Sarabanda

Film 2003 | Drammatico 120 min.

Regia di Ingmar Bergman. Un film Da vedere 2003 con Liv Ullmann, Erland Josephson, Borje Ahlstedt, Julia Dufvenius, Gunnel Fred. Titolo originale: Saraband. Genere Drammatico - Svezia, Italia, Germania, Finlandia, Danimarca, Austria, 2003, durata 120 minuti.

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Ultimo aggiornamento giovedì 9 aprile 2009

Trent'anni dopo il capitolo finale di Scene da un matrimonio (1973) in cui erano già divorziati e risposati, Marianne e Johan s'incontrano.

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II congedo di Bergman.
Aldo Garzia
Aldo Garzia

Scene da un matrimonio trent'anni di dopo. L'ultimo lavoro di Ingmar Bergman non è tuttavia un "sequel” del celebre film televisivo, bensì una variazione sul tema. Una nuova danza con vecchi personaggi, come suggerisce il titolo. Tornano i protagonisti di Scene da un matrimonio, Marianne (Liv Ullmann) e Johan (Erland Josephson) e facciamo la conoscenza del figlio di lui (Henrik, interpretato da Börje Ahlstedt) e di sua figlia Karin (Julia Dufvenius). A completare il cast, Martha (tunnel Fred), figlia di Marianne e Johan. Saraband (questo il titolo originale del film) si destreggia tra i destinidei due protagonisti e le ambizioni musicali di Karin, giovane violoncellista di belle speranze a cui il padre (Henrik, figura grigia e patetica) è morbosamente legato. Sarà proprio lui a chiederle di eseguire il brano che dà il titolo al film.
Suddiviso in dieci brevi capitoli più un prologo e un epilogo, Sarabanda è l'addio alla regia di un maestro del cinema (e della televisione) che, nonostante l'avanzare dell'età, non ha mai perso l'ispirazione, la voglia di sperimentare e soprattutto la capacità di scrutarsi dentro e di proiettare le proprie inquietudini sui personaggi, creando figure plausibili e strazianti. Il film è dedicato a Ingrid - non Ingrid Bergman, né Ingrid Thulin: è Ingrid Rosen, scomparsa nel 1995, l'ultimo grande amore del regista, che sposò nel 1971.
"Questa è la mia ultima regia: esigerò il massimo da me stesso e da voi. Sarò senza pietà". All'età di ottantacinque anni, Ingmar Bergman esordì con queste parole sul set di Saraband, al cospetto del cast al completo e della troupe. Su un tavolo giaceva una copia della sceneggiatura, scritta da Bergman dalla prima all'ultima riga.
A sua disposizione, tre telecamere digitali HD con le quali litigò subito…
Ecco il resoconto della montatrice Sylvia Ingemarsson, intervistata dalla rivista on line Fucine Mute: "Saraband doveva essere girato con tre macchine da presa attraverso un sistema televisivo ad alta definizione.
Vennero preparate le telecamere, ma il primo giorno di lavorazione Ingmar scoprì che tutte insieme producevano un rumore assordante.
Così decise di girare tutto il film soltanto con una macchina.
Era ovviamente furibondo e dovette riarrangìare il piano di tutte le sue riprese. Il produttore gli disse, per consolarlo, che grazie al sistema HD avrebbe ottenuto una splendida copia al momento della proiezione sullo schermo cinematografico. Ingmar era frustrato, soprattutto all'inizio, perché era la prima volta che faceva il montaggio con apparecchi digitali e trovava la sala di montaggio della TV svedese estremamente scomoda, e non era abituato agli strumenti digitali".
Il manoscritto del film nacque dalla rielaborazione di un progetto degli anni '50 chiamato Anna (il volto femminile che attraversa tutti i capitoli), inizialmente pensato per Ingrid Bergman. Il regista lo riprese negli anni '90 e decise di "ibridarlo" con Scene da un matrimonio.
Il titolo deriva dalla suite n° 5 per violoncello di Bach, quarto movimento: Saraband. La sarabanda è una danza d'amore lenta e solenne in 3/4 o in 3/2, condotta da due persone. Nel film, Marianne e Johan, o meglio: di volta in volta, le coppie che si affrontano a colpi di dialoghi. Gli altri brani scelti da Bergman sono la sonata per organo n° 1, primo movimento e l'opera BWV 1117 di Bach, la nona sinfonia di Bruckner, secondo movimento, il quartetto per archi n° 1, opera 51 di Brahms e il quintetto per piano, due violini, viola e violoncello (opera 44) di Schumann.
Il film si apre e si chiude sul volto di Marianne, che guarda direttamente in camera. Davanti a lei, un tavolo ricoperto di fotografie: la sua memoria. Tra queste, recupera l'immagine del suo ex marito e decide di andarlo a trovare. Lo sguardo disarmante di Marianne, la sua franchezza nel mettere a nudo i propri sentimenti, fungeranno da filo conduttore in questa danza d'amore e di morte. Un volto di donna. Come un sigillo.
Nuove scene da un matrimonio
Sarabanda riprende personaggi, nomi, situazioni di Scene da un matrimonio, ma non ne è propriamente una versione "trent'anni dopo". Vediamo di prendere in esame analogie e differenze. Mentre Scener ur ett äktenskap era suddiviso in sei lunghi episodi, Saraband propone dieci capitoletti.
Nella scena delle confidenze tra Marianne e Karin appare il medesimo ventaglio cinese dell'episodio Nel cuore della notte in una casa buia in qualche parte del mondo, mentre lo scontro tra padre e figlia (Henrik e Karin) pare modellato su quello degli analfabeti. Marianne, inoltre, cita con disprezzo tale Paula, la donna per la quale Johan la lasciò - ulteriore dettaglio che collima con Scene da un matrimonio. Ma la differenza d'età tra Marianne e Johan è maggiore di quella indicata in Innocenza e panico e i nomi delle figlie nate dal loro matrimonio diventano Sara e Martha. Nel 1973 erano Eva e Karin. Limitatamente alla messa in scena, il taglio simil-documentaristico di Scene da un matrimonio cede il passo a una costruzione per quadri, lunghi piani sospesi tra sogno e realtà e bagnati da una luce, spesso, volutamente "spirituale". Se Scene da un matrimonio è la dissezione di una coppia in crisi, Sarabanda è un viaggio nel tempo punteggiato da deboli figure maschili e da donne forti.
Se nel 1973 Marianne dice con orgoglio: "Amo stare in mezzo alle persone", la Karin del 2003 afferma: "Voglio far parte di un'orchestra, non esser solista". Sono gli uomini a rifugiarsi nella solitudine, nelle loro patetiche torri di cristallo.
Al cinema, per l'ultima volta
Invitato sia al festival di Cannes sia alla Mostra del cinema di Venezia del 2003, Bergman dovette declinare in entrambi i casi poiché il montaggio di Sarabanda non era ancora terminato.
Il film apparve sugli schermi della televisione svedese il primo dicembre 2003 e un mese dopo passò anche sulla TV di stato finlandese.
Un iter che ricorda quello del Flauto magico, nel 1975.
Sarabanda ottenne una (risibile) distribuzione italiana in sala nel luglio del 2004, per poi restare a lungo nel magazzino della Rai.
Il 30 luglio uscì nei cinema tedeschi, il 13 ottobre uscì in DVD in Ungheria - stravagante strategia di mercato - e il 15 ottobre, infine, venne presentato con tutti gli onori al New York Film Festival.
Non dimentichiamo che negli Stati Uniti Bergman ha sempre ottenuto le recensioni più entusiastiche. Come quella di Jessica Winter, critica di Time Out. "Come Scene da un matrimonio, il nuovo film è lo studio di una simbiosi malata che si dipana in una serie dialoghi, materia prima e lingua franca del cinema di Bergman insieme a un brutale candore esistenziale. Sarabanda ricorda un'altra valente opera da camera: è ermeticamente bergmaniano così come Gertrud (1964) era ermeticamente dreyeriano,
un teatro confessionale sotto il segno della crudeltà emotiva, con ogni via di fuga sbarrata dal passato".

