Radu Jude porta il suo cinema a qualcosa di più intimo, rappresentando la borghesia da salotto, portatrice chic di razzismo passivo. In Quinzaine des cinéastes.
di Marzia Gandolfi
Gianina, giovane madre rumena, ha lasciato il suo Paese per assicurare alla figlia un futuro migliore, magari proprio a Bruxelles, dove lavora come domestica per una ricca famiglia borghese. La sua vita si divide tra faccende di casa, la cura di un bambino e un corso di teatro amatoriale che sta allestendo "Le journal d'une femme de chambre" di Octave Mirbeau. La notte racconta favole di principi tristi al figlio della coppia mentre la sua bambina cresce lontana e frustrata. Ma Natale è vicino con la sua promessa di ritrovarsi in Romania.
Il film è clinico, sferzante e magnificamente caustico nella sua rappresentazione della borghesia da salotto, portatrice chic di razzismo passivo e incarnata insopportabilmente da Vincent Macaigne e Mélanie Thierry. Se il film funziona così bene, è anche grazie alla sua protagonista, interpretata con una formidabile economia di gesti da Ana Dumitrascu.
Radu Jude resta magnificamente gourmand, satirico e osceno. Senza perdere nulla della sua radicalità politica.