Alice nella città tira le somme della sua 17esima edizione - un'annata record che, al netto della proiezione di preapertura Maleficent alla presenza di Angelina Jolie e Michelle Pfeiffer e di quella di Light of My Life alla presenza di Casey Affleck, che chiuderà ufficialmente i lavori, ha visto crescere esponenzialmente il numero degli accreditati e degli spettatori. E Gianluca Giannelli, insieme a Fabia Bettini ideatore e direttore della sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, commentano l'edizione appena conclusa.
Come definirebbe Alice nella città nel 2019?
Accogliente: abbiamo sentito intorno a noi un abbraccio, un calore, una capacità di riconoscersi. Non per niente abbiamo chiamato il nostro punto di ritrovo Casa Alice, perché non vogliamo diventare elitari, e non ci interessa lo sguardo aereo. Nonostante questo ci viene riconosciuta una grande qualità, anche da testate internazionali come Variety, e siamo riusciti a mantenere un rapporto anche con il mercato.
Si può parlare di "modello Alice"?
Il modello si impone, il nostro invece è uno stare insieme: un modo di vivere, di ragionare, e di creare speranza. Si tratta semplicemente di ascoltare e non generare distacco. In questi ultimi anni ci siamo dedicati ad un pubblico più ampio, partendo dalle scuole, che continuano ad essere il focus della nostra ricerca, e arrivando ai molti accreditati e ad una critica attenta, colta, indipendente, che negli ultimi anni ha saputo cesellare più in profondità certi temi, quando la carta stampata, anche per mancanza di spazio, a volte non riesce a creare questa connessione. E le cose vanno lette sia in termini di empatia che di numeri.
Appunto: quali sono i numeri di questa edizione di Alice?
C'è stato un incremento del 29% sui biglietti emessi, 6000 in più rispetto al 2018, e un +41% degli accreditati. Certo, abbiamo aggiunto due sale: quindi 25 proiezioni in più rispetto all'anno precedente, fino a un totale di 120. E siamo passati da 199 posti in sala a 500.
La buona notizia è che li avete riempiti tutti.
Significa che c'è un'audience che vuole partecipare, e che c'è stato un buon passaparola. E vuol dire che abbiamo saputo fare Festa con tutto il pubblico, che è l'anima di questa manifestazione e della città, partendo dalle scuole. C'è stato un dialogo stretto con gli accreditati, con la critica, e ci siamo allontanati da un modello dal fiato corto.