| Anno | 2003 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Danimarca, Francia, Svezia, Norvegia |
| Durata | 165 minuti |
| Regia di | Lars von Trier |
| Attori | Nicole Kidman, Stellan Skarsgård, Siobhan Fallon Hogan, Chloë Sevigny, Patricia Clarkson Jeremy Davies, Philip Baker Hall, Paul Bettany, Lauren Bacall, James Caan, Blair Brown, Ben Gazzara, Harriet Andersson. |
| Uscita | lunedì 2 giugno 2025 |
| Tag | Da vedere 2003 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,89 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 26 maggio 2025
Grace è una donna in fuga da due killer che le danno la caccia. Trova rifugio a Dogville, una piccola città del Colorado. In Italia al Box Office Dogville ha incassato nelle prime 10 settimane di programmazione 47,1 mila euro e 39,3 mila euro nel primo weekend.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Sfuggita all'inseguimento di due killer, la bella Grace arriva nella sperduta cittadina di Dogville. Grazie all'aiuto di Tom, portavoce della comunità, Grace riesce ad ottenere protezione a patto che sia disposta a lavorare per la comunità. Ma quando si viene a sapere che la donna è una grossa ricercata, gli abitanti di Dogville avanzano nei confronti di Grace sempre maggiori pretese. Ma Grace nasconde un segreto che farà pentire tutta Dogville di aver mostrato i denti contro di lei...
Lars Von Trier ha ripulito il proprio cinema da quel sospetto di manierismo autoreferenziale che lo rendeva inviso a molti. Il Dogma è alle spalle.
Resta solo un 'Dog' nel titolo del film ma il regista danese, con l'avvio di questa trilogia rompe col passato confermando paradossalmente la continuita'. Niente piu' camera a mano o sfocature estemporanee ma un'assenza quasi totale di scenografia in favore della parola e dei gesti. L'influenza di Brecht e' dichiarata ma non si tratta di un omaggio retro. Siamo invece di fronte a una storia narrata per capitoli in cui si concretizza il bisogno di una moarle che non rinvii la punizione e che, soprattutto, non risolva tutto con un perdono generalizzato. Le colpe vanno punite. Le protagoniste 'cuordoro' della trilogia precedente trovano in Grace un personaggio femminile pronto a subire fino in fondo ma che alla fine sapra' come non soccombere.
Von Trier ha forse superato una volta per tutte il piacere sottile di cercarsi dei detrattori con la dimostrazione della capacita' di valorizzare un cinema purificato dall'esibizione stilistica e capace di mettersi al servizio degli attori. Prima fra tutti una straordinaria Nicole Kidman ma senza dimenticare l'apporto di attori del calibro di Ben Gazzara o James Caan. Lauren Bacall non fa il cameo role ma e' li' a ricordarci che il cinema 'classico' non puo' morire. Non pero' conservarlo in una cineteca della memoria. Bisogna sapersi rimettere in gioco. Sempre. Lei lo fa da maestra.
"Il nuovo film di Lars Von Trier non è niente di speciale. Prevedibile e inconcludente, si trascina dall'inizio alla fine senza coinvolgere. La storia è piuttosto banale, e raccontata facendo affidamento su uno stile filmico consolidato al punto da divenire autoreferenziale ed autocelebrativo. Sembra che il cineasta danese si sia adagiato sui canoni peraltro da lui stesso dettati e che trovi difficoltà ad uscire dalla gabbia della ripetizione, forse perché incapace di interpretare il mondo con la forza visiva che un tempo gli era caratteristica. Possiamo forse parlare di crisi per Von Trier."
Il giorno che potremo recensire con queste parole il nuovo film di Von Trier, sarà un giorno memorabile. Magari gli alieni sbarcheranno sulla Terra, un esquimese vincerà i 100m piani alle Olimpiadi, un uomo partorirà venti gemelli, tutto nello stesso giorno. E comunque ricorderemmo quel giorno come il giorno che Von Trier ha fatto un film scontato e mediocre.
