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venerdì 3 aprile 2020

Paula Beer

Anna non essere triste

25 anni, 1 Febbraio 1995 (Acquario), Magonza (Germania)
occhiello
"Questo quadro mi dà voglia di vivere"
dal film Frantz (2016) Paula Beer  Anna
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Paula Beer
Festival di Berlino 2020
Premio miglior attrice per il film Undine di Christian Petzold

Cesar 2017
Nomination miglior attrice esordiente per il film Frantz di François Ozon

European Film Awards 2017
Nomination miglior attrice europea per il film Frantz di François Ozon

Festival di Venezia 2016
Premio premio marcello mastroianni per il film Frantz di François Ozon



Wolf Call - Minaccia in alto mare

Wolf Call - Minaccia in alto mare

* * * - -
(mymonetro: 3,23)
Un film di Antonin Baudry. Con François Civil, Omar Sy, Reda Kateb, Mathieu Kassovitz, Paula Beer.
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Genere Drammatico, - Francia 2019. Uscita 27/06/2019.
La donna dello scrittore

La donna dello scrittore

* * * - -
(mymonetro: 3,35)
Un film di Christian Petzold. Con Franz Rogowski, Paula Beer, Godehard Giese, Lilien Batman, Maryam Zaree.
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Genere Drammatico, - Francia 2018. Uscita 25/10/2018.
Opera senza autore

Opera senza autore

* * * - -
(mymonetro: 3,35)
Un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Tom Schilling, Sebastian Koch, Paula Beer, Saskia Rosendahl, Oliver Masucci.
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Genere Drammatico, - Germania 2018. Uscita 04/10/2018.
Frantz

Frantz

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,71)
Un film di François Ozon. Con Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stötzner, Marie Gruber, Johann von Bülow.
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Genere Drammatico, - Francia 2016. Uscita 22/09/2016.
Diplomacy - Una notte per salvare Parigi

Diplomacy - Una notte per salvare Parigi

* * * - -
(mymonetro: 3,17)
Un film di Volker Schlöndorff. Con André Dussollier, Niels Arestrup, Burghart Klaußner, Robert Stadlober, Charlie Nelson.
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Genere Drammatico, - Francia, Germania 2014. Uscita 21/11/2014.
Filmografia di Paula Beer »

martedì 3 marzo 2020 - Un film emotivamente potentissimo, ermetico da comprendere, emozionante da vedere. Recensione di Roberto Manassero, legge Roberta Azzarone.

Undine, la video recensione

A cura della redazione cinemanews

Undine, la video recensione Storica in un museo di Berlino, Undine è stata lasciata da Johannes, nonostante lui abbia giurato di amarla per sempre. All'improvviso, nel bar del museo compare il sommozzatore Christoph, ed è amore a prima vista. Undine ricostruisce la sua vita, come Berlino ha ricostruito più volte sé stessa.
Petzold rielabora alla sua maniera la figura mitologica dell'ondina, creatura marina del folklore europeo, con una storia d'amore e vendetta che si sviluppa nel corpo fisico di Berlino, tra architettura e cinema.
Il film ha una struttura perfettamente congegnata: può apparire oscuro, eppure nella sua progressione cantilenante è emotivamente potentissimo.
È la storia di un amore che finisce, rinasce, muore ancora e poi ricomincia, sempre uguale a sé stesso e sempre diverso. Il mito resta intatto ma il cinema lo aggiorna, riportandolo dall'universale al particolare, dall'esistenza eterna alla vita mortale.
Undine è stato presentato in concorso alla 70. Berlinale, e la protagonista Paula Beer si è aggiudicata il premio come Migliore Attrice.
Roberta Azzarone interpreta la recensione di Roberto Manassero.

   

domenica 1 marzo 2020 - Si conclude la 70esima edizione tra cambiamenti, emozioni e vittorie. Premi importanti per Elio Germano e per gli sceneggiatori di Favolacce.

Berlinale 2020: il trionfo italiano e il commovente Orso d'oro per Rasoulof

Tommaso Tocci cinemanews

Berlinale 2020: il trionfo italiano e il commovente Orso d'oro per Rasoulof Arrivi e ritorni italiani alla settantesima edizione della Berlinale, che ha visto due vittorie importanti nella serata di premiazione di sabato. I fratelli D'Innocenzo, registi del grottesco Favolacce, tornano nella capitale tedesca prendendo parte al prestigioso Concorso dopo la presenza di due anni fa in Panorama con l'esordio La terra dell'abbastanza (guarda la video recensione), e si prendono subito un premio importante come l'Orso d'argento per la migliore sceneggiatura, anch'esso di ritorno al nostro paese dopo il successo del 2019 nella stessa categoria per La paranza dei bambini (guarda la video recensione).

