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Leni Riefensthal, l'incredibile vita della regista amata da Hitler

Firmò opere che fanno parte della Storia del Cinema. Come Olympia, il racconto delle Olimpiadi di Berlino del 1936.
di Pino Farinotti

Leni Riefenstahl (Helene Bertha Amalie Riefenstahl) 22 agosto 1902, Berlino (Germania) - 9 Settembre 2003, Poecking (Germania).
lunedì 9 settembre 2019 - Focus

Leni Riefenstahl (1902-2003) è un nome che forse non dice molto alle generazioni ultime, ma dice moltissimo ai cinefili radicali e agli studiosi di cinema. È stata l'autore di punta del cinema tedesco dell'era nazista. È riuscita a sorpassare la definizione che la identificava, "la regista di Hitler", firmando opere che fanno parte della storia alta del cinema. Come Olympia, il racconto delle Olimpiadi di Berlino del 1936. Quel film è un magnifico paradosso perché apologetico di qualcosa che non avrebbe meritato celebrazioni, il nazismo. Ma il cinema può commettere errori, vive anche senza verità. Non ha le responsabilità della scrittura, quella vera, che ha il dovere di essere univoca nella verità. Leni è morta a 101 anni, fino a novanta ancora si immergeva per riprese subacquee.

Una vita intensa, quella di Leni Riefenstahl, fino a quasi l'incredibile. Subito predestinata da ragazza, dove si era dedicata alla danza, alla pittura, al teatro, sempre da protagonista, scelse poi il cinema, come attrice. Infine la regia. Hitler la conosceva e vedeva in lei le qualità per il suo progetto di esaltare la grandezza della Germania e del nazionalsocialismo. E furono queste le indicazioni che diede alla 34enne artista, che aderì ma... con juicio.
Pino Farinotti

La Riefenstahl raccontò le Olimpiadi secondo i suoi codici estetici e storici, ne uscì una potente invenzione che avrebbe condizionato lo stile dei documentari. Carattere di ferro, mantenne la propria autonomia anche quando Goebbels, l'ultrapotente ministro della propaganda, le chiese di non dare rilievo all'impresa del nero americano Jesse Owens, vincitore di quattro medaglie d'oro. La Riefenstahl ne fece invece l'eroe dei giochi.

Olympia è l'opera che identifica la regista che si lega ad altri titoli, anche come attrice. Uno, certo ricordabile, è La bella maledetta, del 1932, dove Leni è regista e protagonista, edito in dvd dalla DNA. È la storia della bellissima Junta e della leggenda del monte di Cristallo. La ragazza è ammirata e temuta e sembra essere l'unica persona a conoscere il segreto del tesoro di quel monte. Il film vale per l'estetica potente che rimanda all'espressionismo che dominava in quelle stagioni, e per i simboli che erano cari al nazionalsocialismo: Junta era il modello dei valori puri a fronte di quelli degradati e pericolosi per la civiltà. Inutile dire quali fossero i "valori buoni".


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