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lunedì 6 luglio 2020

Ida Di Benedetto

75 anni, 3 Giugno 1945 (Gemelli), Napoli (Italia)
occhiello
..E se questa non è l'america,la diventera'
dal film Oltremare. non è l'America (1999) Ida Di Benedetto  Gemma
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Ida Di Benedetto
Nastri d'Argento 1981
Premio miglior attrice non protagonista per il film Fontamara di Carlo Lizzani

Nastri d'Argento 1981
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Fontamara di Carlo Lizzani

Nastri d'Argento 1980
Premio miglior attrice per il film Immacolata e concetta, l'altra gelosia di Salvatore Piscicelli

Nastri d'Argento 1980
Nomination miglior attrice per il film Immacolata e concetta, l'altra gelosia di Salvatore Piscicelli



sabato 4 luglio 2020 - Sognava di realizzare un’autentica, utopica rivoluzione nella sua Sicilia: moralizzare la vita pubblica. Non ne ebbe il tempo. Ora al cinema.

Il delitto Mattarella, omaggio a un uomo d'altri tempi, un politico onesto e coraggioso

Giovanni Bogani cinemanews

Il delitto Mattarella, omaggio a un uomo d'altri tempi, un politico onesto e coraggioso Era il 6 gennaio 1980. A Palermo veniva ucciso Piersanti Mattarella: era il Presidente della Regione Sicilia, e il fratello maggiore del futuro presidente della Repubblica italiana.

Nel tempo il nome di Piersanti Mattarella si è come perduto. Dopo Peppino Impastato, più di dieci anni prima di Falcone e Borsellino. È finito come in un cono d’ombra. Eppure, fu il più grave delitto politico dopo il caso Moro. Lo toglie, da quel cono d’ombra, il film di Aurelio Grimaldi. E ci ricorda chi era Piersanti Mattarella. Un democristiano onesto e coraggioso: nemico di Cosa nostra, nemico della corruzione. Con il sogno di realizzare un’autentica, utopica rivoluzione nella sua Sicilia: moralizzare la vita pubblica. Inevitabile che si esponesse alle reazioni della mafia. La domenica dell’Epifania del 1980, quando entrò nella sua Fiat insieme alla moglie e ai figli per andare a messa, qualcuno si avvicinò al finestrino. Mattarella non ebbe scampo. 
 

Mattarella portò l’allora partito comunista nel governo della regione Sicilia – sia pure come appoggio esterno – e questo scatenò un odio molto marcato nei suoi confronti. E la Sicilia dalle carte in regola, a quei tempi, era forse difficile da imporre, o anche solo da immaginare. 
Giovanni Bogani, MYmovies.it
Da anni Aurelio Grimaldi raccoglie materiali sulla storia di Piersanti Mattarella: “La sua è una figura ingiustamente dimenticata”, dice. Grimaldi, per sottrarlo a questo oblio, sceglie di fare nomi e cognomi, di non nascondere niente. Se il film di Amelio Hammamet, per fare un esempio, non nomina mai Bettino Craxi, qui ci sono nomi e cognomi di ciascuno. Tra i personaggi ci sono il futuro presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il futuro presidente del Senato Pietro Grasso, che all’epoca del delitto Mattarella è il giovane sostituto procuratore di turno; ci sono Giulio Andreotti e Salvo Lima. C’è tutto un mondo che ci sembra lontano anni luce, ma che invece è solo ieri. 

Per farlo, chiama a raccolta tutti gli attori siciliani che può riunire: ci sono Leo Gullotta, Tuccio Musumeci, Donatella Finocchiaro, David Coco – che interpreta Piersanti Mattarella –, Vincenzo Crivello, Nino Frassica, Andrea Tidona, e c’è Tony Sperandeo con cui aveva lavorato dai tempi di Mery per sempre – era un secondino del carcere minorile. Con un cast tutto siciliano, l’impasto linguistico del film, la sua musica, suonano veri, pur in un contesto di ricostruzioni quasi teatrali. Verrebbe da dire, con una parola antica, “brechtiane”. 

Sono “veri” anche i luoghi: il film è stato girato a Palermo, al Calvario di Tusa, a Castellammare del Golfo, dove Mattarella era nato, e a Corleone. 

Nel film ci sono tutti i momenti salienti della parabola di Mattarella. C’è quella conferenza regionale dell’agricoltura del 1979, in cui il deputato Pio La Torre accusa l’assessore all’agricoltura della Regione come corrotto, colluso alla delinquenza. E mentre tutti si aspettano che Mattarella difenda il suo assessore, ascoltiamo Mattarella riconoscere il bisogno di legalità e correttezza nella gestione dei contributi per l’agricoltura. Era il momento, probabilmente, in cui firmava la sua condanna a morte. E c’è la scena dell’omicidio, c’ il complicato intreccio fra i Nar, terroristi neofascisti di Giusva Fioravanti, la banda della Magliana, Cosa nostra. 

Tutto, nel film, è molto dichiarato, molto “messo in scena”, quasi come se fosse una lezione di storia: è il suo pregio e insieme il suo limite. È un’opera di memoria, forse meno un’opera di cinema, di stile. 
Aurelio Grimaldi è un lone rider, un cavaliere solitario nel cinema italiano. Aveva trent’anni, faceva il maestro elementare, e il suo ingresso nel cinema lo fece con il botto. Con quel film, Mery per sempre, diretto da Marco Risi a partire da un suo romanzo. Il film era ambientato in un carcere minorile palermitano: e grondava verità, rabbia, verità da ogni immagine. Era il 1988: Aurelio Grimaldi aveva lavorato alla sceneggiatura, senza essere accreditato. Poi scrisse Ragazzi fuori, stesse atmosfere, stessi volti pasoliniani, struggenti e disperati. Poi Grimaldi proseguirà un suo percorso personalissimo, zigzagante, di regista: La discesa di Aclà a Floristella, che fu in concorso a Venezia, ma anche un film come Il macellaio con Alba Parietti, La donna lupo con Loredana Cannata

Un discorso politico e un discorso sessuale, come nei film del suo maestro ideale, Pier Paolo Pasolini. Il sesso, il desiderio, l’omosessualità, la bellezza dei corpi, la Sicilia. Tutto si mescola nei suoi film, in proporzioni sempre imprevedibili. E sempre ai margini del sistema cinema in Italia. Viene apprezzato Rosa Funzeca con Ida Di Benedetto, poi Grimaldi sparisce un po’ dai radar. Lavora per anni a una trilogia sul terrorismo italiano: fra il 1978 e il 1981, il rapimento di Moro, la reazione dello Stato, il destino dei terroristi. Un progetto mai finito. Adesso, dopo anni di ricerche – e dopo anni di silenzio artistico – il suo ritorno. Con un film che può avere una vita e un percorso nelle scuole, per far sapere che cosa significa essere una persona degna.

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