Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente

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Un film di Daniele Luchetti. Con Rodrigo De la Serna, Sergio Hernández, Muriel Santa Ana, José Ángel Egido, Alex Brendemühl.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 94 min. - Italia 2015. - Medusa uscita giovedì 3 dicembre 2015. MYMONETRO Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente * * * - - valutazione media: 3,21 su 23 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,21/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (ITALIA)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * 1/2 - -
 pubblico * * * - -
   
   
   
Il racconto del percorso che ha portato Jorge Bergoglio, figlio di una famiglia di immigrati italiani a Buenos Aires, alla guida della Chiesa Cattolica.
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La storia di Bergoglio diventa in Chiamatemi Francesco metafora di un mondo diviso fra chi distoglie lo sguardo e chi sceglie di vedere, e in questo è supremamente cinematografica
Paola Casella     * * * 1/2 -

Jorge Bergoglio è uno studente come tanti nella Buenos Aires degli anni Sessanta, con amici e fidanzatina, quando decide di entrare a far parte dell'Ordine dei Gesuiti. Vorrebbe diventare missionario in Giappone ma non gliene viene data l'opportunità, perché da subito deve apprendere la virtù dell'obbedienza: sarà proprio questa a porlo di fronte alle scelte più importanti della sua vita, perché dovrà distinguere fra i doveri verso la propria coscienza e la sottomissione al regime dittatoriale di Videla e allo strapotere dei proprietari terrieri in una terra polarizzata fra grandi ricchezze e grandissime povertà.
Daniele Luchetti e il suo produttore, Pietro Valsecchi, si sono buttati nell'impresa di raccontare la storia di Bergoglio prima che diventasse Papa con lui ben vivo e presente in Vaticano, senza consultarlo e senza chiedere la collaborazione dell'istituzione ecclesiastica. Questo ha dato loro la (relativa) libertà di raccogliere testimonianze da una quantità di persone più o meno attendibili, di affrontare direttamente il capitolo più spinoso e controverso della vita dell'allora Responsabile provinciale gesuita, ovvero il suo rapporto con la dittatura argentina negli anni fra il 1976 e il 1981, e di prendere le sue parti dando credibilità alla versione della Storia che lo vede a fianco dei desaparecidos e dei preti militanti. Il che non significa che la sceneggiatura sorvoli sul fatto che Bergoglio ha tolto ad alcuni di questi ultimi la protezione dell'Ordine dei Gesuiti di fatto consegnandoli al regime, ma significa che concede al suo comportamento il beneficio di quella doppia lettura che riguarda gran parte della quotidianità sudamericana, ovvero la coesistenza di una condotta ufficiale e una ufficiosa, data dalla necessità di muoversi apparentemente all'interno delle regole per poi trasgredirle di nascosto seguendo la propria etica. Ed è attraverso un altro sdoppiamento che il film di Luchetti affronta il rapporto fra la "Chiesa classica", che il film non esita a descrivere come pavida e conservatrice quando non apertamente reazionaria e connivente con i poteri forti (fino alla delazione), e la Chiesa che guarda con simpatia alla "teologia della liberazione". Non mancano i riferimenti al misticismo, caro alla tradizione gesuitica e che in Sudamerica (come in una certa Europa "esoterista") ha da sempre i suoi convinti seguaci.
L'efficacia del racconto sta principalmente nell'aderenza della sua estetica a quella popolare latina, in rispettosa aderenza della forma al suo contenuto e all'etnia del suo protagonista. Luchetti si concede l'apparente elementarità "sudamericana" del racconto dipingendo un murales di larga accessibilità, e parte da un inizio fortemente didascalico (ad alto rischio biopic televisivo, nel solco di quelle "vite dei santi e dei prelati" dominato da Lux Vide) che diventa a poco a poco cinema, complice anche il potente inserto che ricostruisce l'inferno dei desaparecidos attingendo a piene mani da Garage Olimpo più ancora che da La notte delle matite spezzate. Solo alla fine, nella scena della messa di Bergoglio fra i nullatenenti alla viglia della sua ascesa alla poltrona papale, Luchetti si concede uno stile fortemente autoriale, facendo lievitare la sua cinematografia in parallelo all'elevazione spirituale di un uomo che ha imparato il coraggio passando attraverso lunghe e dolorose mediazioni: un uomo che oggi si espone dal balcone più visibile del mondo dopo che per una vita ha invitato gli altri a "non esporsi".
La storia di Bergoglio diventa in Chiamatemi Francesco metafora di un mondo diviso fra chi distoglie lo sguardo e chi sceglie di vedere, e in questo è supremamente cinematografica. L'Argentina dei dittatori, così come quella dei latifondisti che tolgono le terre ai contadini, è un mondo anche visivamente diviso in un sopra e un sotto, laddove il sotto diventa prigione o rifugio, visibile o invisibile, a seconda di chi effettua l'opera di occultamento, e dei motivi alti o bassi per cui sceglie di farlo. E la compulsione del giovane Bergoglio a "fare quel che si può fare" diventa nella maturità quella capacità (quantomeno dichiarata) di spingersi alle estreme conseguenze del pensiero cristiano, negando ogni complicità con chi opera in direzione contraria.
Grande importanza nella formazione morale di Bergoglio e nella sua acquisizione di coraggio e consapevolezza è data in Chiamatemi Francesco alle donne. Senza calcare troppo la mano, Luchetti e il suo cosceneggiatore argentino Martin Salinas intessono la trama di figure femminili forti e anticonformiste, gettando i semi di quel pensiero papale tanto favorevole all'energia muliebre da far sperare nel futuro accesso delle donne al sacerdozio. La qualità portante del Bergoglio di Luchetti è infatti la propensione alla cura, più spesso identificata col materno perché comporta un obbligo inderogabile di protezione altrui.
Grande freccia all'arco di Luchetti è infine Rodrigo de la Serna, umanissimo attore argentino che porta con sé (cinematograficamente parlando) il ricordo di almeno due sue interpretazioni memorabili e supremamente attinenti: quella di Alberto Granado ne I diari della motocicletta, portatore insieme al Che del pensiero socialista in Sudamerica, e quella del desaparecido evaso in Cronaca di una fuga - Buenos Aires 1977. La sua interpretazione nei panni del giovane Jorge scansa l'agiografia e fa leva sulla dignità personale dell'attore per portare mano nella mano gli spettatori senza mai stancarli, pur restando praticamente sempre al centro della scena. Sergio Hernandez, l'attore cileno che ricordiamo in Gloria e in No - I giorni dell'arcobaleno, non è da meno nei panni del Bergoglio più anziano, la cui risata finale è presa d'atto definitiva e gioiosa della suprema ironia della vita.

