Prosegue e si conclude la seconda parte della rassegna XX secolo – L’invenzione più bella, con nuovi imperdibili appuntamenti in programma fino al 5 febbraio al cinema Quattro Fontane di Roma.
Dopo Susanne Bier, Martin Scorsese, George Cukor e un focus sulla New Hollywood, è il momento del grande cineasta Fritz Lang.
Pino Farinotti parla di Fritz Lang facendo un excursus dei suoi film più importanti.
Fritz Lang (1890- 1976) è un figlio, prediletto, della fondamentale Scuola di Weimar che all’inizio del secolo scorso scardinò la cultura e lo spettacolo, l’estetica, la musica. Il cinema raccolse l’eredità del movimento letterario “Tempesta e impeto”, lo Sturm und Drang che stravolse tutti i codici dando il là, di fatto, alla letteratura moderna. Il titolo eroico è "I dolori del giovane Werther" (1774) di Goethe.
I registri c’erano, evoluti, quasi tutti: romanticismo, dolore, tempesta e impeto, contrasto estetico e contrasto tout court, gotico, estremo, visionario, sessualità, la parola e il silenzio, il chiuso e l’agorà, la coscienza e l’inconscio, il viaggio, il simbolo e la metafisica, l’immagine muta. E poi il film come storia del film stesso e come metafora di tutto. Tutta questa massa, questa “furia”, dovette affrontare l’anomalia nazista che irruppe nel 1933, e diede origine a una vera emigrazione di artisti verso l’America. Dal cinema arrivarono in California Wilder, Lubitsch, Zinneman, Preminger, Litvak, fra gli altri. E Lang.