Al suo esordio nel lungo, la regista slovena Urska Djuk esplora i territori dell’adolescenza e dell’influenza del contesto educativo sulla sessualità. Presentato alla Berlinale e ora in streaming su MYmovies ONE. GUARDA ORA »
di Silvia Guzzo
Presentato alla Berlinale 2025 nella sezione "Perspectives", La ragazza del coro traspone sullo schermo pochi giorni dell’adolescenza di Lucia, una sedicenne timida, sensibile e riservata, cresciuta secondo un’educazione rigidamente cattolica.
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Come Pablo Larraín con il suo Spencer, anche la regista esordiente Urska Djukic sceglie un intervallo temporale limitato per raccontare un momento significativo della vita della sua protagonista, divisa tra le aspettative familiari e la sincera scoperta di sé.
Dura infatti soltanto tre giorni la trasferta a Cividale con il coro della scuola, ma l’annuale viaggio in convento nasconde, questa volta, l’inatteso. Fin dall’arrivo di Lucia e delle altre ragazze al cospetto delle suore, qualcosa di inusuale disturba e invade: alcuni operai stanno infatti lavorando alla ristrutturazione di un’ala dell’edificio, ora coperta dalle impalcature.
Durante il giorno i muratori fanno rumore con i loro attrezzi e, per errore, hanno persino danneggiato l’imponente statua della Vergine Maria, che da molti anni veglia sulle donne che abitano nella struttura.
Attraverso le figure degli operai e per mezzo del loro agire, un elemento perturbante fa così il suo ingresso in un ambiente altrimenti noto e familiare per Lucia. Non è un caso, quindi, che nella mente della giovane protagonista comincino a insinuarsi pensieri inaspettati, desideri notturni e dirompenti.
Tra una prova con il maestro di canto e l’altra, Lucia ha voglia di qualcosa che non l’aveva mai attratta prima e che non sa bene come interpretare. A detta di sua madre, quello che sta provando dovrebbe certamente essere chiamato “peccato”, ma a sentire invece la sua amica Ana-Maria, disinibita e sicura di sé, quelle pulsioni non sono altro che naturali sentimenti che accomunano tutti gli esseri umani.
Che fare, allora, con queste sensazioni così intense, che prepotentemente reclamano attenzioni? Reprimerle come fanno le suore del convento, completamente devote a Dio, oppure assecondarle a pieno, come fa Ana-Maria? Per trovare risposta a queste domande Lucia dovrà imparare ad ascoltare sé stessa e le proprie emozioni, in un difficile percorso di emancipazione dalle influenze esterne, siano esse familiari, scolastiche o amicali.
Sebbene, infatti, la costruzione della propria identità non possa mai prescindere dal rapporto con l’altro e, di conseguenza, dal suo sguardo e dai suoi giudizi, diventare sé stessi significa sviluppare una propria visione del mondo, una personale prospettiva sulle relazioni, su quello che è giusto e quello che sbagliato, sull’affettività e sulla vita.
Dopo il corto pluripremiato Granny’s Sexual Life (2021), la regista slovena Urska Djukic esplora così nel suo primo lungometraggio i territori dell’adolescenza, soffermandosi sulla sessualità e sull’influenza delle regole sociali e del contesto educativo.
Per rivestire i panni dell’intensa e fragile protagonista sceglie la giovane attrice Jara Sofija Ostan, impegnata a interpretare una donna in divenire divisa tra desiderio e paura del peccato, tra spiritualità e carnalità.