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sabato 19 giugno 2021

Keir Dullea

85 anni, 30 Maggio 1936 (Gemelli), Cleveland (Ohio - USA)
Biografia Filmografia Critica Premi Foto Articoli e news Trailer Dvd CD Frasi celebri
occhiello
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dal film 2001: Odissea nello spazio (1968) Keir Dullea  Il dottor Dave Bowman
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Keir Dullea
Valley of the Gods

Valley of the Gods

* * * - -
(mymonetro: 3,05)
Un film di Lech Majewski. Con Josh Hartnett, John Malkovich, Bérénice Marlohe, Keir Dullea, John Rhys-Davies.
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Genere Drammatico, - Polonia, Lussemburgo 2019. Uscita 03/06/2021.
2001: Odissea nello spazio

2001: Odissea nello spazio

* * * * 1/2
(mymonetro: 4,75)
Un film di Stanley Kubrick. Con Keir Dullea, Gary Lockwood, William Sylvester, Daniel Richter, Leonard Rossiter.
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Genere Fantascienza, - USA, Gran Bretagna 1968. Uscita 04/06/2018.
Teneramente folle

Teneramente folle

* * * - -
(mymonetro: 3,00)
Un film di Maya Forbes. Con Mark Ruffalo, Zoe Saldana, Imogene Wolodarsky, Ashley Aufderheide, Beth Dixon.
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Genere Commedia drammatica, - USA 2014. Uscita 18/06/2015.
Un marito di troppo

Un marito di troppo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,52)
Un film di Griffin Dunne. Con Uma Thurman, Colin Firth, Jeffrey Dean Morgan, Sam Shepard, Isabella Rossellini.
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Genere Commedia, - USA, Irlanda 2008. Uscita 19/11/2010.
L'ombra del potere - The Good Shepherd

L'ombra del potere - The Good Shepherd

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,76)
Un film di Robert De Niro. Con Matt Damon, Angelina Jolie, Alec Baldwin, Tammy Blanchard, Billy Crudup.
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Genere Sentimentale, - USA 2006. Uscita 20/04/2007.
Filmografia di Keir Dullea »

sabato 29 maggio 2021 - Lech Majewski torna alla regia con un'opera complessa e suggestiva nella quale sprofondare, in una specie di caduta infinita. Dal 3 giugno al cinema.

Valley of the Gods, una sontuosa esperienza visiva che provoca meraviglia a ogni inquadratura

Giovanni Bogani cinemanews

Valley of the Gods, una sontuosa esperienza visiva che provoca meraviglia a ogni inquadratura È un oggetto difficile da trattare, questo Valley of the Gods. Una sontuosa esperienza visiva, ma sconcertante, disorientante. Un critico, non degli ultimi arrivati, ha scritto: “Mi sarebbe piaciuto vederlo proiettato in una sala, per vedere le facce degli altri spettatori ai titoli di coda”. In Italia potremo fare l’esperimento. Valley of the Gods esce al cinema, dal 3 giugno. E certo è un punto in più, per i paesaggi e gli interni che mostra, per il senso di meraviglia, di vertigine che ogni inquadratura del film di Lech Majewski provoca. Una vertigine nella quale si sprofonda, si cade in una specie di caduta infinita. Difficile aggrapparsi a qualcosa di concreto, magari uno spuntone di roccia, come fanno i protagonisti del film.

Il film si apre sulle immagini di un uomo – Josh Hartnett – che arriva nella Valley of the Gods, la valle degli dei, un’area non lontana dalla Monument Valley, altrettanto spettacolare, meno cinematograficamente abusata. È lì che vivono gli spiriti delle divinità Navajo, nelle enormi rocce che modellano quel paesaggio.

Capiamo, poco a poco, che l’uomo è un pubblicitario, che la sua vita è devastata da quando sua moglie lo ha abbandonato. Il suo terapista gli ha suggerito, come cura, quella di fare cose folli: scalare a mani nude una montagna, tenendosi attaccate a una caviglia pentole e coperchi, come in una versione oscena e dannata della partenza degli “Oggi sposi”, l’auto con tutta la stoviglieria dietro a rumoreggiare. Oppure, camminare nelle strade bendato, e camminando all’indietro.
Sappiamo anche che la sua vera aspirazione è quella di scrivere un libro: e viene il sospetto, in più di un momento, che tutto ciò che vediamo non sia altro che la visualizzazione di quel libro.

Il secondo personaggio è un misterioso clochard che si fa picchiare da altri clochard, che si fa investire da un’auto. E che poi, da una imprevedibile porta in un muro, entra in un mondo sontuoso, ricchissimo, barocco, Kitsch. Perché lui, in effetti, è un miliardario, è l’uomo più ricco del mondo. Interpretato con il consueto sottile, sussiegoso, aristocratico, sovrumano carisma da John Malkovich

Terzo elemento del film – dire che c’è una “storia” è una forzatura – sono i Navajos. Il miliardario vuole comprare i diritti di sfruttamento minerario della Valle degli dei per estrarne l’uranio. E i Navajos si dividono, fra quelli che ambiscono alla loro parte di soldi e quelli convinti che la loro terra sacra venga violentata da questa mossa.

