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Il meglio del cinema francese: Titane, Finalmente domenica! e Il disprezzo

Una selezione di opere emozionanti che fanno parte della rassegna di titoli francesi disponibili su CHILI. SCOPRI TUTTI I FILM »
di Silvia Guzzo

sabato 14 gennaio 2023 - TROVASTREAMING

Una ricca selezione di titoli provenienti dalla Francia sono disponibili su CHILI (fino al 20 gennaio ad un prezzo scontato): ci sono film pluripremiati e opere che rappresentano le punte più alte di un cinema malinconico ed emozionante. Tra tutti i film vediamo tre titoli rappresentativi di epoche e stili diversi. Tre titoli che delineano le diverse sfaccettature di un cinema imperdibile: Finalmente domenica! di François Truffaut, Il disprezzo di Jean-Luc Godard e Titane di Julia Ducournau.

FINALMENTE DOMENICA!
Con Finalmente domenica! (Vivement dimanche!) François Truffaut firma un ultimo lungometraggio che prende in prestito la struttura del thriller per condurre uno studio sull’amore che assume progressivamente la forma di una commedia grottesca.
Tra i fondatori della nouvelle vague francese e in costante contrasto con il cinema contemporaneo, Truffaut non smise mai di giocare con i generi, continuando a scardinarne le convenzioni sino al suo ultimo lavoro, proiettato per la prima volta nel 1983. Per non tradire la sua fama di “becchino del cinema contemporaneo”, Truffaut scelse come direttore della fotografia Néstor Almendros (con cui aveva già lavorato per le riprese di Ragazzo selvaggio), allora in forte polemica contro la televisione. Almendros diede infatti al film una fotografia dai toni nostalgici in bianco e nero, funzionale a restituire l’atmosfera onirica e surreale della narrazione.
Ispirato al libro "The Long Saturday Night" di Charles Williams, Finalmente domenica! racconta la storia di Julian Vercel (Jean-Louis Trintignant), un agente immobiliare accusato dell’omicidio dell’amico Massoulier (Jean-Pierre Kalfon), che poi scoprirà essere stato l’amante di sua moglie Marie Christine (Caroline Sihol). A togliere dai guai Julian l’intervento salvifico della sua segretaria Barbara (Fanny Ardant, ultima grande musa del regista, all’epoca incinta di sua figlia), capace di risolvere un intricato mistero. Nato come un omaggio al cinema nero di serie B degli anni Cinquanta, il film si piega velocemente nelle mani del suo regista, spezzando i canoni del genere pur senza rinunciare ad alcuni elementi ricorrenti del cinema dell’autore: dai richiami hitchcockiani al ritratto della passione amorosa tra un uomo e una donna capace di condurre l’azione.

IL DISPREZZO
Importante esponente della nouvelle vague francese, Jean-Luc Godard ha profondamente influenzato il cinema della New Hollywood degli anni Sessanta/Ottanta, ma non solo: persino Quentin Tarantino ha preso ispirazione dalla sua filmografia.
Con Il disprezzo (Le Mépris), adattamento dell’omonimo libro di Alberto Moravia, Godard ha la possibilità di parlare del mondo del cinema. Il film racconta infatti la parabola discendente di una coppia che si sgretola nel corso della stesura di una sceneggiatura cinematografica. Il disprezzo che Camille (Brigitte Bardot) inizierà a nutrire per il marito Paul (Michel Piccoli) nasce proprio quando questi viene chiamato da un produttore americano, Jerry Prokosch, per riscrivere un film sull’Odissea che sarà diretto da Fritz Lang. Camille maturerà infatti l’idea che il marito voglia sfruttare la sua bellezza per entrare nelle grazie di Prokosch.
Il disprezzo è un’indagine lucida e spietata delle dinamiche di coppia a cui si affianca lo scontro tra vera arte (quella dell’Odissea) e il prodotto commerciale della pellicola hollywoodiana. Ma Il disprezzo è anche un film sulla bellezza del cinema, personificata dalla splendida Brigitte Bardot: soltanto il cinema è in grado di portare avanti la magnificenza dell’arte classica, sopravvivendo anche alla morte (dei suoi personaggi).

TITANE
Titane vale alla regista Julia Ducournau la Palma d’oro alla 74esima edizione del Festival di Cannes e una nomination agli Oscar come miglior film internazionale del 2021. Horror atipico, il film racconta la storia di Alexia, una serial killer nel cui cranio è stata impiantata una placca di titanio. 
Se già con il suo esordio Raw - Una cruda verità (Grave) l’autrice francese aveva guardato al cinema di David Cronenberg e alla sua “poetica della carne”, anche in Titane l’influenza del regista canadese appare evidente. Impossibile infatti non notare la somiglianza con il film Crash del 1996, in cui un incidente stradale innesca una dinamica sessuale segnata da un legame psicotico con le automobili. Ma Titane guarda anche al cyberpunk nipponico di un regista visionario come Shin'ya Tsukamoto, a sua volta influenzato da Cronenberg sia nel modo di trattare il rapporto uomo-macchina sia nel dipingere l’essere umano come soggetto a violente trasformazioni fisiche e mentali. 
Opera per spettatori granitici, Titane mette in scena un body horror estremo all’interno di un torture movie volto alla rappresentazione del martirio fisico. Ma c’è spazio anche per la tenerezza, soprattutto nell’ultima parte del film: Titane è un’altalena di emozioni che prende vita attraverso situazioni grottesche e imprevedibili, innescate da uno strano amplesso umano-automobilistico.


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