'un parigino che, essendo malato, si chiede se sta per morire. La sua malattia gli fa vedere le persone che incontra sotto una luce diversa rispetto a prima. In Italia al Box Office Parigi ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 500 mila euro e 125 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato nì!
2,68/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 2,67
PUBBLICO 2,43
CONSIGLIATO NÌ
Le vite straordinarie delle persone ordinarie che abitano la ville Lumière, viste con sguardo sentimentale da Klapisch.
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 22 settembre 2008
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 22 settembre 2008

Pierre è un ballerino a cui viene diagnosticata una grave malattia cardiaca; deve attendere il trapianto ma non è affatto certo che sopravviverà. Sua sorella si trasferisce da lui per assisterlo, insieme ai suoi tre figli senza padre, e fa la spesa al mercato di quartiere, dove i fruttivendoli sono in piena schermaglia amorosa. Intanto un nordafricano s'imbarca alla volta dell'Europa, una fornaia assume un'apprendista maghrebina e un professore universitario di storia, in crisi esistenziale, s'innamora di una studentessa, si confronta con il fratello architetto e si presta a commentare la città di Parigi per una collana di dvd.
Sono alcune delle traiettorie che Cédric Klapisch traccia sulla mappa di Parigi , storie di vita ordinaria rese straordinarie dallo sguardo di Pierre, "esaltato" dalla prospettiva della morte. Un percorso che si denuncia da solo -nelle parole del professore che cita Baudelaire- senza capo né coda, ambientato in un momento storico antirivoluzionario ma, evidentemente, intriso di spleen.
C'è poco da ridere rispetto ai precedenti lavori dell'autore, tutti sono più nudi davanti alla macchina da presa, come ballerini cui non è più dato il piacere di ballare, ma in fondo anche tutti più disposti a dare un'occasione al caso. L'amore non è obbligatorio, ma quello tra fratelli è indagato, riconosciuto, motore dei momenti più commoventi e più divertenti (anche se la sequenza da applausi è quella di Fabrice Luchini alla sua prima seduta dall'analista).
Pierre è il regista degli incontri tra i personaggi, l'unico a intercettarli tutti, anche se capirli è altra cosa; li guarda dall'alto in basso o dal basso in alto, spettatore alla ricerca di prospettive d'artista. Ma lo scambio è mutuo: Klapisch, che pure si mette al livello dei personaggi, discreta terza presenza nella stanza con loro, soffre a sua volta di un problema di cuore. Il suo sguardo è sentimentale, abbraccia il bello e il brutto, l'attore famoso (Binoche, Duris, Luchini) e quello poco noto, ripropone squarci del proprio cinema ma ne mitiga fortemente la leggerezza. Parigi, splendidamente fotografata da Christophe Beaucarne, senza enfasi ma non senza amore, è il contenitore che tutto tiene e tutto perdona, ma l'idea di percorrerla programmaticamente senza meta, per disegnare un "ritratto effimero di una città eterna" (come avrebbe dovuto specificare un sottotitolo poi omesso), non sempre appare come la soluzione migliore.
In continuo cambiamento, come la ville Lumière, Klapisch è di nuovo in cerca del suo gatto, e noi possiamo solo augurarci che lo ritrovi al più presto.

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Stefano Lo Verme

Pierre, un ballerino professionista malato di cuore, viene a sapere che le sue condizioni di salute sono molto gravi e che potrebbe morire entro breve tempo; sua sorella Élise, assistente sociale e madre single di tre bambini, decide così di trasferirsi nell'appartamento di Pierre per stare vicina al fratello. Nel frattempo Roland Verneuil, un maturo professore di storia, si prende una cotta per una sua studentessa. Cédric Klapisch, regista di film quali Aria di famiglia e L'appartamento spagnolo, torna a raccontare le speranze, le angosce e le difficoltà della gente comune in questa graziosa commedia dal tono agrodolce, Parigi. Fin dal titolo, Klapisch si propone di rendere omaggio alla città più elegante d'Europa e soprattutto alla variegata umanità che la abita, intrecciando le vicende (comiche o drammatiche) di una serie di personaggi completamente diversi fra loro, le cui esistenze si incrociano, si sfiorano e si scontrano nelle strade e nelle piazze della capitale francese. Un film dunque all'insegna del minimalismo che però, attraverso i piccoli problemi quotidiani dei suoi protagonisti (borghesi, proletari, immigrati), è capace anche di elaborare un discorso più ampio e complesso sull'Europa contemporanea e su una nazione (la Francia) ancora divisa fra tradizione e innovazione.
Personaggio centrale e voce narrante della pellicola è Pierre (Romain Duris, alla sua sesta collaborazione con Klapisch), un ballerino in attesa di un trapianto di cuore, che dalla terrazza del suo appartamento con vista sulla Torre Eiffel osserva le "vite degli altri", senza sapere se dovrà morire o se gli sarà permesso di continuare a vivere. La sua delicata situazione lo porterà inevitabilmente a considerare l'esistenza con uno sguardo inedito, che si rifletterà in qualche modo anche su chi gli è accanto; come sua sorella Élise (una bravissima Juliette Binoche), madre di tre bambini sempre impegnata a districarsi tra lavoro e famiglia, e forse troppo presa dalla sua routine giornaliera per cogliere le opportunità che il destino le offre. Ma i drammi privati dei vari protagonisti sono stemperati da una sceneggiatura sobria ed accurata, che fa della leggerezza e dell'ironia i propri punti di forza, senza farsi mancare una salutare nota di umorismo.
Il meccanismo della commedia corale funziona a meraviglia, e Klapisch, pur mettendo molta carne al fuoco, conduce il gioco con mano sapiente, toccando tematiche di stretta attualità: dall'immigrazione al precariato, dalla ricostruzione edilizia alla riduzione dei posti di lavoro. Sullo sfondo, una metropoli che riesce a coniugare mirabilmente antico e moderno, in un affascinante connubio di decadenza e rinnovamento, e che sembra quasi accompagnare le gioie e i dolori dei propri abitanti. Una lode di merito, infine, va ad un cast in stato di grazia, in cui è d'obbligo segnalare almeno un grande interprete come Fabrice Luchini, irresistibile nel ruolo di Roland Verneuil, professore di storia nel pieno di una crisi di mezza età (la scena della seduta dallo psicanalista si rivela a dir poco esilarante).

