L'attrice interpreta la celebre scrittrice francese in La Douleur. Da giovedì 17 gennaio al cinema.
di Fabio Secchi Frau
"Mi sono trovata davanti a un disordine formidabile del pensiero e del sentimento che non ho osato toccare, e davanti al quale mi vergogno della letteratura". Fu con queste parole che, nel 1985, Marguerite Duras si apprestò a consegnare al pubblico il suo romanzo autobiografico "Il dolore", nel quale raccontava l'insopportabile attesa del ritorno di suo marito dai campi di concentramento. Trentatré anni dopo, "Il dolore" diventa un film diretto da Emmanuel Finkiel. E il regista sceglie come protagonista una sua vecchia conoscenza, l'attrice francese Mélanie Thierry, che per l'appunto interpreterà la grandissima scrittrice candidata all'Oscar per la sceneggiatura di Hiroshima mon amour (1959).
Non nuova ai film d'epoca e ai primi piani di Finkiel, da sempre indirizzati a cogliere tutte le emozioni che in viso, sguardo e voce riesce a offrire alla cinepresa, Mélanie Thierry eredita un personaggio realmente esistito e già portato sui grandi schermi dalla seducente Jane March in L'amante di Jean-Jacques Annaud, rigandolo di nuove intimità e di una sorprendente maturità.
La Thierry si focalizza su questa duplicità emotiva e riesce a immergersi in quella Francia occupata dai nazisti, nel terribile calore di quel giugno 1944. Data in cui il poeta Robert Antelme, figura importante della Resistenza e giovane marito della Duras, venne arrestato e deportato. La performance offerta è altissima. C'è dentro tutta la fumante lacerazione dovuta all'angoscia del "non sapere", ma anche tutta la necessaria consolazione che solo una segretissima relazione extraconiugale può dare in questi casi.
Sarà proprio il suo nuovo uomo, Dyonis, a intercedere per trovare Robert, aiutandola a mettersi in contatto con Rabier, un agente francese al servizio della Gestapo. E lei, pronta a qualsiasi cosa, si mette alla prova diventando il cardine cigolante di un rapporto ambiguo, tormentandosi e aspettando la fine della guerra e di un'agonia lenta e silenziosa nel mezzo dell'ordinato caos tedesco.
Difficilmente qualcuno avrebbe pensato che l'Aurora dell'hollywoodiano sci-fi Babylon A.D., una ex fotomodella, sarebbe stata all'altezza di un ruolo così ricco di lacrime e sangue.
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