venerdì 24 novembre 2006 - News
C'è una superstizione nel mondo dello spettacolo: quando muore un artista, si porta dietro altri due come lui per non rimanere solo nell'aldilà. Muore
Robert Altman e, a distanza di pochissimo, il cinema deve subire un altro doloroso colpo: quello del decesso dell'indimenticabile attore francese
Philippe Noiret. Si spegne così, dopo una lunga malattia contro il cancro, all'età di 76 anni, a Parigi, una delle icone del cinema europeo. 125 i suoi film: da
Zazie nel metrò (1960) di
Louis Malle, che lo impose agli occhi della critica, passando per
Hitchcock,
Marco Ferreri,
Scola, arrivando a
Facciamo paradiso (1995) di
Mario Monicelli. Il tutto portando in trionfo la settima arte, pur rimanendo con il volto di un uomo qualunque.
Nato a Lille, nel 1931, passa dal teatro (prosa e cabaret) al cinema, esordendo in Gigi (1949) di Jacqueline Audry. Vincitore di due Cesar come miglior attore per
Frau Marlene (1976) di
Robert Enrico e per
La vita e nient'altro (1990) di
Tavernier, sono state numerosissime le sue incursioni nel cinema italiano, affiancato da grandi nomi della comicità nostrana:
Ugo Tognazzi,
Alberto Sordi,
Gastone Moschin,
Massimo Troisi e
Ornella Muti. Di lui e del suo mestiere era solito dire: «Io sono un saltimbanco che ama la comodità».
Ma per noi, Philippe Noiret non è morto. No, siamo più che convinti che è ancora dentro la cabina di ripresa del
Nuovo Cinema Paradiso (1988), nei panni del gigante buono Alfredo (il suo ruolo più bello diretto da
Tornatore), che ci guarda da lassù e sorride e allo stesso tempo ci insegna, così come fece con Totò, ad amare il cinema in tutti i suoi generi.