Nel suo Doppia pelle Jean Dujardin si (tra)veste a poco a poco di pelle di daino, intraprendendo una metamorfosi che lo porterà a compiere atti di efferata criminalità. Quentin Dupieux, ragazzo terribile del nuovo cinema francese, musicista sotto lo pseudonimo di Mr. Oizo e produttore discografico, è specializzato nella scrittura e la regia di film surreali e controversi che raccontano la contemporaneità con un tocco allucinato a metà fra Marco Ferreri e l’Emmanuel Carrère di “I baffi”.
Un critico americano ha definito Doppia pelle “una black comedy sulla mezza età maschile”. È d’accordo?
In parte sì, il mio film è anche questo, dato che Georges, il protagonista, è un uomo di 45 anni che lascia la moglie, i figli e il lavoro per inseguire il sogno di essere qualcun altro. La sua crisi di mezza età non riguarda il sesso o l’invecchiamento fisico ma il desiderio di reinventare la propria identità. In questo senso, al netto della sua deriva criminale, mi pare migliore di tanti uomini che ad un certo punto della vita si rassegnano e aspettano passivamente l’arrivo della fine.
Fra le fissazioni di George c’è anche quella del cinema...
Sì, Georges vuole credersi un grande regista, ma lo fa con l’ostinazione e il pensiero magico dei bambini: “Facciamo che io ero un regista!”. In questo mi assomiglia, nella mia ossessione di non voler essere un vero professionista, di quelli seri e vecchi dentro che ripetono all’infinito lo stesso film, ma di rimanere un bambino che prova a fare il cinema e a reinventarsi ogni volta come autore, divertendomi un mondo.
Definirebbe Georges un antieroe?
Di nuovo, al netto della parte criminale, direi che è un uomo normale fissato su un oggetto particolare, come molti nella cultura consumistica: diventiamo ossessionati da una certa borsa o una certa camicia e avvertiamo la frustrazione di non poterla possedere. Allora il cervello ci manda dei segnali, come se ci parlasse per darci degli ordini. La differenza è che Georges esegue quegli ordini fino alle estreme conseguenze!