Film che distorce la struttura fiabesca in una forma repellente, e separa una periferia immaginaria romana tra le mancanze degli adulti e i segreti dei bambini, Favolacce proietta i due fratelli romani verso il successo internazionale e li annuncia anche come personaggi assoluti. A Berlino molti ne sono rimasti affascinati, grazie all'abbigliamento e al dialetto, alle pose mano nella mano e a quel "ti amo" che si sono scambiati ricevendo l'Orso sul palco.

Ritorna anche Elio Germano, che da protagonista di Favolacce vince l'Orso come migliore attore per un altro film italiano, Volevo nascondermi (guarda la video recensione) di Giorgio Diritti. Una performance impossibile da non notare, nei panni difficili del pittore Antonio Ligabue, che Germano porta con sé sotto lo smoking, raffigurato sulla maglietta. Con due ottimi ruoli in due film premiati, e con un premio alla Berlinale che si aggiunge a quello di Cannes del 2010 (per La nostra vita), il festival marca uno dei momenti più alti della carriera dell'attore romano.
L'altro arrivo italiano, ovviamente, è quello del nuovo direttore artistico, Carlo Chatrian. La fine dell'era Kosslick è un momento enorme per la Berlinale, e Chatrian ha condotto in porto un'edizione non straordinaria ma senza troppi turbamenti, che ha messo in mostra 340 film e che ha dovuto fronteggiare non solo un cambio al vertice, ma anche molti servizi ridotti (metro, negozi, ristoranti) e le emergenze di un mondo esterno che hanno giocoforza cambiato un po' pelle all'evento. La si potrebbe dire un'edizione embrionale, con un concorso eterogeneo ma pieno di falle. La giuria presieduta da Jeremy Irons (e che includeva Luca Marinelli) ha assegnato un palmares variegato in cui spicca l'Orso d'oro al film iraniano There Is No Evil di Mohammad Rasoulof: quattro storie sul diritto di uccidere a Teheran, su dei soldati obbligati a portare a termine esecuzioni di prigionieri e su quale sia il prezzo di fare una scelta diversa.

Un drama sfaccettato e compiuto, con un'importanza culturale ancora più ampia; lo testimonia la consegna del premio, profondamente emozionata e collettiva, con la delegazione tutta coinvolta sul palco in supporto di Rasoulof, che è impossibilitato a lasciare l'Iran in seguito all'arresto nel 2019 per accuse di propaganda contro il paese. "Questi muri non funzionano, e non fermeranno la nostra immaginazione e il nostro amore" fanno appello i produttori del film dal palco, e per tutta conferma Rasoulof apparirà in modo indiretto quando l'attrice principale lo chiama al telefono in conferenza stampa, per consentirgli di rispondere alle domande sul suo film.

Tra gli altri vincitori, il Gran premio della giuria è andato a Never Rarely Sometimes Always di Eliza Hittman, film piccolo ma potente sull'aborto specialmente nel contesto americano, di grande attualità viste le elezioni in arrivo. Primo riconoscimento non legato all'attualità e alla politica è quello per la miglior regia, che va al cinema imperturbabile, zen e sempre uguale a se stesso di Hong Sang-soo. Il maestro coreano è stato premiato per The Woman Who Ran, deliziosa storia di amicizie che emergono dalle pieghe della conversazione in quel di Seoul, e che rimane un esempio di messa in scena superba nella sua solo apparente semplicità.
Paula Beer si affianca a Germano come miglior attrice per Undine, film di Christian Petzold che era rimasto a mani vuote due anni fa con il capolavoro Transit (guarda la video recensione), e che ora vede riconosciuta la sua ultima collaborazione con la coppia di star Beer-Franz Rogowski.
L'Orso per il contributo artistico va alla fotografia di Dau. Natasha, mentre un Orso speciale per la settantesima edizione premia la surreale commedia francese Effacer l'historique. Tra le opere meritevoli lasciate a mani vuote vanno citate l'ennesima perla silenziosa di Kelly Reichardt, First Cow, l'ennesimo impressionante mondo a sé di Tsai Ming-liang, Days, e un Abel Ferrara che invece è in continua evoluzione, e il cui Siberia (guarda la video recensione) è un magma psicanalitico dotato di un'energia unica.

E se la migliore opera prima è stata ritenuta il colombiano Los Conductos di Camilo Restrepo, un giusto riconoscimento è andato anche al maestro Rithy Panh, che ha ricevuto il Berlinale Documentary Award per Irradiated. Un inno alla pace che colpisce duro allo stomaco rielaborando le immagini dei peggiori orrori delle guerre del ventesimo secolo. Panh ha dedicato il film, sublime e tremendo allo stesso tempo, alla memoria di chi ci ha lasciato e di chi ha resistito, in nome della libertà da difendere sempre.

