Dopo l'amore

Un film di Joachim Lafosse. Con Bérénice Bejo, Cédric Kahn, Marthe Keller, Jade Soentjens, Margaux Soentjens.
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Titolo originale L'économie du couple. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 100 min. - Francia, Belgio 2016. - Bim Distribuzione uscita giovedì 19 gennaio 2017. MYMONETRO Dopo l'amore * * * - - valutazione media: 3,34 su 17 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,34/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (ITALIA)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * * - -
 pubblico * * * - -
Una coppia decide di divorziare ma nessuno dei due vuole rinunciare alla casa in cui hanno vissuto per dieci anni.
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primo piano
Un dramma borghese intimo e vibrante in cui ogni piano risplende di un'intensità eccezionale, approssimandosi ai suoi personaggi dissonanti
Marzia Gandolfi     * * * 1/2 -

Per Marie e Boris è l'ora dei conti. In tutti i sensi. Dopo quindici anni di matrimonio e due bambine, decidono di mettere fine alla loro relazione, consumata da incomprensioni e recriminazioni. Marie non sopporta i comportamenti infantili del marito, Boris non perdona alla moglie di averlo lasciato. In attesa del divorzio e costretti alla coabitazione, Boris è disoccupato e non può permettersi un altro alloggio, lei detta le regole, lui le contraddice. L'irritazione è palpabile, la sfiducia pure. Arroccati sulle rispettive posizioni sembrano aver dimenticato il loro amore, il cui frutto è al centro della loro attenzione. Genitori di due gemelle che stemperano con intervalli ludici le tensioni, Marie e Boris condividono una proprietà su cui non riescono proprio a mettersi d'accordo. A chi appartiene la casa? A Marie che l'ha comprata o a Boris che l'ha rinnovata raddoppiandone il valore? La disputa è incessante, il dissidio incolmabile. Ma è fuori da quella 'loro' casa che Marie e Boris troveranno la risposta. Una possibile.
Troppo spesso in una coppia il denaro diventa il mezzo migliore per esercitare potere sull'altro, per fargli pagare letteralmente il fallimento della relazione. Dopo l'amore abita lo scacco e presenta la fattura del disamore di una coppia che non sa più come accordare i propri sentimenti, regolare i propri conti, le responsabilità genitoriali, le tenerezze intermittenti, i rancori costanti. Joachim Lafosse, che ha fatto delle relazioni umane il suo terreno di elezione (Proprietà privata, Les Chevaliers blancs), dirige un dramma borghese in più atti intimo e vibrante. Ogni piano risplende di un'intensità eccezionale, approssimandosi ai suoi personaggi dissonanti.
Interpretato da Bérénice Béjo e Cédric Kahn, che superano i confini della rappresentazione, Dopo l'amore mette in scena con rara proprietà, eludendo cliché e psicologismi, i dubbi, le paure e la vitalità, malgrado tutto, di una coppia arrivata a fine corsa. Abile nell'individuare ed emergere i movimenti sottili che corrompono i sentimenti, l'autore belga chiude i suoi protagonisti in un interno e fa di quel domicilio coniugale qualcosa su cui litigare ma non la ragione del litigio, che è sempre altrove. La casa è il terreno su cui si cristallizza il loro rancore, su cui prendono posizione, ciascuno la sua, su cui pesano i rispettivi orgogli. Ma quel domicilio è soprattutto il valore aggiunto in termini d'amore che ciascuno apporta in una relazione. Boris reclama per sé la metà di quella casa certo, ma vuole soprattutto che Marie riconosca che lui è stato lì, che l'ha abitata, l'ha ristrutturata e ne ha aumentato il valore. Lui vuole che lei riconosca che è stato presente, utile, che ha contribuito con la sua 'competenza', tecnica e umana, alla costruzione della loro famiglia.
Per Lafosse l'economia di coppia, quella del titolo francese (L'économie du couple), è anche questo, piccole impronte, pennellate, tracce mai sentimentali. È l'amore e non si può ridurre alla metà del valore di una casa. L'amore di cui Marie e Boris si sono amati. Lo attesta ogni sguardo, lo dimostra ogni rimprovero. Marie e Boris sono stati felici e da quella loro felicità sono nate due gemelle, duo inseparabile e opposto ai genitori, isole provvisorie in cui abbandonarsi e abbandonare per qualche minuto la lotta. Le figlie li sfidano disarmanti, li catturano nelle loro coreografie del cuore, li confondono il tempo di una canzone ("Bella" di Maître Gims). Prima che ciascuno ritorni al suo esilio, al frigo diviso in due, a una coabitazione forzata regolata al millimetro e per questo quasi comica. È la loro antica passione a nutrire il rancore di oggi, è la loro economia che adesso si disputano. Ciascuno reclama la sua parte, prigionieri di uno spazio da cui non possono (e non vogliono) uscire. La macchina da presa li segue, li sfiora rimarcando l'erranza disordinata, ripetitiva, ossessionata che li trasloca attraverso l'appartamento, silenziosi, incomprensibili l'uno all'altra. Marie e Boris hanno perso il controllo del quotidiano, sono apparizioni indesiderabili nella cena o negli spazi dell'altro che sembrano godere dell'irritazione che suscita la loro presenza. Ma alla circolazione esasperata dei corpi e dei sentimenti, Lafosse guadagna questa volta la via d'uscita, l'accidente che determinerà una presa di coscienza provvidenziale per Marie e Boris, aggrappati alla routine del loro odio e incapaci di guardare il mondo fuori.
Dopo l'amore termina con un compromesso, un finale aperto e all'aperto, che fa respirare ambiente e personaggi, figurando come eccezione nell'opera al nero dell'autore. Una filmografia che fa vedere senza mostrare. Un'economia straordinaria, pertinente all'amore e al cinema. A una storia semplice così complicata da vivere.

