| Titolo originale | Bir zamanlar Anadolu'da |
| Titolo internazionale | Once Upon a Time in Anatolia |
| Anno | 2011 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Turchia |
| Durata | 150 minuti |
| Regia di | Nuri Bilge Ceylan |
| Attori | Yilmaz Erdogan, Taner Birsel, Ahmet Mümtaz Taylan, Muhammet Uzuner, Firat Tanis Ercan Kesal, Erol Erarslan, Ugur Aslanoglu, Murat Kiliç, Safak Karali, Emre Sen, Burhan Yildiz, Nihan Okutucu, Cansu Demirci, Kubilay Tunçer, Salih Ünal, Aziz Izzet Biçici, Celal Acaralp, Ufuk Karali, Fevzi Mà¼ftà¼oglu, Turgay Kà¼rkà§à¼, Fatih Ereli, Hà¼seyin Bekeà§, Mehmet Emin à-ztà¼rk, Eymen Doruk àaÄŸlan. |
| Uscita | venerdì 15 giugno 2012 |
| Tag | Da vedere 2011 |
| Distribuzione | Parthénos |
| MYmonetro | 3,49 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento venerdì 10 agosto 2012
Un'indagine lunga una notte che non serve a dare risposte sul crimine quanto, per i personaggi, a guardarsi intorno e guardarsi dentro. Il film è stato premiato al Festival di Cannes, In Italia al Box Office C'era una volta in Anatolia ha incassato 305 mila euro .
C'era una volta in Anatolia è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING
e in DVD
Compra subito
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Tre auto viaggiano nella notte nella provincia dell'Anatolia. Cercano qualcosa nell'oscurità: ogni collina, ogni albero potrebbero essere il luogo giusto. Sono un commissario con i suoi poliziotti, un procuratore e un medico, conducono il sospettato di un crimine alla ricerca del luogo dove avrebbe sepolto il cadavere. Vagano senza risultati, si fermano a mangiare dal sindaco di un paesino, poi riprendono la ricerca. All'alba trovano il corpo, lo caricano in auto e lo trasportano nella cittadina per farlo riconoscere dalla moglie ed eseguire l'autopsia.
È un poliziesco molto anomalo il quarto film (su sei lungometraggi realizzati in carriera) che il regista turco Nuri Bilge Ceylan porta in concorso a Cannes, dove è stato già premiato per Uzak - Lontano e Le tre scimmie. Un'indagine lunga una notte che non serve a dare risposte sul crimine quanto, per i personaggi, a guardarsi intorno e guardarsi dentro. Bilge Ceylan fa un cinema di tempi dilatati (la pellicola supera le due ore e mezza) e di attenzione ai dettagli, riesce a esplorare l'animo dei suoi personaggi facendone uscire passato e sentimenti dai particolari. Il film è strutturato su tre parti, come in tre atti di Anton Checov (che il regista, autore della sceneggiatura con la moglie Ebru e con Ercan Kesal, cita nei titoli): nella prima il protagonista è il commissario Naci, nella seconda il procuratore Nusret, nella terza il medico Cemal. I dialoghi sembrano casuali, ma non lo sono, uno, quello più cruciale, viene interrotto e ripreso nel corso delle tre parti. Riguarda la storia di una donna che ha previsto la sua morte ed è deceduta esattamente il giorno che aveva predetto. Si scoprirà essere la moglie del procuratore, che ha preso una dose letale di droga. "Ho capito che a volte i suicidi sono atti di accusa verso chi resta" commenta il vedovo e il disilluso medico risponde: "lo sapevo già". Così il procuratore si compiace di "somigliare" a Clark Gable, si aggiusta a più riprese i capelli e i baffi, per mascherare un fallimento esistenziale. E così gli altri due protagonisti. Il sospettato sembra di gomma, non reagisce quasi mai, è solo un pretesto per far uscire gli altri. Solo la moglie del morto mostra una grande dignità, mentre il figlio, un ragazzino, scarica la rabbia tirando una pietra in fronte al colpevole. Bilge Ceylan, come d'abitudine, chiede molto allo spettatore ma lo proietta in un viaggio ai bordi dell'abisso, in un continuo su e giù dalle colline, dove gli indagatori finiscono per indagarsi. Non a caso un punto di svolta, poco dopo metà film, è trasporto del morto. Non disponendo di un mezzo adatto, devono riuscire a far stare il cadavere nel bagagliaio di una delle auto. Nel farlo, nel piegarlo, finiscono per trovarsi nei panni di un assassino che lo vuole occultare. Il regista prosegue un cammino autoriale molto personale e di spessore e con questo lavoro conferma le sue grandi capacità di scrittura e di messa in scena.