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Trent'anni dopo il capitolo finale di Scene da un matrimonio (1973) in cui erano già divorziati e risposati, Marianne e Johan s'incontrano. È lei, avvocato matrimonialista che, obbedendo a un impulso improvviso, va a trovarlo sull'isola in cui lui si è ritirato. Nelle vicinanze abitano il musicista Henrik, figlio di primo letto di Johan, e sua figlia e allieva violoncellista, l'adolescente Karin, legati da un torbido rapporto incestuoso. Alla tenerezza - mista a rimpianti, rimorsi, rancori - che impregna il rapporto tra i due ex coniugi, si contrappone il disprezzo impietoso di Johan per il figlio, ricambiato con un odio feroce. Scritto e girato in digitale con tre telecamere HD Sony da Bergman che, all'inizio delle riprese, annunciò ai suoi quattro "solisti": "è la mia ultima regia, esigerò il massimo da me stesso e da voi. Sarò senza pietà". Opera da camera divisa in 10 dialoghi, un prologo e un epilogo, è un altro compendio della poetica bergmaniana, forse il più rarefatto e puro a livello di scrittura. Come il solito, almeno nei suoi film dell'alta età, il nucleo morale di questo mondo è la donna. La sua stoica cupezza è illuminata dalla presenza di L. Ullmann (1939), mentre nello Johan di E. Josephson (1923) Bergman ha trasposto molto di sé stesso. Musiche: J.S. Bach e J.A. Bruckner. Messo in onda dalla TV svedese il 1° dicembre 2003. Anteprima italiana (10-7-2004) alla rassegna "Il cinema ritrovato" di Bologna. Con altre 4 reti TV europee, la RAI l'ha cofinanziato.

