Nel quadro della Milanesiana il Teatro Parenti ha ospitato Jean-Jacques Annaud, il regista de Il nome della rosa, tratto dal bestseller di Umberto Eco. Il cineasta francese ha raccontato retroscena curiosi, e divertenti, della genesi del progetto. Ha dichiarato di essersi innamorato del romanzo arrivato a pagina 66, di aver chiamato il suo agente e di avergli ordinato di acquisirne i diritti. Era il 1985 e il regista non era ancora il maestro che si sarebbe accreditato, anche se vantava un precedente molto importante, e più che promettente. Col suo Bianco e nero a colori aveva vinto l'Oscar come miglior film straniero. Era il 1977, Annaud aveva solo 34 anni. Ma Eco era già un autore, un maestro, un modello già entrato nel vertice della cultura europea. La Bompiani aveva pubblicato "Il nome della rosa" nel 1980. Il libro era già stato tradotto in molte lingue, e aveva già venduto centinaia di migliaia di copie. Ma le 40 lingue e i 60 milioni di copie furono i numeri successivi all'uscita del film nella sale di tutto il mondo. Le Monde, una piattaforma che fa testo, lo inserì nei cento libri del secolo.






