Piccole crepe, grossi guai

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Un film di Pierre Salvadori. Con Catherine Deneuve, Gustave Kervern, Féodor Atkine, Pio Marmaï, Michèle Moretti.
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Titolo originale Dans la Cour. Commedia, durata 97 min. - Francia 2014. - Good Films uscita giovedì 16 ottobre 2014. MYMONETRO Piccole crepe, grossi guai * * * - - valutazione media: 3,46 su 13 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,46/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critica * * * - -
 pubblico * * * 1/2 -
   
   
   
Il quarantenne Antoine trova lavoro come portiere di uno stabile. Lì conosce un'anziana signora, con cui stringerà un'insolita amicizia.
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primo piano
Commedia umana e lunare di Pierre Salvadori che prova ancora amore ed empatia per i suoi personaggi, tutti nevrotici, tutti supplici
Marzia Gandolfi     * * * 1/2 -

Antoine ha un'età indefinita come il malessere che gli ha tolto il sonno e il desiderio di essere nella vita. Sceso dal palcoscenico, dove si esibiva col suo complesso rock, cerca e trova lavoro in un anonimo condominio parigino. Depresso, insonne e consumatore di sostanze stupefacenti, Antoine diventa il portinaio di una piccola comunità altrettanto instabile. Tra loro c'è Mathilde, la moglie borghese di Serge, ossessionata da una crepa in salotto e dal prossimo che assiste attraverso attività solidali. Fragile e tormentata da un malessere in levare, Mathilde produrrà in Antoine un bagliore e un'intenzione di vita.
Il titolo italiano, inteso a rassicurare lo spettatore e a sdrammatizzare i personaggi, non rende merito alla commedia umana e lunare di Pierre Salvadori. Autore di commedie singolari, che veicolano i tormenti esistenziali e la difficoltà di essere, Salvadori 'alloggia' il suo film dentro un cortile condominiale, quello del titolo originale (Dans la cour), col pavé consumato e le piante ornamentali sfiorite. Il cortile, come tutte le aree comuni di un immobile, rimanda subito a un'agorà consueta di rancori e soprusi reciproci, di residenti e proprietari tronfi dentro due camere e una cucina, ma in quello di Salvadori nessuno è veramente odioso. Non lo è il fiscale cavillatore di Nicolas Bouchaud, che solleva grane ogni mattina, non lo è il vecchio sindacalista di Féodor Atkine, dagli echi staliniani, non lo è l'agente di sicurezza senza fissa dimora di Oleg Kupchik, membro di una setta luminosa, non lo è il pusher di Pio Marmaï, che condivide col protagonista il suo commercio.
Perché Pierre Salvadori, diversamente da Woody Allen (Blue Jasmine) prova ancora amore ed empatia per i suoi personaggi, tutti nevrotici, tutti supplici. Nella sua corte ad est di Parigi si accomodano pure Antoine, un musicista dimissionario che si improvvisa concierge per sfuggire alla vita e Mathilde, borghese insonne che passa la notte a indagare le crepe del suo salotto, stimandole premessa di cedimento e di inabissamento. Luogo sociale per eccellenza, il cortile è lo spazio scenico in cui Salvadori fa accadere qualcosa, incontrando i cuori in panne di un uomo e di una donna e producendo un sentimento che non ha a che fare col desiderio o l'attrazione ma con l'agnizione e il sostegno. Antoine e Mathilde si riconoscono e riconoscono nell'altro lo stesso sgomento. Naufraghi di un'inesorabile deriva condividono la depressione e sono in grado di intendere i segnali di soccorso. Ma alla maniera della droga, che allevia e consuma Antoine, i protagonisti sono l'uno per l'altra cura e veleno.
Gli sforzi congiunti per scongiurare l'annegamento finiscono per affondarli, come nella sequenze più disperatamente grottesca della gita fuori porta, nella casa dove Mathilde ha speso la sua infanzia e perde adesso ogni controllo e cortesia, perché niente assomiglia più a suoi ricordi. Pierre Salvadori, che da sempre prova a conciliare le esigenze artistiche con quelle commerciali, realizza una melancommedia radicale e popolare. Un film che non ha paura di scegliere un protagonista tossico e spento e di farne un magnifico eroe, un angelo custode che veglia sul cortile, su una comunità di poveri diavoli e una storia di gravità pacata, di cui possiamo anche (sor)ridere.
C'è tanto Truffaut in Piccole crepe, grossi guai, c'è il cortile di Non drammatizziamo... è solo questione di corna, ci sono gli uomini nascosti in cantina e quelli che giocano con i plastici urbani, ci sono le donne con un'idea fissa e quelle che si rifugiano nella malattia, c'è un desiderio di vita e un altro di morte, c'è l'esclusione e l'ultima corsa prima del coprifuoco, c'è ancora Gustave Kervern che si chiama Antoine e Catherine Deneuve che si chiama Mathilde. E all'ombra dell'orso bipolare e anarchico di Kervern si ripara la vicina incrinata della Deneuve, grande dame del cinema francese che scende in cortile, accessibile ed elegantemente 'immemore' della sua autorevolezza.

