Barbarossa

Film 2008 | Drammatico, +13 139 min.

Anno2008
GenereDrammatico,
ProduzioneItalia
Durata139 minuti
Regia diRenzo Martinelli
AttoriRutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Hristo Shopov, Cécile Cassel, Antonio Cupo Angela Molina, F. Murray Abraham, Gian Marco Tavani, Enzo Saponara, Christo Jivkov, Elena Bouryka.
Uscitavenerdì 9 ottobre 2009
Distribuzione01 Distribution
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 1,77 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Renzo Martinelli. Un film con Rutger Hauer, Raz Degan, Kasia Smutniak, Hristo Shopov, Cécile Cassel, Antonio Cupo. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2008, durata 139 minuti. Uscita cinema venerdì 9 ottobre 2009 distribuito da 01 Distribution. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 1,77 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento venerdì 24 novembre 2017

La vicenda si svolge nelle terre dell'Italia del Nord soggette al dominio dell'Imperatore tedesco Federico detto Barbarossa. In Italia al Box Office Barbarossa ha incassato nelle prime 6 settimane di programmazione 835 mila euro e 402 mila euro nel primo weekend.

Consigliato assolutamente no!
1,77/5
MYMOVIES 1,50
CRITICA 1,20
PUBBLICO 2,62
CONSIGLIATO NO
Dietro le eccellenti abilità di produttore di Martinelli non si ritrova la capacità di scrivere una sceneggiatura originale.
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 7 ottobre 2009
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 7 ottobre 2009

Anno 1158. Nelle campagne intorno a Milano un ragazzino, Alberto da Giussano, salva la vita a un cavaliere che gli donerà un pugnale: è l'imperatore Federico I di Hohenstaufen. Il giovane Alberto torna dalla famiglia mentre Federico si sente dire da una veggente che la falce gli procurerà la sconfitta e l'acqua la morte. Alberto, cresciuto, si innamora di Eleonora considerata una fanciulla strana e in grado di 'sentire' ciò che accadrà. Federico invece porta all'altare la sposa bambina Beatrice di Borgogna e avverte come ineludibile l'esigenza di sottomettere i liberi comuni italiani a partire da Milano che verrà assediata e rasa al suolo anche grazie al tradimento del milanese Siniscalco Barozzi. Alberto vede morire i fratelli e tenta di uccidere l'imperatore che, riconosciuto in lui il suo salvatore di un tempo, lo lascia libero. Alberto però non demorde.
Il recensore nell'affrontare questo film si trova dinanzi a un bivio: leggerlo politicamente o sul piano cinematografico? Non è possibile esimersi dall'affrontare entrambi i percorsi. Perché è vero che Martinelli ha cercato in extremis di farne un manifesto di libertà tout court ma l'apparato 'politico' messo in essere per la prima mondiale (con tutti gli esponenti della Lega e il Presidente del Consiglio presenti non 'in sala' ma nel più evocativo Castello Sforzesco) oltre a un raffinato volume edito dalla Regione Lombardia erano lì a smentirlo. Non poteva quindi mancare un certo sentore da film di regime (alla Scipione l'Africano tanto per intenderci) in cui alle glorie dell'antica Lega Lombarda si intendeva associare quelle dell'odierna. Il tentativo si è rivelato però di cortissimo respiro perché se la Compagnia della Morte combatté a Legnano contro Federico I Von Hohenstaufen (il nome è ovviamente tedesco e nel film se ne rimarca l'origine) l'odierno movimento politico si trova ad affrontare 'nemici' che parlano la sua stessa lingua anche se non i suoi stessi (innumerevoli) dialetti padani. Quindi il panorama storico-politico è da considerarsi totalmente non omologabile anche se è un peccato che la Compagnia della Morte vestisse di nero. Il verde le avrebbe donato di più.
Detto ciò veniamo al film che si avvale di quello che è ormai una sorta di marchio autoriale: un film di Renzo Martinelli. Chi scrive aveva apprezzato il coraggio controcorrente di Porzus. Progressivamente però il regista brianzolo ha affinato le proprie innegabili doti tecniche convogliandole nel più tranquillo ma assolutamente meno creativo alveo del conformismo narrativo.
Perché Barbarossa avrebbe potuto diventare al contempo un Braveheart padano e l'occasione di riscossa per il kolossal made in Italy. Ma il film di Gibson viene emulato solo sul piano di una battaglia che si protrae con la sola finalizzazione di mostrare il maggior numero di scorrimenti di sangue possibili. Il kolossal invece viene soffocato nella culla (anche se le potenzialità ci sarebbero state) da una sceneggiatura nei confronti della quale Elisa di Rivombrosa diventa un classico. Perché il Luca Ward della serie tv diretta da Cinzia Th. Torrini era un cattivo infinitamente più sfaccettato del digrignante Murray Abrahams la cui iperbolica e proterva libidine viene seguita, anche nel sottofinale, a danno del nucleo centrale della storia. Se a Federico I viene concesso qualche spiraglio di umanità (anche se ci risulta che nella sceneggiatura il personaggio avesse molti più margini di sviluppo svaniti nel montaggio) Alberto da Giussano (già di per sé personaggio probabilmente leggendario) evolve (o involve?) in un modo che lascia perplessi (per usare un eufemismo). Di inquadratura in inquadratura si fa sempre più 'libero', selvaggio ed esagitato con lo sguardo truce di chi quando grida la parola "Libertà" la confonde con "Vendetta". Ovviamente Roma, quando Federico la raggiunge, non può che essere 'debole e malata' tanto che vi scoppia la peste mentre l'eroina non può esimersi dall'amare e sposare (con rito celtico?) il 'capo' ed affrontare per lui il martirio.
Insomma il deja vu domina e poco conta sottolineare, come fa il regista, che per la prima volta si è utilizzato in Italia il sistema di "crowd replication" per espandere il numero delle comparse virtuali. Vista l'abilità di Martinelli nel far confluire capitali sui suoi progetti (a proposito, domanda a chi propone gli scioperi del canone: Rai Cinema ha investito solo denaro padano o di tutti?) gli si può riconoscere un'eccellente qualità di produttore. Come sceneggiatore finisce con il rendere ormai un pessimo servizio (non dimentichiamo Il mercante di pietre) alle cause che abbraccia.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 7 gennaio 2011
marco romani