Incassi Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente
Primo Weekend Italia: € 1.349.000
Incasso Totale* Italia: € 3.598.000
Ultima rilevazione:
Box Office di domenica 3 gennaio 2016
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Sceneggiatura indegna

mercoledì 9 dicembre 2015 di Beezart555

Non voglio soffermarmi sulla trama, non la trovo fondamentale essendo una storia vera, vorrei soffermarmi invece su come questa storia è stata rappresentata sul maxi schermo. "La preoccupazione più grande era quella di non fare un santino" dice Lucchetti. Perfetto, non l'hai fatto, anzi, sei riuscito a mettere in evidenza la doppia "personalità" di Bergoglio nel periodo della dittatura argentina del presidente Videla. L'apparente sottomissione alle regole, e la nascosta ribellione. Un carattere continua »

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Le origini di papa francesco

sabato 5 dicembre 2015 di Nino Pell.

Questa pellicola si concentra nel descriverci la vita da giovane del sommo Pontefice Papa Francesco, facendoci comprendere il difficile periodo della dittatura argentina negli anni '70 che causò la persecuzione e l'uccisione di molti prelati e cattolici attivisti. Una sorta di colpo allo stomaco che fa riflettere e che ci riempie di amarezza e di rancore nei riguardi di questo difficile periodo storico. Tutto sommato la trama di questo film mi sembra, come dire, tagliata ad un certo continua »

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Film dallo sguardo politico non spirituale

giovedì 10 dicembre 2015 di Giampituo

Chiamatemi Francesco. Film di Lucchetti. Film su un papa vivente. E solo all'inizio di un pontificato, si spera lungo. Un film che poco concede alla spiritualità che magari qualcuno poteva attendersi. Un film più visto con l'occhio della politica. Schierandosi dalla parte dei deboli. Contro il fascismo delle dittature militari dell'Argentina e del sud America. Torture. Passaggi di corrente. Bruti pestaggi. Fino ad esecuzioni a colpi di mitra e annientamento degli oppositori lanciati dagli aerei. continua »

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Il populismo mite di francesco non disturba

giovedì 17 dicembre 2015 di Alex2044

Daniele Luchetti ha fatto un film discreto, la vita di Papa Francesco  propone momenti  interessanti che possono essere sviluppati in un film che non sia la solita favoletta agiografica sul personaggio di turno e lui l'ha fatto . Il film ci mostra tre momenti cruciali nella vita del Papa , la sua gioventù laica , vicina al movimento Peronista , la  sua elezione a Papa e i terribili anni sotto al dittatura sanguinaria dei generali argentini che occupano il tempo per la continua »

Papa francesco
"Voi fate l'interesse dei terreni! Io della povera gente!"

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DVD | Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente

Uscita in DVD

Disponibile on line da mercoledì 6 aprile 2016

Cover Dvd Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente A partire da mercoledì 6 aprile 2016 è disponibile on line e in tutti i negozi il dvd Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente di Daniele Luchetti con Rodrigo De la Serna, Sergio Hernández, Muriel Santa Ana, José Ángel Egido. Distribuito da Warner Home Video. Su internet Chiamatemi Francesco (DVD) è acquistabile direttamente on-line su IBS. Sono inoltre disponibili altri DVD in versione speciale del film. altre edizioni »

Prezzo: 9,99 €
Aquista on line il dvd del film Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente