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Un kammerspiel

giovedì 19 gennaio 2017 di vanessa zarastro

L’économie du couple, più efficacein originale è un kammerspiel ben diretto e ben interpretato. Film leggermente claustrofobico, è girato con pochi piani-sequenza tutti all’interno dell’appartamento di Marie (Bérénice Bejo) e Boris (Céndric Kahn), coniugi in crisi in attesa di separazione effettiva. La casa è un appartamento open space a piano terra con giardino, probabilmente a Bruxelles, luminoso, con un parquet di legno continua »

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Tutte le famiglie felici si somigliano,ma quelle..

domenica 22 gennaio 2017 di

...ma quelle infelici lo sono ciascuna a modo proprio. Una frase che, ormai, è divenuta un tormentone, citata sia negli episodi di Criminal Minds che nei film più di spessore come Il Riccio, di Mona Achache, di qualche anno fa. Eppure il fil rouge, regge, è quello. Anche nel film di Joachim Lafosse, appena uscito nelle sale italiane, il tema 'eterno' della fine di un amore che coincide con quello di una fine coniugale, assomiglia a molti altri. Separati in casa ed continua »

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La storia di molti

lunedì 23 gennaio 2017 di kimkiduk

Una delle cose più difficili nel cinema penso sia la rappresentazione ESATTA della realtà, senza finzione e senza fronzoli. Spesso, per qualsiasi tema indifferentemente, si tende o ad addolcire o a drammatizzare la scena. Il tema della separazione, di una relazione finita, di come gestire gli ultimi momenti e i figli è un dramma che molti vivono purtroppo. Proprio per questo rappresentare questa situazione nello schermo può essere valutata quasi personalmente da molti continua »

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Scappate, scappate, le streghe sono tornate.

domenica 5 febbraio 2017 di enrico danelli

Ovviamente la chiave di lettura che vede il sesso "debole" ormai diventato ben più pre-potente di quello maschile è quella più banale e immediata fra le molte che questo splendido film contiene in sè. Che la moglie rappresenti una algida e austera divinità pronta a colpire con i suoi fulmini il povero malcapitato Boris appare chiaro dalle prime scene. Cosa si può rimpoverargli ? La tradisce ? Si ubriaca ? Gioca tutto lo stpendio alle slot continua »

Christine
"Una volta si riparava tutto, si riparavano calzini, frigoriferi. Adesso si butta! Al primo problema si butta! Compreso nella coppia... Cala il desiderio? Si butta!"
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FOCUS | Dopo l'amore, dal 19 gennaio al cinema, è l'ultimo di una serie di titoli ambientati (quasi) esclusivamente tra quattro mura. Da Kubrick a Hitchcock, da Lumet a Polanski, ecco tutti i precedenti più famosi.