Anche questa volta, invece, il nuovo lavoro del regista 47enne è semplicemente sconcertante.
Lo è sin dall'inquadramento scenico del racconto: il mondo, per quanto complesso ed inintelligibile, riesce a stare tutto dentro a un capannone. Gli elementi dello spazio sono stilizzati al punto da divenire simboli prosciugati di ogni elemento estetico: una linea bianca sul pavimento è una strada, il rumore di una maniglia è una porta, il bianco è il giorno ed il nero è la notte. Von Trier sorpassa il Dogma senza rinnegarlo: se prima era bandito il ricorso a qualsiasi set artificiale, in Dogville il tentativo è quello di far muovere gli attori nel vuoto assoluto, nell'assenza totale di scenografia. Il risultato consapevole di questa spremitura è un'astrazione scenografica talmente minimale e significativa da risultare "bella".
I personaggi di Dogville si muovono dentro questa scatola vuota, che a volte sembra enorme ed altre troppo piccola a contenerli: subito chiare ci sono le relazioni su cui saranno giocate le loro storie, tanto lineari da far sospettare allo spettatore, dopo una mezz'ora buona di film, che forse non accadrà nulla di emozionante in questo fittizio scorcio di vita rurale cui si sta assistendo. Qui Von Trier sconcerta ancora una volta, e il film prende una piega inaspettata: si incammina giù per un pendio leggero che crediamo di poter governare, ma che ci accorgiamo essere troppo ripido solo quando ormai è troppo tardi e quando già intravediamo al fondo uno schianto mortale. Come un vortice Dogville ci catapulta in una dimensione oscena e imbarazzante, ci fa vergognare di appartenere al genere umano, solo per poi stupirci ancora una volta: non siamo poi così cattivi, siamo solo umani e dunque abbiamo qualche difficoltà a capire il mondo che ci circonda. Mondo che in Dogville, come detto, sta tutto chiuso in una scatola...
Lo sconcerto dura fino alla fine, quando i titoli di coda si chiudono sull'agghiacciante frase "versione ridotta tratta dall'omonimo film", dando conferma alle voci che volevano il film tagliato nella versione italiana: per quanto lungo ed estenuante Dogville, come già accadeva dopo le quattro ore de Il Regno, ci lascia con le mani serrate sui braccioli della poltrona ed una sola richiesta in mente: "ancòra". Per una volta ci conforta sapere che si tratta del primo capitolo di una trilogia...
Sugli attori non c'è da spendere molte parole. Basti la testimonianza lasciata da Ben Gazzara nel "confessionale" -allestito per dar sfogo alle prevedibili frustrazioni degli attori in una situazione di isolamento come quella voluta da Von Trier - e riportata tra le altre nel trailer del film: Gazzara ha giurato sull'Onnipotente che non mancherà mai più di rispetto a sé stesso in questo modo e che quindi non lavorerà mai più per questo regista maledetto. Grazie Lars, per averci dato la confortante certezza che anche i grandi attori per guadagnarsi da vivere devono lavorare fino a sudare sangue.
Con una superba Nicole Kidman che fa di se stessa la rappresentazione più che calzante della delicatezza e della bontà d'animo, diversamente dai film a cui siamo abituati Dogville si apre come una lunga pellicola di un'inconsueta drammaticità presentataci con gli strumenti più semplici di una scenografia teatrale.
Avremo ancora il coraggio di lamentarci del cinema? Ormai non passa settimana senza che escano film belli o interessanti, tanto da far scarseggiare il tempo en gli euro necessari per vederli. Però Dogville appartiene alla categoria “cinquestelle lusso”: perderlo è vietato (pur col rammarico che la distribuzione lo abbia accorciato di 40’). Se von Trier ci stupisce a ogni film, non è mai così geniale [...] Vai alla recensione »