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Middle East Now 12, il meglio del cinema mediorientale è in streaming su MYmovies

Dal 28 settembre al 3 ottobre oltre 40 film per scoprire culture e società diverse con una prospettiva che va oltre i pregiudizi e i luoghi comuni. ACCEDI | SCOPRI IL PROGRAMMA COMPLETO »
di Roberto Manassero

mercoledì 22 settembre 2021 - mymovieslive

Dal 28 settembre al 3 ottobre, a Firenze, presso i cinema La compagnia e Stensen, e contemporaneamente in streaming su MYmovies, andrà in scena Middle East Now - Cinema, arte e cultura del Medio Oriente. 

Il titolo dice tutto: sei giorni di proiezioni, installazioni, esposizioni e incontri dedicati al Medio Oriente – la sua cultura, la sua storia, la sua modernità – e al desiderio, come scrive nell’introduzione Roï Saade, artista libanese collaboratore del festival, «di contemplare i nostri bisogni fondamentali» dopo un anno in cui il tempo si è fermato ma la Storia ha proseguito il suo cammino incessante; il desiderio, ancora, di organizzare «un riallineamento e una nuova interpretazione di un mondo familiare».

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Tanti i percorsi offerti dal festival, a cominciare da quello attualissimo che porta in Afghanistan grazie a un focus di sei film, tra lunghi e cortometraggi realizzati negli ultimi anni. Fra i titoli spiccano il bellissimo corto Three Songs for Benazir di Elizabeth Mirzaei e Gulistan Mirzaei, storia d’amore fra rifugiati in un campo profughi, The Forbidden Strings di Hasan Noori, girato nel 2019 e dedicato a una generazione di afghani che all’epoca voleva seguire le proprie passioni e rompere con le regole della tradizione (e chissà oggi quanto ancora dotati di una voce, dopo i recenti sviluppi della cronaca politica) e Kabul City in the Wind di Aboozar Amini, ritratto della capitale afghana realizzato nel 2018.

Un altro focus, chiamato Filming Catastrophe e curato da Aflamuna – piattaforma digitale libanese che promuove il cinema arabo indipendente – porta invece nel cuore dei conflitti post-coloniali che hanno insanguinato il Medio Oriente, offrendo l’opportunità di riflettere su una tragedia storica e su una serie di popolazioni capaci di reagire alla distruzione con la creatività e la resilienza. In programma il lungometraggio libanese Panoptic di Rana Eid, ritratto sperimentale di un paese e della sua capitale, Beirut, tra suoni, monumenti e nascondigli segreti, più una selezione di corti realizzati tra il 1994 e il 2007.

Due artiste che lavorano invece con il disegno, il colore e la carta, la pittrice del Kuwait Zahra Marwan e la cineasta irachena Nadia Shihab, sono invece protagoniste di un approfondimento sui paesi del Golfo, Pennellate dal Golfo, che presenta la mostra Watermelon After Lunch e a completamento la proiezione di Jaddoland, resoconto dell’incontro fra la regista e la madre artista nella loro casa in Texas, tra lo spaesamento del ritorno alle origini familiari e il richiamo mai sopito delle radici irachene.

Il Kurdistan è anch’esso al centro di un programma del festival, che in cinque brevi cortometraggi mette in prospettiva storie del quotidiano da una terra incerta eppure bellissima, in cui i sogni di bambini (in Messi di Mojtaba Rostami e Rozhan di Gita Faizi) e adulti (I Am Shimorad di Arash Sepahvand e Turn Off the Lights di Nima Abdolazimi) si scontrano con una realtà crudele e sorprendente. 

Fuori da focus e prospettive, si trovano poi alcuni dei migliori film arrivati negli ultimi anni del Medio Oriente. Su tutti, lo straordinario Radiograph of a Family di Firouzeh Khosrovani, saggio intimo e universale sulla famiglia della regista iraniana, la quale racconta per mezzo di fotografie, elaborazioni grafiche e scene dal vero il rapporto fra il padre intellettuale, trasferitosi in Svizzera per lavoro, e la madre casalinga, diventata dopo la rivoluzione islamica del 1979 una donna indipendente e una rispettata figura di riferimento spirituale.

Altrettanto importanti sono poi Palestinian Women: A Guide to Cultural Resistance della francese Mariette Auvray, viaggio tra Israele e Cisgiordania alla scoperta dei nomi e dei volti delle donne palestinesi che plasmano il panorama culturale della zona; Cue - Saudi Arabia's Electronic Music Underground di Ramadan Alharatani e Talal AlbahitI, mosaico delle esperienze di alcuni dj sauditi alle prese con una società conservatrice e fortemente restrittiva; e Zip-It di Anicee Gohar, storia dello stilista ventiseienne Mohanad Kojak, astro nascente della moda egiziana lanciato dal reality show Project Runway e costretto a vivere tra ordinarietà, eccentricità e resistenza.

Infine, tra i titoli in programma di Middle East Now, per dare un ritratto il più ampio, complesso e contraddittorio della zona, non può mancare Israele e il suo cinema, inteso come una spietata radiografia della propria condizione. In particolare, segnaliamo And I Was There di Eran Paz, che raccoglie le immagini che lo stesso regista, da giovane soldato, registrò all’epoca in cui entrava coi commilitoni nelle case de palestinesi, chiudendo a chiave i legittimi proprietari e trasformando le abitazioni in postazioni militari, e We Were a Sterile Bomb di Dotan Moreno, corto d’animazione che racconta la maturazione emotiva e sentimentale di un ragazzo di provincia, verso la metà degli anni ’90.


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