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I bambini ci danno lezioni - Terza parte

Ecco i grandi autori che hanno raccontato i bambini. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti

Gregory Peck (Eldred Gregory Peck) 5 aprile 1916, La Jolla (California - USA) - 12 Giugno 2003, Los Angeles (California - USA). Interpreta Atticus Finch nel film di Robert Mulligan Il buio oltre la siepe.
mercoledì 25 giugno 2025 - Focus

Il ruolo dei bambini nei film è stato raccontato in chiave italiana nelle prime due parti. Gli autori erano grandi maestri di diverse generazioni del nostro cinema.  Scrivevo: “Il tema è importante, e i piccoli sono uno strumento potente per trasmettere il sociale, il sentimento, la tutela, il passato, la purezza. Tutto insomma.”
Autori italiani o stranieri il tema non cambia. I registi di altre culture, che spesso si sono ispirati ai master letterari, non sono certo stati da meno dei nostri.
Certo occorre fare i conti con la quantità. I film stranieri moltiplicano quelle storie secondo i Paesi. Una selezione e uno stile diverso di racconto si impone. 
Le citazioni saranno di due categorie. Una didascalia che contenga l’istantanea della vicenda, e una narrazione più approfondita quando ne vale la pena. 
Un esempio: se dico Harry Potter, l’overdose di film e di libri è stata tale che tutti o quasi, cinefili e non, conoscono il maghetto e i suoi amici Hermione e Ron, studenti della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Altre mie parole non servono, salvo una citazione suggestiva: secondo un sondaggio, serio, l’autrice J.K. Rowling è stata dichiarata la donna più intelligente e ricca della Gran Bretagna. 
Il concetto può valere anche per i fratelli Jane e Michael, e la loro tata Mary Poppins.
Tutti li conosciamo

Lo spunto sarà dai grandi autori. Fuoriclasse della letteratura che hanno contribuito alla nostra educazione al sentimento e alla cultura. Dunque la loro visione rispetto all’infanzia e alla prima adolescenza va intesa come modello decisivo degli aspetti della vita, della percezione del bene e del male, della speranza non ancora intaccata e di didattica sicura. E’ corretto dire che quei signori fanno testo. 


Gli scrittori

Stiamo alla letteratura, magari più “letteraria”, nobile di Harry Potter.

Mark Twain ha creato i dodicenni Tom Sawyer e Huckleberry Finn fra il 1882 e il 1884. Non è roba banale. Ne Il prestanome Woody Allen deve fare la parte di uno scrittore. Ma non sa niente dell’argomento. Un suo amico gli consiglia alcuni libri, fra cui "Le avventure di Huckleberry Finn". Gli dice “non lo sai che la letteratura moderna americana nasce con quel libro?”
Huckleberry è un orfano che decide di affrontare la vita da solo. La guerra civile non è lontana, l’America deve ricrearsi. Il ragazzo affronta tanti personaggi buoni e cattivi.  Ma è forte e intelligente, sa come muoversi. Twain trasferisce sul piccolo la sua ricerca umana. Sa che i bambini hanno una visione pulita della vita, senza condizionamenti e senza passato. I suoi messaggi arrivano potenti, e divertenti.

Charles Dickens (1812-1870). Pubblicò in venti fascicoli "Oliver Twist" nel 1837 quando aveva 25 anni. Fu un immediato successo in tutto il mondo: in quella parte di mondo dove arrivava letteratura. Il dodicenne Oliver divenne il bambino più popolare e amato. Dickens esprimeva umanità e passione, registri che ha sempre mantenuto e che hanno fatto di lui lo scrittore più apprezzato nel suo tempo. In Via col vento, Melania legge alle signore del suo gruppo l’incipit del Davide Copperfield, altro romanzo che fa parte dell’antologia dorata dei testi di Dickens.