E fin qui, l’abbiamo raccontata come se fosse una storia tradizionale, lineare. Ma sappiate che così non è. Divisa in dieci capitoli più un prologo, la vicenda parte come un puzzle davvero incomprensibile: le linee narrative che riguardano il pubblicitario disperato, il miliardario clochard e i Navajos non sempre seguono una logica comprensibile dallo spettatore. Che si ritrova un po’ come Hartnett quando sceglie, come terapia, di andare in una strada affollata bendato, e camminando all’indietro. Ogni tanto si inciampa in qualcosa di imprevisto.
Per esempio, la scena in cui uno dei Navajos scala un’enorme parete di roccia per – non saprei in che altro modo descriverla – fare sesso con quest’ultima. O come quando il miliardario Malkovich, nel corso di una festa lussuosa e macabra, sfoggia una catapulta di legno nata da un disegno di Leonardo da Vinci e scaraventa in un dirupo non una palla di ferro, ma un’auto d’epoca tutta intera, con finiture di pregio. Perché?

Lech Majewski è un regista ambizioso, innamorato dell’arte del Rinascimento italiano e dei Fiamminghi. Nel suo film I colori della passione (The Mill and the Cross)  riuscì a riprodurre in maniera perfetta, stupefacente un dipinto di Bruegel il Vecchio, e a farvi muovere dentro Rutger Hauer e Charlotte Rampling. Questa volta, brandelli di Rinascimento affiorano, impressionanti ed enigmatici, come una replica perfetta della "Porta del Paradiso" di Lorenzo Ghiberti: ma continui a chiederti “perché?”, perché la sto vedendo, perché è apparsa, dove mi vuole portare questo – coraggioso, ambizioso, temerario – regista?

Hartnett, che fa di tutto per dare credibilità al suo personaggio, si lascia sfuggire una confessione durante un’intervista in Polonia, dove Majewski è stato premiato con il Camerimage Directing Award: “Lech non è necessariamente interessato a spiegare nei dettagli il suo film a nessuno. Attori inclusi, direi”. 

Non sai dove collocare, nei cassetti della mente, un film così. Inizia come un film di Wenders, con un uomo solo dentro un’auto, un distributore di benzina notturno, una scena alla Hopper. Poi con paesaggi western, e forse c’entra Paris, Texas, chissà. Poi ti tuffi in una fantasia surreale che corre fra Terry Gilliam e David Lynch, fra giardini con statue che raffigurano le persone amate dal miliardario, e una sensazione di sbigottimento da L’anno scorso a Marienbad. Ma il problema, forse, è che l’atmosfera prevale sempre sulla struttura della storia; o, se si vuole dirla in altre parole, la meraviglia vince sempre sul senso. E neppure un attore sottile e metafisico come John Malkovich riesce a portarti per mano in questo universo scomposto; e neppure la presenza di Keir Dullea – sì, proprio lui, il protagonista di 2001: odissea nello spazio – riesce a portarti indenne in questo viaggio “oltre l’infinito”.

   

venerdì 7 maggio 2021 - L'amore, la perdita, il sogno e l'arte. Con John Malkovich, Josh Hartnett, Bérénice Marlohe e Keir Dullea. Dal 3 giugno al cinema. 

Valley of the Gods, il poster italiano del nuovo film di Lech Majewski

a cura della redazione cinemanews

Valley of the Gods, il poster italiano del nuovo film di Lech Majewski Wes Tauros (John Malkovich), l’uomo più ricco sulla terra e collezionista di arte, vive nascosto dal mondo in un misterioso palazzo, conservando un segreto che lo tormenta. John Ecas (Josh Hartnett), dopo una separazione traumatica dalla moglie, inizia a scrivere la biografia di Tauros e accetta un invito nella sua magione. La società del magnate, che estrae uranio, ha deciso di scavare anche nella Valle degli Dei, violando una terra sacra: secondo un’antica leggenda Navajo tra le rocce della Valle sono rinchiusi gli spiriti di antiche divinità.
 

L’essenza dell’arte è il contrasto. Qui abbiamo un contrasto enorme tra sistemi di valori diversi: da un lato il mondo ancestrale dei Navajo, abitanti della Valle degli dei, e dall’altro quello del magnate Wes Tauros (John Malkovich), l’uomo più ricco del mondo.
Il film - di cui vediamo il poster italiano in esclusiva su MYmovies - ha un cast straordinario: la storia è interpretata dal due volte candidato al Premio Oscar John MalkovichJosh Hartnett (The Black DahliaPenny Dreadful), Bérénice Marlohe (Song to SongSkyfall) e il protagonista di 2001: Odissea nello spazio (guarda la video recensioneKeir Dullea.

Distribuito da CG Entertainment in collaborazione con Lo Scrittoio, Valley of the Gods uscirà al cinema dal 3 giugno.
   

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