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Bello, profondamente fatalmente umano

domenica 26 luglio 2015 di Antonello Chichiricco

Antoine abbandona la musica, traversa il palco come in trance, trascinando il suo trolley, ignorando tutto e tutti per andare... De-motivato, de-presso, de-pistato, de...tutto,  trascina se stesso verso una rinascita a cui è il primo a restare indifferente.  La tipa del collocamento gli propone un lavoro da portiere in un piccolo condominio, ma se gli avesse offerto un impiego da commesso, da benzinaio o da badante sarebbe stato lo stesso. continua »

* * * - -

L'incontro tra due individui soli

lunedì 27 ottobre 2014 di Flyanto

 Film in cui si racconta di un cantante rock di locali notturni, ormai sfinito per il troppo abuso di alcool e droga, il quale decide di abbandonare la sua attività e trovarsi un' altra occupazione al fine di potersi mantenere. Tramite un'agenzia di collocamento egli riesce a trovare un posto come portinaio in uno stabile dove tutto sommato riuscirà a svolgere le proprie mansioni alla meno peggio. Verrà anche a contatto con un'anziana inquilina dello stabile, continua »

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Mal di vivere e foie gras

martedì 4 novembre 2014 di veritasxxx

Pierre Salvadori dirige un cast di tutto rispetto in una Parigi anonima dove anime inquiete e in pieno default esistenziale cercano il bandolo della matassa per condurre un'esistenza serena, seppur con scarsi risultati. Antoine (Gustave Kervern) è un musicista che in un momento di sbandamento lascia chitarra ed affetti e si ritrova a fare il portiere di condominio in un piano terra che dà su un ridanciano cortile interno (la "cour" menzionata nel titolo orginale appunto, continua »

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DVD | Piccole crepe, grossi guai

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VIDEO | Un film di Pierre Salvadori con Catherine Deneuve e Gustave Kervern.

Il trailer italiano

mercoledì 1 ottobre 2014 - a cura della redazione

Piccole crepe, grossi guai, il trailer italiano Antoine (Gustave Kervern) è un musicista. Ha passato i quaranta quando decide bruscamente di porre fine alla sua carriera. Dopo aver vagabondato per qualche giorno, trova lavoro come portiere. Mathilde (Catherine Deneuve) abita nel vecchio palazzo a est di Parigi, dove ha trovato lavoro Antoine. È una donna giovane già in pensione, generosa e impegnata, che divide il suo tempo tra le sue attività associative e la vita del condominio. Una sera, Mathilde scopre un'inquietante crepa nel muro del suo salotto.

   

Se la Deneuve finisce in una gabbia di matti

di Fabio Ferzetti Il Messaggero

E' un problema mondiale. La vita fa sempre meno ridere, (ergo) la domanda di commedia è alle stelle. Di qui l'esigenza dei migliori: fare commedie senza perdere l'anima. Piccole crepe, grossi guai (già Dans la cour, Nel cortile) raccoglie la sfida riunendo un pugno di "scoppiati" in un condominio medio borghese parigino. Kervern (uno dei due geniali registi di Louise Michel) è il nuovo portiere, depresso e cocainomane. Deneuve una signora un po' tocca, anzi del tutto. Intorno pulsa un microcosmo buffo e inquietante, ladri di biciclette, maniaci compulsivi, senzatetto russi, ciechi cui leggere libri e giornali. »

Deneuve è giù dal piedistallo

di Alessandra Levantesi La Stampa

È in base all'intuizione di Mathilde (Catherine Deneuve), vivace signora impegnata in attività solidali, che Antoine (Gustave Kervern), ex musicista immerso in uno stato di autodistruttiva abulia, viene assunto come portiere. Bizzarra scelta che si dimostra giusta. Con la sua mite tolleranza, l'uomo diventa una sorta di ideale catalizzatore dei problemi dei condomini. E, a sorpresa, è proprio Mathilde a rivelarsi la più bisognosa di sostegno quando d'un tratto comincia a essere ossessionata da una crepa sul muro di casa. »

di Anna Maria Pasetti Il Fatto Quotidiano

In un cortile del parigino Marais l'universo può trovare degna abitazione, purché ad animarlo sia un sensibile cineasta come Pierre Salvadori, per antonomasia uno dei "registi degli attori" del cinema francese d'oggi. E non a caso questo suo Dans la cour (titolo originale) l'ha fatto pensando e dedicandolo a madame Catherine Deneuve, qui in splendida forma nel ruolo della bipolare Mathilde, trasognante pensionata ancora giovane, che s'allea al nuovo custode Antoine (un magnifico Gustave Kevern), parecchio depresso ma nel tentativo di rifarsi una vita. »

La Deneuve arranca in cortile

di Massimo Bertarelli Il Giornale

Bislacca commediola, che gira a vuoto in un cortile parigino. Il depresso musicista Antoine s'improvvisa custode in un condominio, dove fa amicizia con la pensionata Mathilde, angustiata dalle crepe del soggiorno. Risate? Zero. Sbadigli? A volontà. Povera Deneuve, chi glie l'ha fatto fare? Il patibolo è poco per il traduttore del titolo (l'originale è «Dans le cour»). da Il Giornale, 17 ottobre 2014 »

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