“Se io debba risultare l’eroe della mia vita, o se questo posto debba essere tenuto da un altro, lo mostreranno queste pagine. Per iniziare il racconto della mia vita con l’inizio stesso della mia esistenza, dirò che sono nato (così mi hanno detto e lo credo) un venerdì, a mezzanotte in punto.” Charles era davvero frequentato.
E c’è un segnale potente: il cinema. A poco più di un decennio dall’invenzione dei Lumière, fra il 1906 e il 1922 furono tre le versioni, brevi, del romanzo. Ricordabile è l’edizione del ’22, con protagonista Jackie Coogan, che tre anni dopo sarebbe stato il monello di Charlot. E’ impossibile trascurare il musical  Oliver! di Carol Reed del 1968, vincitore di ben otto Oscar.
Oliver è l’orfanello che espulso dal collegio dove vive si reca a Londra e si trova coinvolto in una banda di giovani ladri organizzati. Il padre-padrone è Fagin creatura orrenda moralmente e fisicamente. Oliver riesce a sopravvivere. Dickens, figlio di un carcerato, costretto a lavorare quando aveva dodici anni, gli attribuisce la capacità di orientarsi e difendersi da tutti i pericoli. Si appalesa un gentiluomo che lo prende sotto la sua protezione. Dickens è troppo affezionato al suo alter ego, gli evita tutti i dolori, e gli consegna un credibile happy ending.  
La critica letteraria rilevò un dato: "Oliver Twist" era il primo romanzo in lingua inglese con un bambino protagonista.

La scrittrice americana Harper Lee (1926-2016) nel 1960 dà alle stampe il suo romanzo "Il buio, oltre la siepe". In poche settimane diventa un best-seller. Due anni dopo la Paramount ne acquisisce i diritti e realizza il film. Regista Robert Mulligan protagonista Gregory Peck (premio Oscar) nella parte di un avvocato che difende un uomo di colore accusato di un crimine che non ha commesso. Siamo nel sud, sono gli anni più duri della questione razziale. Ma i protagonisti veri sono Jem e Scout, i piccoli figli di Peck. Sono loro, curiosi e coraggiosi a farsi coinvolgere nella vicenda. Da quelle parti i pregiudizi sono pericolosi, i fratellini rischiano persino la vita. Il successo di quel titolo fu tale che la Lee, visse di rendita e non scrisse più nulla.

Ernest Hemingway (1899-1961) nel 1952 pubblicò "Il vecchio e il mare", che gli valse il premio Nobel. Nel 1958 John Sturges ne fece il film, aderendo in assoluto al testo del romanzo letto fuori campo da Gino Cervi. Cuba. E’ la storia di Santiago (Spencer Tracy) un vecchio pescatore che non pesca più niente ma non cede. Finché un giorno riesce ad agganciare un pesce enorme e a portarne in porto la carcassa. Poi c’è Manolo, un bambino che sta vicino al vecchio, lo conforta come può. Finché i genitori gli impediscono di frequentarlo convinti che porti sfortuna. Due stagioni a confronto: la sfortuna, la tristezza, gli anni, la debolezza a fronte del coraggio, della speranza, della fiducia e dell’energia .


Scott Fitzgerald (1896-1940) scrisse "Il curioso caso di Benjamin Button" nel 1922. La vicenda venne ripresa dal regista David Fincher che, nel 2008, fece il film. Benjamin (Brad Pitt) nasce decrepito, non gli manca nulla: l’artrosi, le cartilagini e le ossa compromesse, ha la cataratta ed è sordo. Incredibilmente passa il tempo e ringiovanisce. Il momento decisivo sono i sette anni, dove il ragazzo-vecchio, prende coscienza ed energia per vivere quasi normalmente. In quello stato passala vita, con tutto ciò che la vita comporta. Muore a 83 anni nelle sembianze di un neonato. Accoglienza grande del pubblico e tre Oscar aggiudicati. Quella vita al contrario si portava dietro visioni e simboli infiniti. Solo il genio, un unicum, dell’autore del “Grande Gatsby”, poteva governarla.

