martedì 23 settembre 2025 - Festival
La 16a edizione del Middle East Now Festival, che quest’anno aprirà la rassegna 50 Giorni di Cinema a Firenze, si terrà dal 7 al 12 ottobre tra il Cinema La Compagnia, Cinema Astra e altri spazi cittadini. Una selezione di film sarà disponibile anche in streaming su MYmovies ONE.
Serata inaugurale il 7 ottobre alle 21:00 con la special performance di MAZEN KERBAJ in Synesthesia, una performance audiovisiva del famoso fumettista e artista libanese Mazen Kerbaj, immagini e colori che dialogano con il suono, in un flusso sensoriale coinvolgente. Con la partecipazione del musicista Tony Elieh.
A seguire il potente documentario Yalla Parkour (2024) di Areeb Zuaiter, protagonista Gaza prima della guerra vista attraverso un gruppo di ragazzi che pratica il parkour. Alla Palestina sarà dedicato anche un importante Focus.
Radical Imagination è il tema di questa edizione, un tema che vuole trasformare il festival in luogo di immaginazione creativa, in cui concepire nuove visioni del mondo attuale, oltre la guerra e le ingiustizie. Tanti gli eventi e i protagonisti, per un’immersione sfaccettata nella cultura mediorientale e nell'attualità, attraverso cinema, documentari, fotografia, cibo, talk. Tra i progetti speciali la prima mostra personale in Italia della giovane e talentuosa fotografa libanese Tanya Traboulsi - , a cura di Roï Saade, 9 al 29 ottobre alla SRISA Gallery - con un progetto dedicato a Beirut, città della sua infanzia e della sua vita adulta. Inoltre ospite speciale lo chef palestinese SAMI TAMIMI, uno dei nomi di punta della scena culinaria contemporanea mediorientale.
Nel programma cinema uno spazio di approfondimento sarà dedicato alla Palestina, per raccontare un contesto politico, sociale e umano caratterizzato da una situazione drammatica, con la guerra e il genocidio in corso a Gaza.
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Dal Libano - a cinque anni dall’esplosione al porto di Beirut e a 50 anni dall’inizio della guerra civile - arriva Do you love me (Francia, Libano, Germania, Qatar, 2025, 75') di Lana Daher, presentato al Festival di Venezia 2025, film che attraverso decenni di cinema, filmati amatoriali, trasmissioni televisive, cultura popolare e fotografie, esplora la psiche collettiva del popolo libanese, alimentata dalla gioia e dall'intimità, ma ferita dal ripresentarsi ciclico di violenza, paura e lutto. Un tributo alla creatività come forma di resistenza e rinnovamento; sempre dal Libano A Sad and Beautiful World (Libano, Germania, Stati Uniti, Arabia Saudita, Qatar, 2025, 110’), vincitore del Premio del Pubblico alle Giornate degli Autori di Venezia, primo lungometraggio del regista Cyril Aris, una storia d’amore che intreccia i destini di Yasmina e Nino con i cicli storici del Libano.
Focus importante anche sull'Afghanistan, paese dimenticato e cartina tornasole di cosa resta dopo decenni di guerra. Direttamente dal festival di Venezia il terzo film dell'accalamato regista afgano Aboozar Amini, Kabul Between Prayers (Paesi Bassi, Belgio, 2025, 99'), fotografia delle vita difficile a Kabul, con protagonista un giovane soldato talebano che concilia l'agricoltura con la fede, mentre il fratello adolescente passa dai giochi d'infanzia all'ideologia militante.
Il documentario The Last Ambassador (Austria, Afganistan, 2025, 77') di Natalie Halla, in cui Manizha Bakhtari, ambasciatrice afghana a Vienna, lotta contro il regime talebano promuovendo istruzione e diritti per le donne, simbolo di resistenza e giustizia.
A Middle East Now 2025 anche la partecipazione speciale di Studio Azzurro, il famoso gruppo di ricerca artistica milanese, con un progetto di documentazione sulla vita quotidiana nella valle di Bamiyan, assieme al dipartimento SAGAS - Università degli Studi di Firenze.
Dall'Iran il doc Cutting Through Rocks (Cile, Iran, Canada, Paesi Bassi, Germania, USA, 2025, 95') di Sara Khaki e Mohammad Reza Eyni, vincitore del Grand Jury Prize a Sundance, che vede come protagonista Sara Shahverdi, donna divorziata e motociclista pronta a sconvolgere le abitudini patriarcali facendosi eleggere in un remoto villaggio conservatore iraniano.
E in anteprima italiana anche Bidad (Iran, 2025, 104’) di Soheil Beiraghi, film audace e rischioso che mette in scena la ventenne Seti, ragazza della generazione Z che sogna e lotta per condividere la sua voce con il mondo, in una società in cui alle donne non è permesso cantare in pubblico. Una figura simbolica che si rifiuta di essere messa a tacere.
Sulla Libia, My father and Qaddafi (USA, Libia, 2025, 88') di Jihan K, documentario che ha debuttato al festival di Venezia e che narra l'intrigante storia di Jihan Kikhia, una figlia che non ha quasi memoria di suo padre Mansur Rashid Kikhia, ex diplomatico e importante politico libico scomparso al Cairo nel 1993, perché diventato oppositore pacifico del regime di Mu'ammar Gheddafi.
Little Syria (Romania, Portogallo, Germania, 2025, 90') di Madalina Rosca e Reem Karssli, girato per oltre 20 anni in Siria e Germania, così come in Turchia, Grecia, Polonia, Ungheria, Francia, Spagna e Iran, il film segue la ricerca di un fratello, di sua sorella e del suo fidanzato, intrappolati tra una Siria da cui sono scappati per salvarsi la vita e un'Europa che a volte sembra accoglierli e altre volte respingerli.
Anche la Turchia sarà protagonista col film Seen Unseen: An Anthology of (Auto)Censorship (Olanda, Turchia, 2024, 66') di F?rat Yucel, Erhan Ors, Hakan Bozyurt, Can Memis, Sibil Cekmen, Serra Akcan, Nadir Sonmez, Belit Sag, raccolta di film del collettivo Altyaz? Fasikul: Free Cinema, esteticamente eclettica (tra immagini di desktop, lettere, messaggi e video sorveglianza) e politicamente audace, che sottolinea la necessità di essere critici in tempi di censura e repressione.
E poi l'Iraq, con The Lions of the River Tigris (Norvegia, Olanda, 2025, 91') di Zaradasht Ahmed, girato a Mosul, città con 8.000 anni di storia, devastata durante la battaglia per la liberazione dall'ISIS, racconta la lotta di tre uomini che si rifiutano di lasciarla cadere nell'oblio.