Se ci limitiamo a concepire il film come un oggetto testuale e mediale disponibile sul mercato, è ovvio che la pirateria non potrà che avere un ruolo sostitutivo - e, aggiungiamo noi - sarà sempre più impossibile per un mezzo tecnicamente riproducibile bloccare la circolazione delle opere audiovisive al di fuori del proprio settore di distribuzione ufficiale.
Ma se, come avremmo dovuto fare fin dall'inizio, concepiamo il film in sala come un comportamento dotato di un valore aggregativo, sociale, culturale e psicologico, ecco che tutto cambia. Ciò non significa che la generazione Y sia fatta di soli cinefili, e infatti si nota che questi spettatori sono propensi a tenere accesi i device in sala, a seguire il film con più distrazione, ad attribuire un ruolo importante al cibo che mangeranno, e magari a trovare attraenti certe architetture multiplex che ai più raffinati appaiono kitsch.
Tuttavia è meglio non fare gli schizzinosi e compiacersi di questa rinnovata attenzione dei millennials rispetto al cinema in sala, che è forse la miglior notizia immaginabile per il presente e per il futuro. Di tutti gli altri problemi, tra cui la marginalizzazione del cinema d'autore e la tendenza a concentrare il successo su pochi film di grande peso distributivo, si può e si deve parlare proprio a partire da questi dati.
Le dovute eccezioni ci sono, e quasi tutte confermano che, sapendo incuriosire e ingaggiare questo tipo di pubblico, i risultati si vedono, anche se il mugugno dei pessimisti ama dipingere i più giovani come consumatori passivi e guidati da impulsi eterodiretti.
E poi va dato qualche merito anche al cinema spettacolare. Pensiamo al ruolo decisivo che ha giocato l'animazione - non solo americana - in questi anni, nel fidelizzare le famiglie e i più piccoli alla consuetudine con la sala cinematografica. Nessuno può sostenere che i film della Pixar o della Dreamworks siano prodotti decerebrati per le masse, dunque stanno crescendo giovanissimi spettatori abituati alla qualità. Ma questo vale anche per i cinefumetti, dove il passo in avanti compiuto dalla Marvel - creare un universo e non solo dei sequel - ha favorito l'interesse dei millennials, molto a loro agio con la narrazione crossmediale e pronti a spostarsi da film a serie Tv e a videogame senza soluzione di continuità.
Forse il cinema degli anni Duemila è ben lungi dall'essere il migliore di sempre, ma - oltre ad essere comunque preferibile ad altre epoche depresse - ha sintonizzato la propria creatività industriale con una generazione, chiamata Y, che sarebbe superficiale e spocchioso liquidare con snobismo.