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Venezia 82, chi vincerà?

Le previsioni sui possibili vincitori del Leone d'Oro e degli altri premi. Oggi alle 19.00 in Sala Grande la cerimonia di premiazione condotta da Emanuela Fanelli.
di Paola Casella

sabato 6 settembre 2025 - Mostra di Venezia

Diciamolo subito: la presenza in concorso alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia di The Voice of Hind Rajab altera non poco gli equilibri nel formulare qualsiasi previsione sui possibili vincitori di questa edizione del festival. Come è ormai noto, il film della regista tunisina Kaouther Ben Hania è la ricostruzione dell’omicidio della piccola Hind e dei due paramedici che si recavano in suo soccorso nella Gaza occupata dall’esercito israeliano, ha commosso e turbato critica e pubblico (che gli ha tributato 22 minuti di applausi in Sala Grande un primato assoluto), e l’ha fatto balzare in pole position per il Leone d’Oro. Al di là dell’importanza e attualità dell’argomento trattato, Ben Hania ha fatto un lavoro davvero interessante sul sonoro, che utilizza le vere registrazioni delle conversazioni fra la bambina intrappolata e l’unità di soccorso che ha cercato di salvarla, e le immagini (alcune riprese dei soccorritori sono alternate ai volti degli attori che ne ricreano la vicenda). 
La Mostra avrebbe potuto cavarsela presentando il film come Evento speciale, invece ha avuto molto coraggio nel dargli il palcoscenico più ambito e la possibilità di ricevere un premio di alto rango: resta da capire quale sarà il riconoscimento che la giuria deciderà di assegnargli (la nostra ipotesi: Gran Premio Speciale). La giuria, appunto, quest’anno è composta da cineasti e interpreti indipendenti, a cominciare dal presidente, il regista statunitense Alexander Payne, per proseguire con il regista francese Stéphane Brizé, la nostra Maura Delpero, il regista rumeno Cristian Mungiu e l’iraniano Mohammad Rasoulof, più l’attrice e sceneggiatrice brasiliana Fernanda Torres e quella cinese Zhao Tao.

Se dovessimo guardare i profili dei giurati potremmo lanciarci in ipotesi legate al loro background:  dunque Payne potrebbe strizzare l’occhio al suo amico George Clooney, protagonista della commedia agrodolce Jay Kelly, Brizé potrebbe sostenere i connazionali L’etranger di Francois Ozon, Il mago del Cremlino (che però è girato in inglese, cosa che a Brizé probabilmente non piace) di Olivier Assayas, o A Pied D’Oeuvre di Valerie Donzelli. E così via.
Ma preferiamo dare voce alle nostre previsioni personali, coadiuvate dalle voci del Lido che tendono a concentrarsi su una manciata di titoli. Dunque il Leone d’oro, al netto della presenza di The Voice of Hind Rajab, potrebbe meritatamente andare a No Other Choice del regista sudcoreano Park Chan-wook, potente metafora sull’influenza deleteria della globalizzazione economica e della ipertecnologizzazione, con conseguenze sul mondo del lavoro e sulla vita privata dei lavoratori: il film ha convinto praticamente tutti, sia per l’attualità del tema, sia per l’agilità con cui il regista passa dalla tragedia alla commedia, dall’azione al ritratto intimo. Ma deve guardarsi dalla concorrenza di A House of Dynamite di Kathryn Bigelow, che tocca temi simili, spostando l’accento più sulla politica che sull’economia, in modo assolutamente efficace.
Noi però pensiamo che Kathryn Bigelow conquisterà invece il premio alla regia, per l’orchestrazione formidabile per complessità e coraggio dei venti minuti in cui il governo statunitense deve decidere come affrontare una minaccia nucleare. A contenderle il premio potrebbero essere sempre Park Chan-wook, vero virtuoso della cinepresa, l’estroso Guillermo del Toro con il suo Frankenstein, il nichilista Yorgos Lanthimos con il “fantascientifico” Bugonia o l’energico Benny Safdie con The Smashing Machine o la raffinata Ildiko Enyedi con il misterioso Silent Friend. La vera sorpresa sarebbe Francois Ozon, la cui regia di L’Etranger è un piccolo miracolo di raffinatezza estetica.

La competizione è serrata per la Coppa Volpi al miglior attore: c’è chi tifa per Toni Servillo, presidente dolente in La grazia di Paolo Sorrentino, e chi per Jude Law, che incarna magnificamente Valdimir Putin in Il mago del Cremlino, basato sull'omonimo romanzo; c’è chi preferisce invece l’Adam Sandler (più che il protagonista George Clooney) di Jay Kelly, chi il Jacob Elordi insospettabie (data la bellezza) mostro di Frankenstein, chi infine l’inedito Dwayne Johnson di The Smashing Machine. Noi puntiamo invece sul francese Bastien Bouillon, protagonista di un’altra malinconica parabola sul mondo del lavoro, A Pied D’Oeuvre.
Per la protagonista femminile la nostra scommessa è Valeria Bruni Tedeschi, magnifica Eleonora nel film Duse di Pietro Marcello: il suo tour de force fa di lei la candidata più forte per la Coppa Volpi di questa edizione. La sue più pericolose concorrenti sono l’Amanda Seyfried di The Testament of Ann Lee e l’Emma Stone di Bugonia, cui però forse la Coppa ricevuta nel 2016 per La La Land (guarda la video recensione) potrà bastare. Fra le altre attrici papabili ci sono le nostre Barbara Ronchi, protagonista di Elisa di Leonardo Di Costanzo, e Anna Ferzetti figlia del presidente ne La grazia

Il premio alla miglior sceneggiatura secondo noi potrebbe andare a Il mago del Cremlino, anche perché il copione è cofirmato dallo scrittore-star Emmanuel Carrère. Ma il nostro cuore va a Father Mother Sister Brother di Jim Jarmusch, che nella sua (apparente) semplicità costruisce una parabola olistica davvero interessante,  Per l’Osella alla miglior fotografia scommettiamo invece sul documentario Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi, anche se Dan Lausten di Frankenstein, Daria D’Antonio di La grazia e Robbie Ryan di Bugonia meritano di  entrare in gara.
Infine se il premio Mastroianni verrà assegnato ad una promessa della recitazione del Concorso principale, i candidati possono essere due: la ragazzina protagonista di The Sun Rises on Us All del regista cinese Cai Shangjung, e il ragazzino al centro di Orphan dell’ungherese Laszlo Nemes, entrambi protagonisti assoluti dei rispettivi film.


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