Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente

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Un film di Daniele Luchetti. Con Rodrigo De la Serna, Sergio Hernández, Muriel Santa Ana, José Ángel Egido, Alex Brendemühl.
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Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 94 min. - Italia 2015. - Medusa uscita giovedì 3 dicembre 2015. MYMONETRO Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente * * * - - valutazione media: 3,11 su 27 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Luchetti racconta il lungo flashback di Francesco. Valutazione 3 stelle su cinque

di GreatSteven


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mercoledì 12 luglio 2017

 CHIAMATEMI FRANCESCO – IL PAPA DELLA GENTE (IT/GERM/ARG, 2015) diretto da DANIELE LUCHETTI. Interpretato daRODRIGO DE LA SERNA, SERGIO HERNàNDEZ, MURIEL SANTA ANA, JOSé ÀNGEL EGIDO, ÀLEX BRENDEMüHL, CLAUDIO DE DAVIDE, MERCEDES MORàN, POMPEYO AUDIVERT
Storia del 266° pontefice della Chiesa Cattolica, nato Jorge Mario Bergoglio a Buenos Aires il 17 dicembre 1936, dalla gioventù in Argentina fino all’elezione al Soglio Pontificio il 13 marzo 2013, a Roma. L’arcivescovo ripensa al suo passato, di quando, nel 1960, a ventiquattro anni volle diventare missionario laico in Giappone, per poi abbracciare la carriera ecclesiastica ed entrare nella Compagnia di Gesù locale. Per Jorge, tuttavia, gli anni di apprendistato e ancor più il periodo trascorso come Padre Provinciale dei Gesuiti sono durissimi e impegnativi per via della dittatura militare che infuriò nel suo paese natio dal 1976 al 1983, dopo la cacciata di Peròn e l’instaurarsi di un regime totalitario che diede con costanza la caccia ai peronisti ed entrò spesso e volentieri nelle maglie del clero per sottrarre ad esso il legittimo potere. Bergoglio si ritrova a dover fare da mediatore fra le alte sfere gesuitiche e le periferie, ospitando spesso seminaristi fuggiaschi e dovendo rendere conto dei desaparecidos, compiti ingrati ma che il battagliero sacerdote porta avanti con l’umiltà, la profondità e l’altruismo che già da allora caratterizzavano il suo sacrosanto operato. Finché nel 1992, dimesso dall’onorevole carica al termine della dittatura e trasferito a fungere da confessore in un pollaio fra maiali e galline, un giorno riceve la visita di un importante arcivescovo che lo nomina suo ausiliario a Buenos Aires, dietro mandato dello stesso Papa di allora Giovanni Paolo II. Da allora l’ascesa di Jorge non incontrerà più limiti: nella rosa dei cardinali papabili, assurgerà alla più ambita e significativa delle cariche clericali. Bio-pic di produzione italo-germano-argentina, curiosamente diretto da un regista che non è nuovo alle tematiche sociali, ma qui arrischia la sua nomea e le sue abitudini addentrandosi in un tema per molti versi complicato da trattare: la biografia dell’attuale pontefice, indubbiamente uno dei più amati e riconosciuti con felicità ricambiata da parte della comunità religiosa italiana e mondiale, non è roba che possa raccontare chiunque, ma Luchetti, avvalendosi dell’aiuto in sceneggiatura di Martin Salinas e del produttore Pietro Valsecchi (suo, infatti, il denaro investito per la realizzazione della pellicola), ritrae un quadro veritiero ed educativo con i colori un po’ opachi, ma pur sempre tangibili alla realtà degli eventi, di chi altro non desidera che dipingere il cuore, l’animo di un uomo umile, animato da nobili sentimenti, che dedicò l’intera sua vita agli altri. Ai bisognosi, ai senzatetto, ai fuggitivi, alle ragazze-madri, senza distinzioni di sorta, correndo sempre in soccorso del debole sopraffatto dal forte, la cui forza risiedeva però nell’uso della violenza organizzata e legalizzata, mentre Bergoglio aveva dalla sua la potenza della fede e il crisma della benevolenza e fratellanza fra i popoli. Incontra i suoi limiti nella mancata descrizione dei moti interiori dell’anima del suo protagonista, giacché non si riescono a cogliere appieno i suoi dubbi, i suoi limiti e le sue sensazioni che remarono in senso contrario, in quanto sicuramente ci furono, e ha il torto di farne quasi un martire, nella rappresentazione ossessiva di un individuo solo contro tutti, in cui tutti sta per la forma di governo totalitaria, i soldati armati fino ai denti inviati dall’Esercito, le suore qualunque e spocchiose, gli assassini a pagamento che fecero fuori gli ecclesiastici indesiderabili, le scomode storture e magagne della lenta burocrazia asservita al potere dispotico. Trova, invece, un merito innegabile nella messa a fuoco dei personaggi secondari, in cui spiccano Esther Ballestrino, la ragazza-madre poi opportunamente invecchiata che fece battezzare da Bergoglio il proprio figlioletto, ed Enrique Angelelli, il prete poi trovato morto in un’imboscata nel deserto dell’Argentina meridionale perché ritenuto un obiettivo sensibile. Funzionale la scelta di riproporre il vero Papa Francesco al momento della sua apparizione inaugurale al pubblico di Roma e del pianeta intero dalla finestra della Basilica di San Pietro, in un finale che sottolinea come poi il Santo Padre volle riaprire i fascicoli sui casi ancora irrisolti della dittatura argentina novecentesca, insieme al desiderio mai assopito di visitare il Giappone. Forse, a tal proposito, una maggiore attenzione da dedicare alla gioventù di Jorge e alle sue aspirazioni di quel tempo, avrebbe permesso di inquadrare meglio la storia, che comunque sa distinguersi per una recitazione nobile di tutti gli interpreti, fra cui, nella parte principale, si fanno valere De La Serna nell’impersonarlo da giovane e Hernàndez nella versione anziana. Qualche pezzo di bravura niente male – vale soprattutto la cacciata degli studenti dal seminario adibito a rifugio politico, con vestizione al contrario delle vittime per mezzo dei militari invasori –, alcuni toccanti momenti di poesia e una morale conclusiva che si torce a favore della carità benigna e del buon cinema che ha ancora da narrare le storie eccezionali ed emozionanti dei grandi protagonisti della Storia del tempo corrente. Come tutte le donne e gli uomini di tempra notevole, intramontabili e indimenticabili. 

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