devo dirlo, ho visto questo Barbarossa con tutte le buone intenzioni, senza alcun pregiudizio l'ho visionato con l'aspettativa di gustrami un film ben realizzato, nonostante la brutta fama di essere infarcito di retorica leghista spicciola (ma in realtà è molto peggio di così). La pellicola inizia subito male proponendoci sequenze lente, confuse e pacchiane nel tentativo [...] Vai alla recensione »

FOCUS
CELEBRITIES
martedì 6 ottobre 2009
Stefano Cocci

Un bel giorno mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana". Forse il modo per raccontare l'attore reso celebre da uno dei monologhi più importanti della storia del cinema è un altro monologo, ottenendo un accostamento irriverente. Però, per Rutger Hauer non basta, o non solo, il Roy Batty di Blade Runner. "Io ho viste cose..." disse ma Hauer ne ha viste davvero tante di cose perché, dopo un'infanzia passata con le tre sorelle e la governante con cui i genitori, attori drammatici, li lasciavano durante le loro lunghe tournée, decise di seguire le orme del nonno, capitano di lungo corso, [...]

FOCUS
lunedì 5 ottobre 2009
Pino Farinotti

Alla rappresentazione di Barbarossa era presente la Lega. Sullo schermo, quella lombarda costituitasi a Pontida nel 1167 e che il 29 maggio del 1176 sconfisse a Legnano Federico I Hohenstaufen, imperatore del Sacro Romano Impero. Nella platea del magnifico cortile dello Sforzesco c'era la Lega di Bossi: il leader e poi senatori e ministri. E c'erano il Presidente del Consiglio e il sindaco di Milano.

FOCUS
lunedì 11 agosto 2008
Pino Farinotti

Boschi a nord di Milano. Un cavaliere dal costume e dal seguito decisamente importanti, è impegnato in una battuta di caccia al cinghiale. Uno splendido, e pericoloso animale maschio viene trafitto da una lancia lunga. Il cavaliere si avvicina ma il cinghiale non è morto, ha un sussulto e spaventa il cavallo che disarciona l'uomo che, a terra, quasi tramortito, sarebbe trafitto dalle zanne dell'animale ferito a morte, che però viene finito dalla freccia di una balestra.

FOCUS
lunedì 4 agosto 2008
Pino Farinotti

Federico I Hohenstaufen, detto Barbarossa, fu imperatore (1152-1190) del Sacro Romano Impero. Ebbe una concezione ideale, religiosa e totale del ruolo dell'imperatore, il cui destino era assegnato da Dio. Federico non ebbe mai alcun dubbio su questa sua predestinazione. Si riteneva, a tutti gli effetti, con tutti gli avvalli e legittimazioni, il padrone del mondo. Tutte le sue azioni erano concepite in quel senso.

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Alberto Crespi
L'Unità

Facciamo uno sforzo. Proviamo a dimenticare che Barbarossa è al centro di un'operazione politica orchestrata da Bossi e dalla Lega. Proviamo a dimenticare che c'è stata la ridicola première al Castello Sforzesco, con il Carroccio in grande spolvero, Berlusconi benedicente e alcuni membri del governo (gli ex di An) visibilmente imbarazzati. Proviamo a dimenticare che l'ex ministro Castelli ha chiesto [...] Vai alla recensione »

NEWS
CELEBRITIES
martedì 6 ottobre 2009
Stefano Cocci

Torna in un film italiano per Barbarossa Un bel giorno mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana". Forse il modo per raccontare l'attore reso celebre da uno dei monologhi più importanti della storia del cinema è un altro monologo, ottenendo [...]

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