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 20 gennaio 2011
Nalipa

Semplicemente MERAVIGLIOSO! Ogni scena, ogni dialogo colpiscono direttamente la molla alla quale sono dirette. Attori eccellenti! Assolutamete imperdibile per gli estimatori di quello che é stato e sarà sempre un Mito dela settima arte.

domenica 5 luglio 2009
riccardo di cesare

Pur essendo un profondo sostenitore delle opere del Maestro,rimando ogni mio commento alla visione della pellicola di cui non conosco attualmente i contenuti.grz.

Frasi
KARIN Tu volevi uccidermi.
HENRIK Una volta ho vissuto una situazione simile con Anna. Non eravamo sposati, all'epoca, ma vivevamo insieme. Ero di cattivo umore e forse ubriaco, vomitai un sacco di stronzate sull'inferno dell'università e sui colleghi e sulle condizioni di lavoro e poi, naturalmente, su mio padre, quel vecchio porco. Anna non diceva niente, e la cosa mi faceva imbestialire ancor di più. Ero senza dubbio fuori controllo, ma ricordo che mi chiedevo: cosa starà pensando Anna, seduta laggiù vicino alla lampada a cucire l'orlo della gonna? Cosa starà pensand0, già, penserà che Henrik è insopportabile. E lo disse anche, con tutta calma: "Quando fai così, penso: quello non è l'uomo che sposerò. È uno che non conosco". Disse con tutta pacatezza. E tristezza. Dopo cominciò a mettere nella sua borsa .alcune cose per la notte. Poi andò nell'altra stanza e prese il telefono per chiamare Eva, la sua migliore amica. Eva era stata sposata, ma era separata e viveva sola. (Si interrompe) Parlo troppo.
KARIN (Fa un gesto)
HENRIK La seguii e le presi la cornetta del telefono, gliela strappai dalle mani e la gettai con tale impeto contro la sponda del letto che andò in pezzi. (Pausa) Ricordo esattamente la faccia di Anna. Non era per niente spaventata, credo che non fosse neppure arrabbiata. Sorrideva leggermente, era un sorriso imbarazzato. Sorrideva imbarazzata. Allora mi infuriai e la spinsi, ma non molto forte. Non sorrideva più. Era seduta lì sul nostro letto. Non mi guardava e ci fu un lungo silenzio. Stava lì immobile, con la schiena dritta, e si lisciava i capelli con le mani. Poi si alzò, mi passò davanti per raggiungere l'ingresso e prese il suo cappotto per andarsene. Allora diventai pazzo di paura o di quel che fosse, non lo so, so solo che diventai pazzo e cercai di fermarla. Lei non si difese, ma dal suo corpo al mio corpo passò un messaggio, "adesso ti lascio". Allora dissi con una voce che non riconoscevo: "Nessuno può lasciarmi, nessuno può andarsene, nessuno può girare i tacchi e lasciarmi".
Dialogo tra Henrik (Borje Ahlstedt) - Karin (Julia Dufvenius)
dal film Sarabanda - a cura di Patrizia
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Aldo Garzia
Liberazione

Scene da un matrimonio trent'anni di dopo. L'ultimo lavoro di Ingmar Bergman non è tuttavia un "sequel” del celebre film televisivo, bensì una variazione sul tema. Una nuova danza con vecchi personaggi, come suggerisce il titolo. Tornano i protagonisti di Scene da un matrimonio, Marianne (Liv Ullmann) e Johan (Erland Josephson) e facciamo la conoscenza del figlio di lui (Henrik, interpretato da Börje [...] Vai alla recensione »

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