Oltre ai premi principali ci sono poi quelli per la sezione Encounters, la novità più importante della gestione Chatrian. Di certo un successo per il livello dei film, con molti titoli che sono riusciti a ritagliarsi uno spazio nella conversazione festivaliera, questo Concorso aggiuntivo toglie però un po' di lustro tanto ai film in corsa per l'Orso d'oro quanto alle sezioni Forum e Panorama.

Un caso su tutti: Cristi Puiu, peso massimo del cinema europeo che ha aperto l'evento e che senza sorprese ha ricevuto il premio per la miglior regia del suo Malmkrog, film alienante dalla lunga durata e dall'ampio respiro filosofico. Un affresco storico che in un Concorso molto fratturato avrebbe sicuramente trovato il suo spazio, ma che testimonia della grande spinta che il nuovo team festivaliero voleva dare a Encounters. Miglior titolo in assoluto della nuova sezione è The Works and Days (of Tayoko Shiojiri in the Shiotani Basin) di C.W. Winter e Anders Edström, cronaca epica - in otto ore - dei campi, delle stagioni e delle famiglie di un piccolo villaggio giapponese.

sabato 29 febbraio 2020 - Volevo nascondermi e Favolacce vincono rispettivamente i premi per il Miglior Attore e per la Miglior Sceneggiatura. Orso d'Oro all'iraniano There is no evil

L'Italia conquista la Berlinale. Premiati Elio Germano e i fratelli D'Innocenzo

a cura della redazione cinemanews

L'Italia conquista la Berlinale. Premiati Elio Germano e i fratelli D'Innocenzo L'Italia conquista la 70esima edizione della Berlinale.

Erano due i film italiani in Concorso ed entrambi tornano in patria con un riconoscimento di rilievo: conquista il premio come Miglior Attore Elio Germano, per la sua interpretazione di Antonio Ligabue in Volevo nascondermi (guarda la video recensione) di Giorgio Diritti. L'interprete romano vince così una scommessa difficile, raccogliendo brillantemente l'eredità del compianto Flavio Bucci, amatissimo interprete dello stesso Ligabue nello sceneggiato televisivo del 1977.

Ai fratelli Fabio e Damiano D'Innocenzo va invece il premio alla Miglior Sceneggiatura (vinto lo scorso anno da un altro italiano, La paranza dei bambini) per il loro Favolacce. Per i due registi è una gradita conferma dopo l'ottima accoglienza tributata due anni fa, sempre dalla Berlinale, al loro La terra dell'abbastanza (guarda la video recensione).

A vincere l'Orso d'oro è il sorprendente There is no evil di Mohammad Rasoulof, film che parla al cuore e alla mente di tutti coloro i quali vogliano interrogarsi sulla pena di morte.

Al coreano Hong Sang-soo viene invece assegnato il Premio alla Miglior Regia per The Woman who Ran. Paula Beer è la Miglior Attrice per la sua interpretazione di Undine nell'omonimo film di Christian Petzold.
SCOPRI TUTTI I PREMI DELLA BERLINALE 2020

   

sabato 29 febbraio 2020 - L'importante riconoscimento arriva per la sua interpretazione nel film di Christian Petzold. 

Berlinale 2020, Paula Beer vince il Premio come Miglior Attrice per Undine

a cura della redazione cinemanews

Berlinale 2020, Paula Beer vince il Premio come Miglior Attrice per Undine Undine lavora come storica presso il Märkisches Museum di Berlino: il suo compito è spiegare ai visitatori i plastici che raffigurano la città nei suoi progressivi stadi evolutivi. Undine è appena stata lasciata da Johannes, nonostante lui abbia giurato di amarla per sempre. All'improvviso, però, nel bar del museo compare il sommozzatore Christoph, ed è amore a prima vista. Undine ricostruisce la sua vita come Berlino ha ricostruito molteplici volte sé stessa, ma una sera Christoph la chiama infuriato perché si sente tradito da lei, dal momento che non gli mai rivelato l'esistenza di Johannes. Come farà Undine a ricucire con Cristoph? E riuscirà a vendicarsi di Johannes, come aveva promesso prima di essere abbandonata?


Il tedesco Petzold rielabora alla sua maniera la figura mitologica dell'ondina, creatura marina del folklore europeo, con una storia d'amore e vendetta che si sviluppa nel corpo fisico di Berlino, tra architettura e cinema.
Per la sua splendida interpretazione di Undine, l'interprete tedesca Paula Beer vince il premio come Miglior Attrice della 70esima edizione della Berlinale.
   

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