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La politica degli autori: Robert Rodriguez

Un regista che incarna da sempre la quintessenza del cinema tex-mex.
di Mauro Gervasini

In foto Robert Rodriguez.
Robert Rodriguez (Robert Anthony Rodriguez) (51 anni) 20 giugno 1968, San Antonio (Texas - USA) - Gemelli. Regista del film Sin City - Una donna per cui uccidere.

martedì 30 settembre 2014 - Approfondimenti

Robert Rodriguez è nato nel 1968 a San Antonio, Texas, da genitori messicani. Quindi: ricordati di Alamo. Incarna da sempre la quintessenza del cinema tex-mex, quella roba indecifrabile che sa di confine, un po' western, un po' apache, un po' ispanica. Anche un po' cialtrona se volete, per la disinvoltura spesso confusionaria con la quale mescola rock'n'roll, ranchere, chili, B movie e fumetti. Di Quentin Tarantino dice «He's my brother!» e il regista di Pulp Fiction conferma la parentela. Almeno quella cinefila, poi i talenti, come dimostrano i due rispettivi episodi di Grindhouse (Planet Terror di Robert Rodriguez è un innocuo divertissement caciarone, Death Proof di Quentin un capolavoro) sono agli antipodi. Anyway, è pur sempre il regista più veloce del West, come dimostra il furore cinematico del nuovo Sin City - Una donna per cui uccidere diretto in compagnia di Frank Miller (creatore della bande dessinée originaria), in sala dal 2 ottobre. Certo la passione per i bassifondi della settima arte è divorante da tempi non sospetti. Ancora giovane, secondo la leggenda, Rodriguez diede il proprio corpo alla scienza (letteralmente: faceva soldi come cavia nei laboratori di medicina di Città del Messico) per racimolare il dinero necessario al primo film. Ed è subito El Mariachi (1992), il cantastorie pistolero che mette il Messico a ferro e fuego. Costo dell'operazione: 7000 dollari. La Columbia fiuta l'affare, lo acchiappa, lo "gonfia" a 35 mm (dai 16 originari) lo distribuisce al di qua del confine affibbiandogli l'etichetta di "cult" e di dollari ne incassa 7 milioni. Un'operazione di marketing da studiare nelle scuole.

Ma sono i furoreggianti anni 90, nei cui umori estetici uno come Rodriguez sguazza. Il sequel è hollywoodiano: Desperado (1995), con Antonio Banderas protagonista. Confezione di lusso che fa perdere per strada la schiettezza dell'esordio, ma ci si diverte comunque. Poi il sodalizio con Tarantino, che scrive e interpreta (insieme a George Clooney) Dal tramonto all'alba (1996) forse a tutt'oggi il miglior film del Nostro. Perfettamente nelle sue corde. Fratelli rapinatori, famiglia presa in ostaggio, confine messicano da oltrepassare, locale di biker con tagliagole della peggior specie e poi, nella notte, a sorpresa, un esercito di demoni vampiri guidati da Santánico Pandemonium, ovvero Salma Hayek, indimenticabile, specie per come sa mescere tequila, birra e champagne. Altro che True Blood. Il successivo The Faculty, scritto dallo sceneggiatore di Scream Kevin Williamson, è un interessante esperimento di contaminazione: teen college movie + fantascienza anni 50 (stile Ultracorpi) + horror. Risultato godibile, con Elijah Wood pre-Frodo, Famke Janssen e pittoresco cast al seguito.

Poi succede qualcosa. Rodriguez azzecca un blockbuster per famiglie, Spy Kids, destinato a diventare seriale (ben tre sequel, invero modesti e ripetitivi), torna sul luogo del delitto con una terza puntata del Mariachi (il pessimo Once Upon a Time in Mexico, 2003, omaggio fin dal titolo allo spaghetti-western) e dirige Sin City (2005), dove il connubio cinema e comix diventa ancora più hard, nonostante il film sia esteticamente stucchevole e il fascino delle tavole noir di Frank Miller lontano anni luce. C'è chi apprezza, ma il problema è il venire meno dell'ingrediente che ha salvato il cinema di Rodriguez dall'essere solo trucida exploitation: l'ironia. Che torna per fortuna nel dittico dedicato a Machete (Danny Trejo nel film omonimo, 2010, e in Machete Kills, 2013). Qui Rodriguez si sballa e basta, la sola estetica che gli importa è quella delle sporche pellicole di serie B (o C, D...) soltanto aggiornate ai gusti pop di oggi. Un misto tra l'ignorante sciatteria di Menahem Golan e la consapevolezza di Rob Zombie. Anche Machete va preso per quel che è: un divertimento cialtrone ed eccessivo, da non prendere troppo sul serio.

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