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venerdì 29 maggio 2020

Rod Steiger

Nome: Rodney Stephen Steiger
Data nascita: 14 Aprile 1925 (Ariete), Westhampton (New York - USA)

Data morte: 9 Luglio 2002 (77 anni), Los Angeles (California - USA)
occhiello
Giù la testa, coglione.
dal film Giù la testa (1971) Rod Steiger  Juan Miranda
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Rod Steiger
David di Donatello 1969
Premio miglior attore straniero per il film Il sergente di John Flynn

David di Donatello 1969
Nomination miglior attore straniero per il film Il sergente di John Flynn

Premio Oscar 1968
Nomination miglior attore per il film La calda notte dell'ispettore Tibbs di Norman Jewison

Premio Oscar 1968
Premio miglior attore per il film La calda notte dell'ispettore Tibbs di Norman Jewison

Premio Oscar 1966
Nomination miglior attore per il film L'uomo del banco dei pegni di Sidney Lumet

Festival di Berlino 1964
Premio miglior attore per il film L'uomo del banco dei pegni di Sidney Lumet

Premio Oscar 1955
Nomination miglior attore non protagonista per il film Fronte del porto di Elia Kazan



Le mani sulla città

Le mani sulla città

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,64)
Un film di Francesco Rosi. Con Rod Steiger, Guido Alberti, Marcello Cannavale, Alberto Canocchia, Salvo Randone.
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Genere Drammatico, - Italia 1963. Uscita 09/02/2015.

Tutti i giorni è domenica

* - - - -
(mymonetro: 1,00)
Un film di Jean-Charles Tacchella. Con Rod Steiger, Maurizio Nichetti, Thierry Lhermitte
Genere Commedia, - Francia 1994. Uscita 19/05/1995.
Lo specialista

Lo specialista

* * - - -
(mymonetro: 2,28)
Un film di Luis Llosa. Con Rod Steiger, Eric Roberts, James Woods, Sharon Stone, Sylvester Stallone
Genere Thriller, - USA 1994. Uscita 27/10/1994.
Il dottor Zivago

Il dottor Zivago

* * * * -
(mymonetro: 4,16)
Un film di David Lean. Con Omar Sharif, Julie Christie, Geraldine Chaplin, Rod Steiger, Alec Guinness.
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Genere Drammatico, - USA, Italia 1965.
Gesù di Nazareth

Gesù di Nazareth

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,85)
Un film di Franco Zeffirelli. Con Robert Powell, Olivia Hussey, Anne Bancroft, Yorgo Voyagis, James Farentino.
continua»

Genere Storico, - Gran Bretagna, Italia 1977.
Filmografia di Rod Steiger »

mercoledì 13 maggio 2020 - Una figura controversa della storia più volte raccontata dal cinema. 

Napoleone nel cinema: eroe o criminale? Chissà, un giorno si saprà

Pino Farinotti cinemanews

Napoleone nel cinema: eroe o criminale? Chissà, un giorno si saprà Il 5 maggio, con la memoria dell’ode di Manzoni, ha rilanciato, nei giorni successivi l’eterno dilemma “Fu il più grande eroe o il più grande criminale della storia?”. Come sempre le opinioni si sono scontrate. Sarà sempre così, l’uomo è divisivo. Chissà cosa accadrà il 20 maggio del 2021, a duecento anni dalla sua morte nel borgo di Longwood in Sant’Elena.

Manzoni apprese della morte di Bonaparte il 17 luglio 1821, leggendo il numero della ”Gazzetta di Milano” nel giardino della sua villa di Brusuglio e seppe della sua conversione all’ultimo momento. Ne fu quasi sconvolto, lui, profondo spirito cristiano che aveva fatto di quel codice la cifra primaria delle sue opere. Scrisse “Il Cinque maggio” in soli tre giorni. Il Manzoni certo non beatificò Napoleone. Lo considerava l’uomo che aveva trasformato la società civile soprattutto attraverso codici e leggi.  Sulle “modalità” della violenza e delle battaglie, si asteneva. 
Nella sua epoca il generale, poi imperatore, impose il suo dominio totale, militare, civile, sociale, anche culturale, lui portatore, all’inizio, degli ideali della rivoluzione francese. Potenza, carisma e fascino: nessuno, alleato e anche nemico, fu immune dalla sua seduzione, figuriamoci un adolescente. Perché accadde che nel  marzo del 1800 il generale fosse a Milano, durante la sua seconda campagna d’Italia, e accadde che fosse ospitato nel palco reale della Scala, e che a pochi metri , nel palco della contessa Cicognani, fosse ospite il quindicenne Alessandro Manzoni. La storia racconta che gli occhi di Napoleone e quelli di Alessandro si incrociassero per un momento. Quegli occhi che  lo scrittore avrebbe definito i “rai fulminei”. 
Dunque, sulla grandeur dell’uomo certo non c’è discussione. Lo esprimo in un'unica sintesi fulminea. C’è quel modo di dire “è stata una Waterloo”, significa la sconfitta di Napoleone, non la vittoria di Wellington.  