Rudyard Kipling (1865-1936) è stato, 41enne, il più giovane scrittore in lingua inglese ad aggiudicarsi il Premio Nobel. Molti dei suoi libri sono ancora oggi, considerati opere senza tempo come "Il Libro della giungla", "Capitani coraggiosi", "L’uomo che volle farsi re", "Gunga Din" e "Kim", al quale dedico questo spazio. Di lui Henry James, il precursore della letteratura moderna americana, disse: «Kipling mi colpisce personalmente come il più completo uomo di genio, come distinto da fine intelligenza, che io abbia mai conosciuto». Davvero non è un endorsement da poco, può sorpassare ogni altro giudizio.   
Rudyard Kipling pubblicò il romanzo "Kim" nell’ottobre del 1901. Nel 1950 la Metro produsse il film con cospicuo investimento. 1895: il contesto è l’India in pieno colonialismo britannico. Mahbub Ali, commerciante di cavalli in realtà agente inglese, scopre un complotto russo per istigare l’India alla ribellione. Kim è un orfano dodicenne, una sorta di scugnizzo, svelto e furbissimo che se la cava vivendo di espedienti. Ali ne intuisce le qualità e letteralmente fa di lui una spia. Sarà proprio il ragazzo a smascherare il complotto. A questo film si deve il termine “grande gioco”, cioè gli intrighi spionistici fra le grandi potenze. 

Henry James (1836-1916) descritto sopra come “il precursore della letteratura moderna americana” presenta una produzione artistica infinita come scrittore e critico letterario. Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway nientemeno, lo consideravano un loro maestro. E’ interessante la definizione ufficiale che lo riguarda, scrittore e critico americano naturalizzato inglese. Ha un significato dunque che James sia nato a New York e morto a Londra. Meglio non poteva nascere: sua madre Mary Walsh era un’insegnate di letteratura e suo padre un filosofo teologo intellettualmente vivace. Fu molto importante per il figlio. Henry era seguito da istitutori che lo accompagnavano in giro per il mondo: Ginevra, Londra, Parigi, Bonn, Venezia. Studiò e assunse alla perfezione la letteratura inglese, francese, italiana, tedesca, russa. Non c’è dubbio che fosse pronto per fare grandi cose. Occorre una selezione impietosa delle sue opere.
Indispensabile citare "L’americano", "Ritratto di signora", "Le bostoniane", "L’età ingrata", "Le ali della colomba". E poi "Washington Square", diventato un film capolavoro dal titolo L’ereditiera, di William Wyler con Montgomery Clift e Olivia de Havilland nel 1949. E poi, a chiudere, il titolo più identitario dello scrittore, "Giro di vite".
E’ un’opera che il teatro e il cinema hanno divulgato e beatificato. Molte di quelle rappresentazioni non sono arrivate in Italia e comunque quattro film si impongono, 
Improvvisamente un uomo nella notte, Il mistero del lago, Presenze e Suspense. E’ quest’ultimo, del 1961 di Jack Clayton, sceneggiato da Truman Capote, con Deborah Kerr a fare testo.
Flora e Miles sono due bambini orfani, misteriosi e inquietanti. Si sono liberati di tutte le istitutrici assunte dallo zio. Miss Giddens sembra avere più fortuna. E’ energica e competente, soprattutto cerca comprendere quelle strane personalità dei bambini. Appaiono due presenze misteriose, forse persone, forse fantasmi. Flora e Miles ne sembrano posseduti. Scompaiono e ritornano. La Giddens ritiene di aver risolto il mistero. Abbraccia Miles lo stringe e lo bacia sulla bocca. Il bambino sembra finalmente libero. Ma la governante se lo vede morire fra le braccia. 
C’è tutto James in questa vicenda gotica-horror. Lo scrittore intende coinvolgerti, sedurti, darti speranza, ma poi tutto si azzera, l’orizzonte diventa nebuloso e incomprensibile tutt’altro che rassicurante. James non ti concede happy ending Ma "Giro di vite" ha fatto la storia.     


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