Il cinema in una stanza. Ecco i migliori 11 film girati... al chiuso

domenica 15 gennaio 2017 - Emanuele Sacchi

Il cinema in una stanza. Ecco i migliori 11 film girati... al chiuso Oltre che rappresentare una gelida dissezione del nucleo familiare, ridotto a uno stato di mera contabilità, l'angosciante film di Joachim Lafosse, Dopo l'amore, costituisce anche una forma di sperimentazione per il linguaggio radicale adottato. Se l'idea di ambientare l'intero film tra le poche stanze di una casa, senza affacciarsi (quasi) mai nel mondo esterno, non è di per sé una novità, ogni inquadratura scelta da Lafosse dimostra lo studio emozionale che muove il suo cinema. La collocazione della macchina da presa non è mai ovvia (specie nelle diverse angolazioni da cui riprende il desco familiare) e determina inequivocabilmente la nostra percezione dello stato d'animo dei personaggi.

FOCUS | In occasione dell'uscita al cinema di Dopo l'amore, l'artista fiorentina ritrae il cinico rapporto di una coppia perennemente in crisi.

In 12 vignette l'amore secondo RAP

sabato 31 dicembre 2016 - a cura della redazione

Oroscopo 2017, in 12 vignette l'amore secondo RAP In occasione dell'uscita di Dopo l'amore, film di Joachim LaFosse passato con successo al 34° Torino Film Festival e al cinema da giovedì 19 gennaio, MYmovies.it presenta l'esclusivo oroscopo 2017 firmato da Chiara Rapaccini, in arte RAP, pittrice, scultrice, designer, illustratrice, scrittrice per grandi e piccoli e naturalmente vignettista satirica, che con la sua pagina "Amori Sfigati" sta riscontrando uno straordinario successo su Facebook. Interpretato da Bérénice Béjo e Cédric Kahn, che superano i confini della rappresentazione, Dopo l'amore mette in scena con rara proprietà, eludendo cliché e psicologismi, i dubbi, le paure e la vitalità, malgrado tutto, di una coppia arrivata a fine corsa.

Avvincono tutti quei litigi

di Massimo Bertarelli Il Giornale

Quanto litigano gli ex coniugi Marie e Boris, costretti alla convivenza. Lui, architetto, è a spasso ma pretende una consistente buonuscita per I' appartamento ristrutturato. Lei si occupa delle due gemelle e gli rinfaccia di non rispettare gli accordi. Chissà se tornerà l'amore di un tempo. Una riuscita commedia ai confini del dramma nella provincia francese. Intensa e toccante, nonostante il mare di chiacchiere, e due ottimi interpreti. Da Il Giornale, 19 gennaio 2017 »

Interno familiare con crisi di coppia tra bollette e figlie vispe

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Marie e Boris (rispettivamente Bérénice Bejo e Cédric Kahn) hanno due belle e vispe bambine e si trattano in cagnesco nella loro bella casa parigina. Spiegazioni zero sull'antefatto, sui perché e per come siano arrivate a questo due persone che si sono amate per quindici anni, ma la coppia è in crisi. Lei non lo sopporta, lui è protervo, litigano a sangue sui conti che non tornano e impediscono di regolarizzare la separazione. Recriminazioni a non finire, ma anche momenti di leggerezza imposti dalle bambine. »

La crudeltà della rottura nei volti febbrili di Boris e Marie

di Fulvia Caprara La Stampa

Quando finisce un amore, cantava Riccardo Cocciante, «ti senti un nodo nella gola, ti senti un buco nello stomaco, ti senti un vuoto nella testa e non capisci niente». Ma non è tutto, Quando finisce un amore, racconta Joachim Lafosse, succede anche che, sull'equilibrio sfasciato della coppia, pesino improvvisamente rapporti economici e differenze di classe. Non si tratta solo di lacrime e nostalgia, ma anche di affitti da pagare, spazi da condividere, necessità di sostituire l'amore con il rispetto. »

Case, figli, felicità: com'è salato il conto del disamore

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

Di cosa parliamo quando parliamo di disamore? Quasi sempre di soldi, anche se ammetterlo fa male. Chiunque abbia attraversato una crisi coniugale o ne sia stato testimone, sa che quando l'amore e il desiderio lasciano il campo alla collera e al risentimento, nove volte su dieci lo scontro si sposta sul piano economico. Quanti soldi mi dai, cosa ti devo, quanto ho speso io per la casa e quanto tu, quanto costano i figli, eccetera. Come se spostare tutto al livello più basso, ma anche più concreto e misurabile, costituisse un riparo per non affrontare le ferite più dolorose della rottura. »

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Marzia Gandolfi
Pubblico (per gradimento)
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