Il padrone delle ferriere

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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
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Le giornate del cinema muto

Fecondo autore di feuilleton, Georges Ohnet è – tra Otto e Novecento – uno degli scrittori maggiormente apprezzati presso gli strati più popolari di lettori: con uno stile di scrittura semplice ed elementare, nei sui romanzi narra vicende romantiche e passionali, unendole a temi sociali fortemente ancorati ad una realtà in rapido cambiamento come quella che vede la progressiva decadenza dell’aristocrazia e l’ascesa sempre più irresistibile della borghesia industriale.Pubblicato nel 1882, Le maître des forges conosce una rapida fortuna (tanto da divenire l’opera di maggior successo del suo autore), e già due anni lo stesso Ohnet ne appronta una versione teatrale. La definitiva consacrazione del soggetto avviene però grazie al cinema: dal 1914 (anno di The Iron Master, diretto da Travers Vale) al 1958 (con Il padrone delle ferriere di Anton Giulio Majano) sono almeno cinque i film che si rifanno direttamente al romanzo dello scrittore francese, sfruttando la semplice e lineare costruzione drammatica del contrasto tra due classi sociali e delle peripezie che nel finale le porteranno a conciliarsi.Anche la Itala Film e Eugenio Perego sembrano scegliere il soggetto di Il padrone delle ferriere per cercare un successo che, alimentato da un testo noto e amato dal pubblico, trova in Pina Menichelli il suo elemento di maggiore attrazione commerciale. Perego, che inizia la sua carriera cinematografica come sceneggiatore e occasionalmente attore per poi esordire alla regia nel 1915 presso la Milano Film, aveva già diretto la diva in Il giardino incantato (1918) della Rinascimento. L’investimento che la Itala Film operò per lanciare Il padrone delle ferriere fu notevole: la campagna pubblicitaria sulle riviste specializzate iniziò ben un anno prima dell’uscita del film, creando presto una spasmodica attesa tanto tra coloro che avevano apprezzato il romanzo, tanto tra coloro che non attendevano altro che di leggere il nome della Menichelli per riempire le sale: d’altronde, come nota nel 1919 Tito Alacci in Le nostre attrici cinematografiche studiate sullo schermo, non si andavano a vedere i film della Menichelli per assistere a un dramma o a una commedia, ma “per sentirsi deliziare i sensi dalle sue pose procaci, per inebriare gli occhi e lo spirito di visioni… peccaminose”. E se nelle critiche coeve al film Amleto Novelli è l’attore più ammirato per la sobrietà e la misurata eleganza con cui ha saputo costruire il personaggio del padrone delle ferriere Filippo Derblay, il pubblico – come rileva La vita cinematografica del 15 febbraio 1920 – “attratto dal fatidico nome del dramma conosciutissimo, non ha guardato tanto per il sottile. Ha vissuto sullo schermo le scene del teatro e della lettura, e si è commosso, ha ammirato il fascino della Menichelli, ed in tal modo, il film, discreto, è passato nelle conversazioni e nei racconti come cosa perfetta!”Sebbene accolto da un notevole successo di pubblico, la reazione della critica a Il padrone delle ferriere non fu unanime. Tralasciando i giudizi più entusiasti, che magnificano le capacità attoriali e la sensualità della diva de Il fuoco e di Tigre reale, le recensioni positive sottolineano l’omogeneità e l’organicità dell’insieme del film: viene apprezzato il sobrio lavoro di adattamento e messa in scena, la recitazione sempre calibrata sulla tipologia dei personaggi interpretati e, “per la sua tecnica perfetta e per un senso d’arte non comune”, si loda particolarmente il lavoro dell’operatore Antonio Cufaro.La semplicità dell’intreccio, spesso percepita come un valore positivo, è il primo aspetto sul quale le critiche dell’epoca pongono l’accento. Sostanzialmente negativo è il giudizio di La vita cinematografica del 22 settembre 1919: la rivista torinese, sebbene sottolinei come “della letteratura drammatica e popolare, Il Padrone delle Ferriere di Giorgio Ohnet è uno dei meno ingrati esemplari e dei più divulgati volumi”, rileva tuttavia come la riduzione operata da Giuseppe Maria Viti sia “troppo schematica e succinta, scarsa di episodi e di particolari, e per contro abbondante di didascalie”. Il secondo punto su cui si focalizzano i giudizi negativi è la recitazione. L’accusa più comune che viene mossa agli attori è di aver creato personaggi vuoti, che non corrispondono nei caratteri fondamentali e nelle sfumature a quelli del romanzo, già per sé fortemente schematici e contraddistinti da una psicologia elementare. Anche alla diva protagonista non si risparmiano critiche: sempre La vita cinematografica scrive che «il film non ha niente di straordinario, se ne togli l’interpretazione di Pina Menichelli, la quale interpretazione è poi, pur troppo, un pessimo luogo comune».In questo senso, anche Il padrone delle ferriere – a prima vista – può sembrare un “luogo comune”: il soggetto non offre molti spunti, i personaggi mancano di complessità e si definiscono semplicemente nei loro tratti emotivi più manifesti; i valori di critica sociale, con l’opposizione di una borghesia operosa ed illuminata a un’aristocrazia feudale ormai priva di scrupoli e moralità, sono un puro pretesto per creare un contrasto drammatico che faccia smuovere una vicenda in realtà priva di tensione.Ma dietro la sua relativa semplicità il film di Perego è in realtà un’opera importante per almeno due motivi: il primo, di tipo strutturale, riguarda il tentativo di messa in scena di un modello drammatico capace di abbandonare l’azione, gli eventi e di concentrarsi unicamente sui personaggi; il secondo, direttamente influenzato dal primo, è relativo alla convivenza di tipologie di recitazione diverse e divergenti. Così l’esile trama così spesso criticata diviene il punto di partenza per la creazione di un film che, ancor prima di personaggi, è di attori: ciò che realmente conta è la presenza magnetica della Menichelli, garante di un erotismo diffuso e legato intensamente al carattere orgoglioso e sprezzante di Clara de Beaulieu e, in ruolo di opposizione, la recitazione “sottotono” di Novelli, capace di riequilibrare ogni eccesso della partner, sfruttando al meglio il contrasto apparentemente insanabile tra i due protagonisti. – FABIO PEZZETTIIl restauroIl restauro de Il padrone delle ferriere è stato realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, e dalla Cineteca del Comune Bologna a partire due copie su supporto nitrato conservate presso la Cineteca del Comune di Bologna, Lobster Films e da un frammento proveniente dal Filmmuseum di Amsterdam. Le didascalie italiane mancanti sono state ricostruite sulla base dei documenti di produzione del film conservati presso il Museo Nazionale del Cinema. Il restauro è stato eseguito presso il laboratorio l’Immagine Ritrovata nel 2005. – DAVIDE POZZI

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Premi e nomination Il padrone delle ferriere Giornate del cinema muto
Philippe Derblay
Perchè nella mia famiglia c'è già una persona infelice per dato e fatto della tua.
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Gastone de Bligny
Da Vulcano in poi i fabbri non hanno mai avuto fortuna.
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