Il film racconta di un medico che vive nella steppa dell'Anatolia.
Il film racconta di un medico che vive nella steppa dell'Anatolia.
Uscito in Italia più di un mese fa e ancora presente in non poche sale cinematografiche, C'era una volta in Anatolia , il quinto film diretto dal regista turco Nuri Bilge Ceylan e premiato al Festival di Cannes, è un'opera da vedere e, per certi aspetti, da rivedere. Nel senso che, da un lato, racconta un fatto tragico in un modo inconsueto e, dall'altro, introduce elementi tanto narrativi quanto rappresentativi, che consentono di comprendere in maniera interessante come dialogano tra di loro i personaggi. I quali, nel corso di un solo giorno, in cui si svolge il breve racconto, dimostrano la loro diversità. Siamo in Anatolia e, durante la notte, tre auto percorrono i luoghi per scoprire dove è stato sepolto un uomo assassinato. C'è il commissario con i poliziotti, un procuratore e un medico, e c'è ovviamente colui che è sospettato di essere l'assassino.
Il bello della storia - e del modo con cui il regista la racconta - sta nel rapporto che si stabilisce fra i vari personaggi e nel loro carattere individuale, essendo l'uno diverso dall'altro. Così, a mano a mano che le auto percorrono le varie strade e stradine, si fermano, riprendono il percorso, mentre il commissario e i poliziotti costringono l'eventuale assassino a ritrovare il cadavere, ciò che colpisce di più e attrae lo spettatore è, da un lato, il paesaggio notturno e, dall'altro, i discorsi e le battute dei tre protagonisti, cioè il commissario, il procuratore e il medico. Ma il fascino deriva da quello che possiamo chiamare «lo sguardo della macchina da presa»: un modo di riprendere la realtà che la trasforma in un'immagine poetica e delicata. Quanto poi ai tre personaggi, il fatto che parlino sia di se stessi, sia di questo o quel fatto, costituisce un'attrattiva spettacolare. Inoltre non si può dimenticare che, trascorsa la notte e trovato il cadavere, il finale del film riprende il tema iniziale e dà alle immagini del passato una sorta di attualità drammatica. Ciò significa che, nel dirigere questo film, il geniale Nuri Bilge Ceylan ha ripreso certi temi che aveva trattato nei suoi film precedenti e li ha trasformati in una nuova e originale visione della realtà, che lo spettatore può considerare tanto affascinante quanto divertente.
Da La Stampa, 23 luglio 2012
"C'era una volta in Anatolia" è un capolavoro a metà. Lo è sicuramente da un punto di vista visivo, con una grandiosa fotografia che pare illuminare anche le sequenze notturne sulla splendida campagna turca e che mette in risalto anche i dettagli più minuti (la barba ispida dei protagonisti, gli alberi scossi dalle folate del vento, l'espressione dei volti, una roccia con graffiti antichi, l'architettura [...] Vai alla recensione »
Cinema turco. A firma di uno dei suoi autori più grandi, Nuri Bilge Ceylan, incontrato spessissimo nei festival maggiori dove con i suoi film ha sempre ottenuto consensi e premi. Come con questo di oggi, “C’era una volta in Anatolia” (un titolo in omaggio al nostro Sergio Leone) che, presentato l’anno scorso al Festival di Cannes, si vide subito assegnare il Gran Premio della Giuria.