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Cloverfield, il mostro è fuori ma non ci interessa

Genesi del film del creatore di Lost, già un cult in rete.
di Gabriele Niola

Le aspettative di un progetto top secret

giovedì 31 gennaio 2008 - Making Of

Le aspettative di un progetto top secret
Ho pensato: cosa farei se vedessi un mostro alto quanto un grattacielo di fronte al quale sembro un granello di sabbia? Mi piaceva l'idea di inquadrarlo dal basso, e non dal punto di vista onnipotente o del regista". Così è iniziata la genesi di Cloverfield, da un pensiero scaturito nella mente di J.J. Abrams, il creatore di Lost, Alias e molte altre serie di culto, regista di Mission: Impossible III e ora produttore di quella che è un'operazione cinematografica in grado di andare anche il oltre il solo film basandosi su tre elementi cardine: l'illusione di un maggiore realismo ottenuto seguendo personaggi umani e non le vicende principali, l'uso di riprese in stile amatoriale e la creazione di creature all'altezza delle aspettative.
L'operazione Cloverfield prevede la visione del film come solo uno dei diversi stadi di godimento dell'opera. Al pari di quanto fatto da Abrams con Lost, il film è strutturato partendo dall'idea di fondo di usare solo riprese in stile amatoriale, per generare curiosità prima, mostrare poco durante, e fomentare dibattiti, ricerche e discussioni dopo. A parte la visione del film dunque tutto ha come epicentro la rete. In rete si è creata la forte aspettativa per il film, in rete sono stati distribuiti i primi sibillini trailer e gli indizi sulla trama del film; e infine sempre in rete si sono generate teorie spontanee sulle sembianze, la natura e le qualità del mostro che nel film attacca New York.
Non è un caso che un trailer del film sia stato insolitamente girato prima ancora di iniziare la produzione vera e propria, quando ancora non c'era nemmeno un titolo e il film era identificato solo con la sua data di uscita: pochi minuti che vedono dei ragazzi a una festa scappare in strada per una serie di impreviste scosse che sembrano causate da un terremoto, ma l'atterraggio in testa alla Statua Della Libertà svela subito come la questione sia più grande. Un assaggio della trama e dello stile del film che, mandato nei cinema prima di Transformers, ha subito catalizzato l'attenzione e la curiosità del pubblico.

L'illusione di realismo
L'espediente centrale del film ruota tutto attorno all'illusione di realismo, cioè l'illusione che la storia sia raccontata con un realismo mai visto in un film di fantascienza solo perchè incentrata sulle vicende particolari di alcuni ragazzi comuni interessandosi poco alle vicende globali della città attaccata e alle reazione dei militari.
Ma si tratta appunto solo di un'illusione di realismo perchè in realtà il film applica i consueti espedienti narrativi e chiede allo spettatore le medesime concessioni e forzature al normale svolgimento dei fatti non meno di come facciano gli altri film di fantascienza.
Molte sono le cose decisamente poco realistiche del film (a prescindere dall'assunto di fondo che un mostro sta attaccando la città): dall'esigenza inspiegabile di tenere sempre accesa la videocamera e riprendere tutto, alle coincidenze per le quali i protagonisti si trovano sempre nel centro dell'azione, alle concessioni fatte loro dai militari, fino alla più classica e americana indistruttibilità dei personaggi protagonisti.
Eppure l'illusione di realismo funziona e il proposito di J.J. Abrams di "mostrare realisticamente l'irreale" viene portato a termine. E questo proprio grazie alla perfetta fusione di una prospettiva "micro", con l'idea di raccontare una storia tipica, quella già alla base di tutto il filone Godzilla, senza la visuale onnisciente che solitamente si adotta nel cinema (per la quale lo spettatore viene messo al corrente di tutto e i fatti gli sono mostrati nella maniera più funzionale possibile) e con l'uso dei capisaldi della narrazione all'americana (vedi i continui flashback del video sopra al quale si registra o i flashforward delle scritte all'inizio del film).

Attori che diventano operatori e operatori che diventano attori
Cruciale per tutto il film è lo stile di ripresa amatoriale. La videocamera nell'economia della trama è gestita da uno dei protagonisti che, incaricato di fare il filmino della festa con la quale inizia Cloverfield, continua a filmare tutto quello che gli accade per documentare lo straordinario episodio che stanno vivendo. Dunque le riprese devono sembrare inesperte ma al tempo stesso essere molto raffinate per riuscire a mostrare bene e con chiarezza ciò che serve e nascondere all'occorrenza ciò che va celato.
Ma una cosa semplice come riprendere amatorialmente può essere molto difficile per dei professionisti del settore, per questo in molte delle scene del film la videocamera è effettivamente maneggiata dagli attori, i quali essendo inesperti operatori hanno semplificato molte cose. Al contrario poi nelle sequenze più complesse, in cui era necessaria la presenza di un professionista a maneggiare la videocamera, questi ha dovuto anche improvvisarsi attore e muoversi (o meglio muovere la videocamera) come avrebbe fatto il personaggio.
Sono state necessarie moltissime prove per i lunghi piani sequenza che caratterizzano il film e centinaia di filmati presi da YouTube sono stati esaminati e studiati dagli autori e dagli operatori per capire come si comportino i videoamatori nelle situazioni di panico. Importante in questo senso è stato anche tutto il materiale girato proprio nelle strade di New York durante l'11 settembre 2001.

Anche l'America ha il suo Godzilla
Il terzo elemento fondamentale del film è il mostro. La creatura, tenuta il più possibile nascosta durante la campagna promozionale e mostrata solo a piccoli pezzi per tutto il film fino al rivelatorio finale, doveva necessariamente essere all'altezza delle aspettativa ma anche sapersi allontanare il più possibile dal Godzilla-style.
È stato chiamato Neville Page a disegnare e progettarlo, un indiscusso professionista del settore al momento al lavoro sui personaggi di Avatar di James Cameron. È stato lui il primo elemento della troupe ad essere stato reclutato dal team creativo.
La professionalità di Page è stata tutta nell'infondere nel disegno della creatura tutta una sua storia che non verrà mai narrata. Dettagli come l'ipotetico funzionamento del suo organismo, la sua età biologica, le sue origini marittime, le conseguenze dei suoi spostamenti sul suo corpo ecc. ecc. sono tutti elementi che danno realismo e personalità a un personaggio di sintesi. Inoltre doveva essere gigantesco ma anche confuso e spaventato, e proprio quest'ultima caratteristica aveva il compito di allontanare la creatura quanto più possibile dalle reminiscenze di Godzilla.
Per la realizzazione la produzione è stata in grado di servirsi dei Tippett Studios, molto rinomati nel settore dell'animazione di creature mostruose. Nonostante infatti Cloverfield sia stato realizzato con pochi soldi (e lo si vede in alcune scene un po' povere come quella sul tetto dei due grattacieli o quella del bacio appassionato sul luogo d'atterraggio degli elicotteri), molti sono andati per il compartimento effetti speciali. Questo ha consentito di avvalersi della collaborazione, di Double Negative oltre ai Tippett Studios per la realizzazione dei molti altri ritocchi al digitale che hanno compreso anche la complicata scena della distruzione del ponte di Brooklyn, realizzata ricostruendo in studio una parte del ponte e poi completando le inquadrature sostituendo al green screen lo skyline e le altre parti del ponte.

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