| Titolo originale | The Straight Story |
| Anno | 1999 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | USA, Francia |
| Durata | 111 minuti |
| Regia di | David Lynch |
| Attori | Sissy Spacek, Harry Dean Stanton, Richard Farnsworth, Everett McGill, Jane Galloway Heitz Jack Walsh, Bill McCallum, Barbara E. Robertson, James Cada, Sally Wingert, Barbara Kingsley, Wiley Harker, Kevin P. Farley, John Farley, John Lordan. |
| Uscita | lunedì 3 novembre 2025 |
| Tag | Da vedere 1999 |
| Distribuzione | Lucky Red |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,32 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 21 ottobre 2025
È la vera storia di un 73enne deciso a far visita al fratello. I due non hanno mai avuto un grande rapporto. .. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 2 candidature a Golden Globes, In Italia al Box Office The Straight Story - Una storia vera ha incassato 26,4 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Laurens, Iowa. Alvin Straight, settantatreenne che vive con la figlia Rose, viene a sapere che il fratello Lyle, con cui non parla da dieci anni, ha avuto un infarto. Prima che sia troppo tardi, decide di intraprendere un viaggio fino a Mount Zion, in Wisconsin, per incontrarlo. Non in corriera o in treno, perché Alvin vuole guidare da solo, con i suoi tempi e i suoi modi. Non avendo più una patente, non gli resta che guidare un tosaerbe con rimorchio e assaporare con lentezza le meraviglie del Midwest americano.
Uscito nel 1999, tra le due cupe immersioni nel neo-noir psicotico di Strade perdute e Mulholland Drive, Una storia vera - traduzione che smarrisce la sfumatura dell'originale The Straight Story, giocato sull'ambivalenza di "straight", sia cognome di Alvin che attributo di rettitudine morale - è storicamente considerato un'anomalia nel corpus di David Lynch.
Anomalo perché contraddistinto da uno stile apparentemente più classico e tradizionale, in un microcosmo in cui la singolarità è la regola. Ma è solo apparenza, l'esito di un'indagine superficiale su un film che, al contrario, merita solo esami approfonditi. Una storia vera è invece una sorta di summa del cinema di Lynch, carico di autoreferenzialità fin dagli elementi più fenotipici: dal cielo stellato che apre e chiude il film come in Dune alla sequenza iniziale, che, tra giardini da irrorare e attacchi cardiaci, riprende Velluto blu, fino alla linea tratteggiata che divide le corsie di un'autostrada infinita, come in Cuore selvaggio e Strade perdute.
Ma è soprattutto nella maniera in cui Lynch dà vita alla perfetta sceneggiatura scritta da John Roach e Mary Sweeney e nell'utilizzo che fa di silenzi e inquadrature, alimentando una sensazione di surrealtà del quotidiano, che Lynch imprime il suo marchio, inconfondibile anche solo quando si tratta di illuminare i volti con la luce di un fulmine - bianchissima e ferocemente proiettata sui protagonisti, tipico espediente del suo cinema per evidenziare i momenti di crisi o di pericolo.
Il gusto inedito del connubio tra dialoghi e messa in scena sta nella verosimiglianza dell'eccentricità, nel fatto che una donna che investe costantemente cervi o due gemelli meccanici litigiosi richiedono una limitata sospensione dell'incredulità. Quella che riserviamo a ogni giorno della nostra vita in cui incontriamo qualche forestiero, in buona sostanza.
Una storia vera non è né vuole essere un apologo morale. Come Alvin, rifugge i piedistalli su cui salire per insegnare qualcosa a qualcuno. Ma è come se inevitabilmente ogni passaggio della sceneggiatura - la ragazza incinta in fuga, la donna che investe i cervi, i ciclisti che riflettono su gioventù e vecchiaia - e la saggezza delle parole di Alvin spingessero verso riflessioni esistenziali sostanziali. Pillole di saggezza semplici, ma mai ovvie.
Nella sua vita Alvin ha visto e sentito tutto quel che c'era da vedere, dalle trincee della Seconda guerra mondiale al dolore di sopravvivere ai propri figli. Questo lo aiuta a distinguere il grano dal loglio, ma non a evitare di rimpiangere la giovinezza. Lo stato di atarassia in cui vive si concretizza nel silenzioso rifiuto di un mondo che ha preso una direzione ignota e forse incauta, manifestato dalla scelta di viaggiare su un tosaerba - un atto quasi politico - e di rivendicare uno stato di indipendenza a ogni costo. Non per asocialità o misantropia, ma per mantenere quella dignità che permette di distinguere tra commiserazione e rispetto, quella giusta distanza che si è gradualmente smarrita nella sfera sociale. I social network arriveranno qualche anno dopo, ma è come se Alvin presagisse che la comunicazione tra membri della specie umana sia vicina a una frattura insanabile.
Ad Alvin Straight, come a quasi tutti gli uomini, la vita ha riservato assai meno di quel che sperava quando guardava il cielo con il fratello Lyle. Ma ora non ha più importanza, resta troppo poco da vivere per disperderlo ulteriormente in rimpianti. E quando infine i fratelli uscirono a riveder le stelle, come alla fine di un altro celebre viaggio allegorico, è il silenzio a comunicare, più di mille inutili parole.
È la vera storia di un 73enne deciso a far visita al fratello. I due non hanno mai avuto un grande rapporto. Alvin decide di affrontare il viaggio, intenzione che crea le giuste angosce alla figlia Rose. Ma il vecchio è irremovibile. Il viaggio non è facile, il mezzo che ha scelto è un tagliaerbe piuttosto malconcio e la strada è lunga da Laurens nell'Iowa a Mt.Zion nel Wisconsin. Molti gli incontri, compresa una coppia stralunata di fratelli meccanici (in perfetto stile Lynch).
Il regista ha inteso dimostrare di saper costruire e dirigere una storia più realistica e lontana dai film visionari che lo hanno da sempre caratterizzato. La scommessa è riuscita in pieno, grazie anche alla bravura di Richard Farnsworth (attore caratterista della vecchia guardia, ha recitato in Il fiume rosso, Il selvaggio, Spartacus e I cowboys). Commovente, ironico e avvolgente è un film che resta.
La grandezza di questo film risiede nella sua semplicità,da non confondere con superficialità ma da associare per di più alla sua intensa e raffinata linearità di esecuzione.Tutto ciò è ribadito dal titolo originale:The Straight Story in cui la parola Straight oltre a ricordarci il vero cognome del protagonista realmente esistito Alvin Straight ,il quale [...] Vai alla recensione »
Lineari, luminosi, aperti: così scorrono i 111 minuti di Una storia vera. Dopo il cupo e chiuso Strade perdute (Lost Highway, 1997), David Lynch racconta fatti, luoghi, volti, colori che si direbbero del tutto estranei alla sua poetica. Quella che attraversa - da Laurens nello Iowa a Mount Zion nel Wisconsin - è un’umanità di cui il cinema sembra non aver memoria.