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Romulus, la storia di Roma prima di Roma

Tra epica e leggenda, fantasia e storiografia, la serie di Matteo Rovere conduce lo spettatore in un territorio troppo a lungo ignorato dalla cinematografia. Dal 6 novembre, ogni venerdì, su Sky e in streaming su NOW TV.
di Ilaria Ravarino

Romulus

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venerdì 30 ottobre 2020 - Sky

Niente marmi candidi, colonne slanciate, triclinii e terme calde, nessun accenno a pepli e tuniche, a gare di bighe o molli tenzoni d’oratoria. La Roma prima di Roma è un universo completamente diverso da quello arcinoto della Roma imperiale: è boschi e fango, sangue e polvere, capanne e riti di iniziazione. Tribù. Passioni. Divinità più inclini a uccidere che ad amare. È questo il background d’elezione di Romulus, otto episodi da cinquanta minuti disponibili dal 6 novembre, ogni venerdì alle 21.15, su Sky e in streaming su NOW TV.

Girato in protolatino (ma doppiato nella versione italiana), Romulus racconta il mondo primitivo e brutale del Lazio dell’VIII secolo, dove anche la pioggia è un segno degli dei, e la siccità un buon motivo per iniziare una rivoluzione.

LA PRIMA VOLTA DI ROVERE
A guidare il progetto, da lui scritto, prodotto e diretto (in co-regia con Michele Alhaique e Enrico Maria Artale) c’è Matteo Rovere, qui alla sua prima prova televisiva dopo aver portato al cinema Il Primo Re: un film che con Romulus condivide esclusivamente l’intento filologico, prendendo una direzione completamente diversa dalla serie. In Romulus infatti, spiega Rovere, il nodo principale della storia – che ha al suo centro il mito fondativo di Roma -  è “lo scontro tra l’uomo e ferinità. Ferinità che può essere esterna, e allora sono la natura e i nemici, oppure interna, rappresentata dalle passioni e dalle paure”.

Tra epica e leggenda, fantasia e storiografia, Romulus conduce lo spettatore in un territorio troppo a lungo ignorato dalla cinematografia, un Lazio primitivo pazientemente ricostruito da Rovere e gli sceneggiatori (Filippo Gravino e Guido Iuculano) con l’aiuto di esperti del settore: “Abbiamo messo in scena insieme ad archeologi, storici e latinisti un mondo basato sulle fonti – ha detto Rovere - ma anche un mondo magico, nel quale il divino, l’ignoto e lo sconosciuto hanno un posto centrale”.

YEMOS, ILIA E WIROS
Tre sono i personaggi principali della serie: il principe di Alba Yemos, costretto con l’inganno a una fuga dal sapore di esilio, il giovane schiavo Wiros, un ragazzo allo sbando senza ormai nulla da perdere, e la vestale Ilia, consacrata fin da bambina alla custodia del fuoco sacro ma destinata a prendere in mano le redini della propria vita.

A guidare il cast, nei panni di Yemos, un convincente Andrea Arcangeli, capace di accompagnare il proprio personaggio in un arco vitale che lo porterà a scoprire anche gli aspetti più feroci della personalità di Yemos, indispensabili per riprendere il potere. L’incontro con Wiros, interpretato da Francesco Di Napoli (il baby camorrista de La paranza dei bambini di Claudio Giovannesi) sarà per lui profondamente formativo: a sua volta lo schiavo, disincantato e cinico, imparerà dal principe l’importanza della fratellanza e della condivisione. Centrale, nello svolgimento della storia, la maturazione nel segno dell’autonomia della vestale Ilia interpretata da Marianna Fontana, che conserva nel cuore un segreto proibito e una ferita difficilmente rimarginabile.

LE TRENTA TRIBÙ
Gli stessi luoghi in cui si svolge Romulus hanno tanto carisma da costituire quasi un personaggio a se stante. Siamo nel Lazio del 700 avanti Cristo, con i suoi trenta popoli riuniti nella Lega Latina e uniti sotto la guida del re di Alba. È un mondo povero, in cui agricoltura e allevamento sono le fonti principali di sostentamento, la carestia è la disgrazia da scongiurare e il volo degli uccelli può decidere il destino di un re, rimettendo in discussione le basi del potere consolidato.

E fuori dalla città, protetta dal dio Giove, si allunga il bosco. Un luogo misterioso, abitato dagli spiriti e permeato dal potere della dea dei lupi Rumia, arcaica e potente personificazione del potere più feroce: quello femminile.


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