Da adesso il  tema è la letteratura e il cinema. Le due discipline non potevano che avventarsi  su un personaggio del genere. Ci sono romanzi, superclassici, che vivono del contesto napoleonico. 
Da adesso il  tema è la letteratura e il cinema. Le due discipline non potevano che avventarsi  su un personaggio del genere. Ci sono romanzi, superclassici, che vivono del contesto napoleonico. 
Stendhal comincia il suo “La Certosa di Parma” con queste parole: “Il 15 maggio 1796 il generale Bonaparte entrò in Milano alla testa del giovane esercito che  aveva passato il ponte di Lodi e mostrato al mondo come dopo tanti secoli Cesare e Alessandro avessero un successore.” Il protagonista “vero” di “Guerra e pace” di Tolstoj è Napoleone. La vicenda di Edmond Dantès del “Conte di Montecristo” di Dumas, gira intorno all’imperatore. Sono solo tre delle infinite memorie letterarie.

Poi c’è il cinema, che non è da meno. Napoleone, da protagonista o meno, è stato interpretato da grandi divi. Anche se il primo modello non è un nome così popolare. Trattasi di Albert Dieudonné nel Napoleon di Abel Gance, del 1927. Un film, nella prima versione, di quasi sei ore. Raccontava della storia giovanile del futuro imperatore: dallo studente nel collegio militare al generale 27enne nella prima campagna d’Italia del 1796. Gance insistette nel 1960 quando firmò Napoleone ad Austelitz, protagonista un Pierre Mondy (Il commissario Cordier) davvero efficace. 

Greta Garbo era Maria Walewska nel film di Clarence Brown del 1937, “lui” era Charles Boyer, corretto, ma sovrastato dallo charme della sua amante Greta. Sergey Bondarchuk firmò Waterloo, nel 1970, un vero kolossal. Protagonista Rod Steiger, specialista in dittatori (ha fatto anche Mussolini), intenso per “metodo”, visto che era stato uno dei primi adepti dell’Actors Studio che ti insegnava ad “essere” il personaggio, non solo a interpretarlo. Un altro “Actors Studio”, direi il campione assoluto, è Marlon Brando, di Désirée (Henry Koster 1954). Brando più che Napoleone fa... Brando, irresistibile gigione. Désirée Clary (Jean Simmons) è uno dei primi amori del giovanissimo ufficiale. La sua famiglia gestisce il più prestigioso negozio di tessuti di Marsiglia. La ragazza felice e propositiva dice al fidanzato: “Vedrai, un giorno potrai diventare primo commesso della ditta.” Napoleone: “Ma sei matta? Il mio destino è di fare la storia.”.

E poi il Bonaparte “italiano”. Nel 2006 Paolo Virzì ha ripreso il testo di Ernesto Ferrero N (Io e Napoleone), premio Strega nel 2000, e ne ha fatto un film di qualità. Sconfitto a Lipsia Bonaparte viene mandato all’Elba. In attesa di organizzare la sua fuga, il “prigioniero” (Daniel Auteuil) chiama il giovane Martino per riordinargli la biblioteca. Martino, idealista che odia le dittature, cerca il modo per uccidere Napoleone. Non ci riuscirà. Auteuil è l’attore perfetto. Assomiglia all’originale, rimandatoci dall’immensa iconografia che lo riguarda, in modo impressionante. L’attore francese, grazie alla guida degli autori, ci mette del suo attribuendo al Bonaparte umorismo e un’ autoironia che in realtà non gli apparteneva, così come non appartiene ai dittatori, incapaci di non prendersi sul serio.

Voglio ricordare lo sceneggiato della Rai del 1973 Napoleone a Sant’Elena con un ottimo Renzo Palmer. Attraverso una ricerca accurata di documenti, si racconta del processo allo sconfitto di Waterloo, celebrato dalle nazioni della coalizione vincitrice, con gli inglesi che premevano per il patibolo. Ultima citazione, un titolo prezioso, quasi sconosciuto, Sant’Elena, piccola isola (1943) diretto da Renato Simoni e Umberto Scarpelli. Napoleone è Ruggero Ruggeri, gran maestro di recitazione, con quella voce da strumento musicale: era il Gesù di Don Camillo. Ruggeri aveva 72 anni, a fronte dei 46 di Bonaparte quando arrivò a Sant’Elena. Ma non ha importanza. Il grande attore trasmette alla perfezione la frustrazione di quell’uomo che era stato “in cima al mondo” e adesso doveva vivere vessato dal suo carceriere inglese, il generale Lowe. Indimenticabile è la sequenza della morte, con Napoleone circondato dai pochi fedeli rimasti con lui fino all’ultimo. 

   

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