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La generazione Y e la fruizione del cinema

Identikit dei "millennials": vanno al cinema spesso, usano i social network e interagiscono con essi per la scelta del film.
di Roy Menarini

La fruizione del film immaginata dai creatori del film Pixar WALL-E (2008).
giovedì 26 maggio 2016 - Focus

Ci avevano detto che nessuno sarebbe andato più al cinema; che avremmo visto i film in sale giochi con un joystick in mano per decidere da periferica come far proseguire la narrazione; oppure che saremmo stati a casa senza muovere un dito (magari con poltrone volanti come in Wall-E) seguendo i film solo su dispositivi mobili; e che il cinema come lo avevamo conosciuto si sarebbe dissolto in una serie di pratiche digitali ormai indistinguibili.
Chi ha qualche anno in più sulle spalle ha sentito fare questi discorsi almeno da metà degli anni Novanta, eppure al cinema ci si va ancora abbondantemente, e anzi a ogni stagione fioccano record mondiali di incasso. Ovviamente la contrazione del cinema in sala, se confrontiamo il numero di spettatori, esiste ma sono emersi fattori in grado di controbilanciare il deflusso e talvolta anzi rovesciare la spirale negativa.

Se guardassimo il mondo da Oriente, per esempio, scopriremmo che - grazie al boom economico della Cina e al pubblico che si è via via inurbato - nessuno ha mai visto tanti film in sala come oggi.
Roy Menarini

Mentre in Occidente i dati di questi anni sono più confortanti di quelli degli ultimi anni pre-digitale, segnale che mostra quanto i new media abbiano sostenuto (e non depresso) la voglia di sala cinematografica.
I recenti dati sulla generazione Y (i cosiddetti "millennials", nati cioè negli anni Novanta e primissimi Duemila) mostrano segnali incoraggianti: l'analisi della National CineMedia (NCM), relativa al mercato americano, li considera i consumatori più influenti e numerosi. Vanno al cinema spesso, usano i social network e interagiscono con essi per la scelta del film, sono coinvolti in discussioni e confronti attraverso chat e gruppi, e soprattutto percepiscono il valore di "esperienza" dell'andare in sala a vedere una novità. Ed è questa la buccia di banana su cui tanti profeti di sventura sono scivolati.


La fruizione del film immaginata dai creatori del film Pixar WALL-E (2008).
La fruizione del film immaginata dai creatori del film Pixar WALL-E (2008).
La fruizione del film immaginata dai creatori del film Pixar WALL-E (2008).

Se ci limitiamo a concepire il film come un oggetto testuale e mediale disponibile sul mercato, è ovvio che la pirateria non potrà che avere un ruolo sostitutivo - e, aggiungiamo noi - sarà sempre più impossibile per un mezzo tecnicamente riproducibile bloccare la circolazione delle opere audiovisive al di fuori del proprio settore di distribuzione ufficiale.
Ma se, come avremmo dovuto fare fin dall'inizio, concepiamo il film in sala come un comportamento dotato di un valore aggregativo, sociale, culturale e psicologico, ecco che tutto cambia. Ciò non significa che la generazione Y sia fatta di soli cinefili, e infatti si nota che questi spettatori sono propensi a tenere accesi i device in sala, a seguire il film con più distrazione, ad attribuire un ruolo importante al cibo che mangeranno, e magari a trovare attraenti certe architetture multiplex che ai più raffinati appaiono kitsch.
Tuttavia è meglio non fare gli schizzinosi e compiacersi di questa rinnovata attenzione dei millennials rispetto al cinema in sala, che è forse la miglior notizia immaginabile per il presente e per il futuro. Di tutti gli altri problemi, tra cui la marginalizzazione del cinema d'autore e la tendenza a concentrare il successo su pochi film di grande peso distributivo, si può e si deve parlare proprio a partire da questi dati.

Se osserviamo, anche empiricamente, il rapporto tra sale d'essai e social network, tra comunicazione del cinema d'autore (o indipendente) e strategie comunicative della generazione Y, notiamo che le distanze sono ancora ampie.
Roy Menarini

Le dovute eccezioni ci sono, e quasi tutte confermano che, sapendo incuriosire e ingaggiare questo tipo di pubblico, i risultati si vedono, anche se il mugugno dei pessimisti ama dipingere i più giovani come consumatori passivi e guidati da impulsi eterodiretti.
E poi va dato qualche merito anche al cinema spettacolare. Pensiamo al ruolo decisivo che ha giocato l'animazione - non solo americana - in questi anni, nel fidelizzare le famiglie e i più piccoli alla consuetudine con la sala cinematografica. Nessuno può sostenere che i film della Pixar o della Dreamworks siano prodotti decerebrati per le masse, dunque stanno crescendo giovanissimi spettatori abituati alla qualità. Ma questo vale anche per i cinefumetti, dove il passo in avanti compiuto dalla Marvel - creare un universo e non solo dei sequel - ha favorito l'interesse dei millennials, molto a loro agio con la narrazione crossmediale e pronti a spostarsi da film a serie Tv e a videogame senza soluzione di continuità.
Forse il cinema degli anni Duemila è ben lungi dall'essere il migliore di sempre, ma - oltre ad essere comunque preferibile ad altre epoche depresse - ha sintonizzato la propria creatività industriale con una generazione, chiamata Y, che sarebbe superficiale e spocchioso liquidare con snobismo.


Una scena tratta da Inside Out (2015).
Una scena tratta dal film Home - A casa (2015).
La città smartphone-dipendente di Zootropolis (2016).
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