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 1 agosto 2009
robertozini

Non ho mai visitato Parigi, se non di sfuggita, per motivi di lavoro, senza assolutamente riuscire ad accumulare sufficienti impressioni per farmi un'idea della città. Sono perciò vergine di Parigi, condizione apparentemente ideale per vedere questo film. Ma non è stato così. Per farmi un'idea di Parigi, dal film, non credo di aver potuto ricavare nulla.

mercoledì 24 febbraio 2010
Francesco2

Per interrogarsi sul sostanziale fallimento di un'operazione come "Parigi",un film da 5,5 e mezzo apprezzabile da golosi di cinema distesi davanti un televisore,sarebbe interessante interrogarsi sul concetto di leggerezza, con specifico riguardo a due opere che, come quella che ci si appresta ad analizzare, battono bandiera francese:"Un cuore in inverno" di Sautet(1992)e "Il favoloso mondo di Amélie" [...] Vai alla recensione »

giovedì 11 febbraio 2010
ultimoboyscout

Decisamente soporifero! Classica commedia francese 0 ritmo 0 adrenalina 0 colpi di scena 0 cambi di marcia. Piattissimo. L'unico piccolo guizzo lo regale nel finale la bellissima Juliette con un artigianale quanto limitato strip!

Frasi
"Loro non sanno quanto sono fortunati. Camminano, corrono, respirano, spensierati a Parigi. Io li invidio la vita".
Una frase di Pierre (Romain Duris)
dal film Parigi - a cura di Francesco Cerminara
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Una grande metropoli, una serie di personaggi che si incrociano senza conoscersi, un susseguirsi di incontri e coincidenze che dà a questi frammenti di storie fascino e coerenza, uno sguardo d'insieme sulla città che collega e in certo modo rende possibili tutti questi personaggi, le loro vite, i problemi piccoli o enormi con cui hanno a che fare ogni giorno.

Roberto Silvestri
Il Manifesto

Documentarista (i Masai), insegnante alla Femis di Parigi e alla Columbia di New York, regista e sceneggiatore di almeno un film culto delle film commission ( Chacun cherce son chat , '96), il parigino delle banlieu (Neuilly sur Seine) Cedric Klapisch, 47 anni, oscilla tra Pialat, Cassavetes e Altman, come suoi sbandierati riferimenti cinematografici, ma qui, in Parigi (Paris), fa proprio il suo Manhattan [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Grandi città, tanti sconosciuti. La Manhattan di Allen, la Los Angeles di Altman, la Roma di Fellini, la Berlino di Wenders, la Madrid di Almodovar. E ora, senza strafare ma senza sbroccare, arriva la Parigi di Cédric Klapisch.C'è un fuoco che illumina tutte le vicende, un perno narrativo attorno al quale ruota un complesso ingranaggio di piccole-grandi storie.

Sheri Linden
The Los Angeles Times

In his bittersweet valentine to the City of Light, Cedric Klapisch crisscrosses an array of mostly working-class Parisians whose lives intersect. The setup is a common one for contemporary filmmakers; what lifts "Paris" from the subgenre pack is a fine ensemble, in particular the emotional chemistry between two of the screen's most magnetic actors, Juliette Binoche and Romain Duris.

Stephen Holden
The New York Times

In “Paris,” Cédric Klapisch’s sumptuous Gallic comedy, the camera, whether surveying the landmarks from on high or peering out of an apartment window at the passing parade, becomes a surrogate for a first-time visitor to the City of Light. Both a Parisian answer to Woody Allen’s “Manhattan” and a multicharacter mosaic in the mode of Robert Altman’s “Short Cuts,” the movie sprawls invitingly across [...] Vai alla recensione »

Boris Sollazzo
DNews

Parigi ti strega nel bene e nel male. Bella, arrogante, snob, colta, polemica, multietnica, città alto borghese e allo stesso tempo proletaria, è un mistero che tutti conoscono ma pochi capiscono. Cedric Klapisch la studia e la ama da sempre, da quando Ognuno cerca il suo gatto (1996) indagò il cuore malato della capitale. Accompagnato dall'attore feticcio Romain Duris – il nuovo Belmondo - ha trovato [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Parigi da anni offre ai registi di girare film nei suoi quartieri, a gloria dei medesimi. Paris, je t'aime, film a episodi di e con grossi nomi, in Italia non è arrivato nonostante la vetrina diCannes 2006. Arriva ora invece il modesto, corale Parigi di Cédric Klapisch. Anch'esso è a episodi, ma intrecciati alla buona: si parte dal trapianto per un ballerino (Romain Duris) e dall'ansia della matura [...] Vai alla recensione »

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