FOCUS | Visto il film la percezione è quella del titolo: la grandezza dell'erede di Pietro, meglio ancora di Gesù, viene trasmessa solo in parte. Di Pino Farinotti.
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Meglio live che sullo schermo

lunedì 14 dicembre 2015 - Pino Farinotti

Francesco: meglio live che sullo schermo Ero prevenuto entrando nella sala per Chiamatemi Francesco, e anche annoiato dalla promozione del film, su tutte le reti, per giorni, ora per ora, minuto per minuto. È un errore, una sovraesposizione in quel senso finisce per scaricare l'emozione e dare troppe informazioni. In sostanza mi pareva di aver già visto il film. Rappresentare un personaggio come Jorge Bergoglio è meno facile di come possa sembrare, proprio per l'esposizione mediatica del personaggio, quello vero. Ti hanno già raccontato tutto, cosa puoi scoprire ancora? Dunque il film non poteva procedere che per grandi sintesi.

   

FOCUS | Il regista di La scuola e Anni felici conferma l'interesse per le biografie intime con Chiamatemi Francesco - Il papa della gente.
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I viaggi esistenziali di luchetti

sabato 5 dicembre 2015 - Mauro Gervasini

I viaggi esistenziali di Luchetti Interessante cineasta Daniele Luchetti, classe 1960, già assistente di Nanni Moretti (Bianca), poi suo aiuto regista (La messa è finita) infine autore in proprio per il grande schermo ma anche, parallelamente, star delle regie pubblicitarie. È suo lo spot anni '90 del Maxibon Motta, quello con Stefano Accorsi che a Cristiana Capotondi "straniera" in Romagna, dice, ammiccando, "Due gust is megl che uan". Prodotto da Nanni e Angelo Barbagallo, Luchetti esordisce nel 1988 con Domani accadrà, dimostrando da subito un bel coraggio, perché il cinema cosiddetto "in costume" (siamo nel 1848 in Maremma) è considerato da sempre rischioso.

   

Ecco la vita di Bergoglio prima di diventare il Papa di Roma

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Daniele Luchetti ha dedicato vera passione a una figura che la merita in pieno. Conosciamo il poco più che ventenne Jorge Mario che ha la ragazza e tanti amici, ha studiato chimica e lavora in un laboratorio, si astiene dall'animosità del confronto tra peronisti e non, e con sorpresa generale si fa prete con l'ambizione mai realizzata di partire missionario. Ma lo zoccolo duro riguarda il periodo della dittatura tra 70 e 80. Quando già Bergoglio è a capo dei gesuiti argentini. Del personaggio viene valorizzata la capacità di mediazione esercitata proteggendo in particolare ecclesiastici in prima linea senza esporsi oltre la misura della collisione con il regime e con i vertici cattolici. »

Bergoglio vigoroso e pragmatico Così De La Serna vince la prova

di Fulvia Caprara La Stampa

Se un giorno dovesse incontrare il Papa, la prima cosa che farebbe sarebbe chiedergli «perdono». Eppure Rodrigo De La Serna che, in Chiamatemi Francesco di Daniele Luchetti, è Jorge Bergoglio negli anni tra il 1961 e il 2005, non ha niente da farsi perdonare, almeno sul piano artistico. Il modo con cui incarna il futuro Pontefice, vigoroso, coerente, pragmatico, è uno dei pregi dell'opera. La responsabilità era grande, i timori giustificati: «Per tutto il tempo delle riprese mio figlio quindicenne non ha fatto che ripetermi "sei pazzo? Ti rendi conto di chi stai interpretando?»). »

Piace il Bergoglio di Luchetti

di Maurizio Acerbi Il Giornale

Papa Francesco un miracolo lo ha già fatto, riuscendo a portare, grazie a questo biopic che lo riguarda, un discreto numero di spettatori in sala. Luchetti è stato bravo a non trasformare la pellicola in un film religioso o nel «santino» dell'attuale Papa. Qui, si racconta la storia di un uomo, Bergoglio, alle prese con la dittatura argentina e con i pesanti silenzi della Chiesa davanti alle migliaia di oppositori che venivano uccisi o fatti sparire. Un cast perfetto copre qualche imperfezione. »

La storia di Bergoglio, icona potente

di Valerio Caprara Il Mattino

Un indubbio danno a «Chiamatemi Francesco» lo provoca proprio il suo finale coinvolgente. Quando le immagini di repertorio post fumata bianca mostrano il vero neo papa Francesco affacciato al balcone mentre si rivolge alla piazza con l'umile e ormai celebre «fratelli e sorelle, buonasera»: a questo punto, infatti, il film appena visto sembra bruciato dall'impari confronto e consegnato all'archivio della fiction agiografica in stile vecchia tv. D'altra parte risulta lampante come il biopic di Jorge Bergoglio, produzione Taodue di sicuro interesse (già 40 acquirenti all'estero), un certo coraggio e un munifico budget,sia in pratica un estratto della versione principale di 200 minuti suddivos in quattro puntate per il piccolo schermo: il montaggio per le sale che elimina a colpi di tagli ed ellissi molti episodi importanti non fa secondo noi che immiserire un copione già troppo specioso e squilibrato e un taglio narrativo, al contrario, piatto e pantomimico. »

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